GESTIONE IDRICA

Rimborsi depurazione, «la Sasi deve pagare entro fine settembre»

«La società non ha mai comunicato le intenzioni di restituire i soldi ricevuti indebitamente»

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Rimborsi depurazione, «la Sasi deve pagare entro fine settembre»




LANCIANO. Il commissario straordinario alla spending review, Carlo Cottarelli, nei giorni scorsi ha pubblicato uno screening sui bilanci 2012 di società pubbliche italiane, con partecipazioni degli Enti Locali, con conti in rosso e redditività sotto lo zero.

Un centinaio quelle abruzzesi passate al setaccio, trenta vengono sonoramente bocciate per i conti in rosso e tra queste c'è la S.a.s.i. S.p.a. di Lanciano con -366 mila euro
«Con sei astenuti e nessun voto contrario», ricorda il consigliere comunale di Gessopalena Tullio Bozzi, «l’assemblea dei sindaci S.a.s.i. approvò il bilancio 2013 chiudendo in attivo dopo anni di criticità e ottenendo ancora una volta la certificazione della Ernst & Young.
Bozzi oggi ricorda anche il commento del presidente della Società, Domenico Scutti, “per la prima volta il bilancio è in attivo”.
«Mi auguro che sia così», sostiene il consigliere comunale, «e che il bilancio resti in attivo anche per il 2014 alla luce delle ultime assunzioni e delle promozioni di dipendenti; ma, soprattutto, se nei bilanci 2012 e 2013 sono state previste le quote di depurazione che, la società di gestione idrica di 92 comuni della provincia di Chieti, deve rimborsare agli utenti che ne hanno fatto richiesta».

Tutto ha inizio con la sentenza della Corte Costituzionale n° 335/2008, pubblicata ad ottobre del 2008, che ha dichiarato l’incostituzionalità delle norme di legge che prevedevano l’obbligo degli utenti del servizio idrico di pagare i canoni di depurazione anche in assenza del servizio di depurazione delle acque ed ha stabilito che i canoni di depurazione devono essere pagati dagli utenti del servizio idrico solo come corrispettivo dell’effettiva esistenza del servizio di depurazione.
Con questa sentenza la Corte Costituzionale accerta e dichiara che non è dovuta, con effetto retroattivo, la quota di tariffa riferita al servizio di depurazione di acque reflue da parte di quegli utenti che non usufruiscano o non abbiano usufruito del servizio in quanto il sistema fognario è sprovvisto di impianti centralizzati di depurazione o in quanto questi siano temporaneamente inattivi.
Il termine di prescrizione del diritto al rimborso è quinquennale, pertanto il rimborso della tariffa di depurazione spetta per il periodo che intercorre dal 15.10.2003 e fino al 15.10.2008. «La S.a.s.i», denuncia Bozzi, «continuava ad imporre la quota di depurazione, come se la Corte Costituzionale non avesse sentenziato nulla, anche negli anni 2009 e 2010, quindi, le annualità da rimborsare sono sette.

La società di gestione idrica non ha mai comunicato le intenzioni di rimborso né ha rimborsato mai, avendo potuto scegliere, come da disposto ministeriale, a rate, a recupero sul consumo oppure in soluzione unica. Il rimborso deve essere pari al corrispettivo pagato dall’utente e degli interessi maturati calcolati, ai sensi dell’art. 2033 del Codice Civile. La restituzione», conclude Bozzi, «dovrà avvenire ormai in unica soluzione per alcune centinaia di migliaia di euro e con costi maggiori per la S.a.s.i dovuti agli interessi calcolati dal 2003 al 2014, entro il 30 settembre 2014, termine ultimo previsto dall'apposito Decreto per la liquidazione.