CURARE LA SANITA'

Abruzzo. Sanità da svecchiare e potenziare: si attendono segnali dalla nuova giunta

La nuova amministrazione regionale porterà anche un cambio radicale di impostazione?

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Abruzzo. Sanità da svecchiare e potenziare: si attendono segnali dalla nuova giunta

Ospedale di Chieti


CHIETI. Il presidente Luciano D’Alfonso è atteso oggi all’ospedale SS. Annunziata di Chieti, dove continua la sua visita agli ospedali più grandi per «ascoltare criticità e richieste» dall’interno del pianeta sanità. Ed in effetti l’ospedale di Chieti rappresenta ed esemplifica lo stato dell’arte della sanità abruzzese che qui si presenta come un nobile decaduto, con segni di antica efficienza nascosti in una struttura ormai superata e con qualche problema costruttivo, oltre che con ampi spazi vuoti a fronte di reparti con le barelle in corridoio.
Senza dire del nuovo edificio della Cardiochirurgia, costato 50 miliardi delle vecchie lire e pronto da due anni, ma non ancora aperto e che è il simbolo della miopia politica di chi, invece di potenziare le eccellenze presenti sul territorio, le ha osteggiate, senza valutare i riflessi negativi sulla mobilità passiva, che è stata la palla al piede della gestione Chiodi.
Su questo aspetto, ormai noto e definito, si dovranno muovere D’Alfonso e l’assessore Silvio Paolucci per tentare di abbattere il costo di 67.974.298 euro, che sono la differenza tra i 102 mln circa pagati da cittadini delle altre regioni che sono venuti a curarsi in Abruzzo ed i circa 170 mln spesi dagli abruzzesi in Lombardia, Lazio, Emilia Romagna, Marche ed altre zone d’Italia.
 Tanto costa infatti la mobilità passiva, secondo i dati riportati dal Sole 24 ore (che pubblica il report del Ministero), ma in realtà già noti ed oggetto di polemica nella recente campagna elettorale ed anche prima.

In effetti la gestione commissariale ed il centrodestra hanno sempre tentato di minimizzare questo dato, soffermandosi più sulla necessità dei tagli e sul pareggio di bilancio e sfornando a raffica – mutuandole dal linguaggio tecnico – sigle che coprivano il vuoto dei contenuti sanitari: vedi le Uccp (unità complesse di cure primarie), i Pta (presidio territoriale di assistenza, con dentro il Pua, punto unico di accesso, il Ppi, punto di primo intervento, l’Adi, assistenza domiciliare integrata) e  altre sigle.
Comunque, a quanto filtra sui dati del 2012 e come riconosce anche il centrosinistra, la mobilità passiva è prevista in diminuzione per il 2012, ma non si sa se per un trend invertito o se per la diminuzione delle prestazioni in sanità.
Fatto sta che la cifra è molto alta e tolta una parte che è del tutto ineliminabile (i viaggi della speranza nelle regioni confinanti o verso centri di eccellenza nazionali non presenti in Abruzzo), resta il fatto che la nuova Giunta dovrà effettuare una serie di scelte di politica sanitaria per favorire le capacità attrattive della sanità abruzzese. Tocca alla nuova gestione D’Alfonso-Paolucci invertire la tendenza della mobilità, perché meno si lavora negli ospedali pubblici e nelle cliniche private, meno sono gli abruzzesi (medici, infermieri, amministrativi) occupati in sanità, senza dire del costo sociale che le famiglie sono costrette a pagare quando un parente “emigra” per curarsi.
 Si tratta cioè di riparare all’errore del commissario, quando penalizzò inutilmente le cliniche private, alle quali in un primo momento aveva assicurato di far recuperare il budget tagliato con il lavoro sulla mobilità passiva.

Le cliniche avevano, infatti, chiesto di operare sui Drg, cioè sulle prestazioni (ricoveri e interventi) che gli abruzzesi effettuavano fuori Regione. Proprio il mancato rispetto di questo accordo-promessa è stata forse la causa del raffreddamento dei rapporti tra le cliniche ed il commissario Chiodi, in un crescendo di contrapposizioni che hanno spinto all’opposizione gli operatori privati della sanità.
Ed ora D’Alfonso dovrà recuperare “lo spazio perduto”, per mettere riparo all’emorragia della mobilità passiva, per la quale dovrà agire anche sul potenziamento degli ospedali pubblici.
Che senso politico ha pagare agli altri quello che si può pagare in Abruzzo e facendo lavorare gli abruzzesi? E che senso ha soffocare le eccellenze della sanità pubblica o non farle decollare, se poi questo si riflette negativamente sia sulla mobilità passiva che su quella attiva?
Infine c’è un nuovo rischio per la sanità abruzzese: adesso sarà possibile curarsi anche in Europa. Altra mobilità passiva in arrivo? Allora la sfida per la nuova sanità, al di là dei fatti organizzativi, è proprio questa: smetterla di giocare con le sigle (ospedale Hub o Spoke, Uccp, Pta, Case della salute) e andare alla sostanza del diritto ad essere curato, senza troppe guerre di campanile, come sta avvenendo per i Punti nascita. Oggi servono qualità spinta delle prestazioni, più attrezzature d’avanguardia, specializzazione del personale medico e paramedico (che ci stanno a fare due facoltà di medicina?), concorrenza ospedali-cliniche e abruzzesi soddisfatti.

Sebastiano Calella