GLI EFFETTI

Inquinamento Bussi: a breve i dati sugli effetti dei veleni sulla salute umana

D’Alfonso obbliga le Asl a tirare fuori i dati che tracceranno per la prima volta un quadro ufficiale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

5002

Inquinamento Bussi: a breve i dati sugli effetti dei veleni sulla salute umana




ABRUZZO. Non che i dati non ci siano. Non che sia estremamente difficile averli. Non che non si abbiano le competenze per elaborarli e leggerli. E’ solo che finora dallo scandalo del 2007 nessuno aveva mai divulgato tali informazioni attinte direttamente alle Asl (cioè in casa propria e alla fonte primaria).
Qualche mese fa, tuttavia, si parlò di un dossier analitico basati sui ricoveri ospedalieri, che l’ex presidente della Regione Gianni Chiodi decise di tenere segreto perché «parziale». Venne analizzata l’incidenza dei tumori in determinati comuni.

Emerse che in 14 il numero dei casi di cancro era superiore alla media (area metropolitana di Pescara Montesilvano, Spoltore, Pescara, Francavilla al Mare), comune di L'Aquila, Marsica (Capistrello, Trasacco, Avezzano, San Benedetto dei Marsi, Celano, Cerchio, Aielli e Bussi/Popoli).
Oggi D’Alfonso chiede di avere tutte quelle informazioni che riguardano ricoveri e patologie all’esame delle strutture pubbliche e convenzionate per svelare le reali conseguenze che l’inquinamento di Bussi ha provocato almeno in mezzo secolo di contaminazione e di distribuzione dell’acqua attinta dai pozzi San’Angelo negli ultimi 20.

Dopo gli annunci dei giorni sorsi è partita la lettera dettagliata già recapitata ai manager Asl e della Agenzia sanitaria firmata Luciano D’Alfonso che intima in tempi strettissimi di relazionare e fornire queste informazioni. L’ex governatore Gianni Chiodi ha fatto sapere che è stato lui il primo a richiedere i dati al Ministero che però non ha ancora risposto (e probabilmente avrebbe dovuto richiederli alle… Asl)
Dalla fotografia che emergerà si potranno poi capire molte cose e verificare se effettivamente in certe zone vi è stato un sensibile aumento di patologie compatibili con l’inquinamento della Montedison. Una verifica che potrebbe essere anche molto utile al processo in corso che potrebbe beneficiare di documentazione fondamentale sulla quale basare la richiesta di risarcimento danni alla quale la Regione guarda ora con attenzione. Le richieste avanzate sono di diverse centinaia di milioni di euro (circa 800milioni) ma condizionati ovviamente ad una sentenza che certifichi la colpevolezza (cioè reati penali) e che passi in giudicato. Inoltre la successiva partita si giocherà proprio sulla determinazione dell’eventuale risarcimento che deve basarsi necessariamente su prove concrete. 

Come orami ci ha abituati, il neo governatore usa toni decisi e ultimativi e giudica la mancanza di tali informazioni «ancora più grave se si considera che gli inquinanti, attraverso gli attingimenti effettuati per anni dai pozzi S. Angelo, ubicati in comune di Castiglione a Casauria, sono stati immessi nella conduttura principale delle acque pure provenienti dalle sorgenti del Giardino e, ancorché in forma diluita, hanno interessato le acque destinate al consumo umano per circa 700 mila persone».
Nella lettera ai manager D’Alfonso non lesina stoccate per gli amministratori che lo hanno preceduto perché «l’Abruzzo non è rientrato nel Progetto SENTIERI, condotto e finanziato nell’Ambito del Programma Strategico Ambiente e Salute dal Ministero della Salute ed attuato dall’Istituto Superiore di Sanità. Tale progetto ha riguardato la “Sorveglianza epidemiologica di popolazioni residenti in siti contaminati” ed ha costituito lo Studio Epidemiologico Nazionale dei Territori e degli Insediamenti Esposti a Rischio da Inquinamento, attraverso l’analisi della mortalità delle popolazioni residenti in prossimità di una serie di grandi centri industriali attivi o dismessi, o di aree oggetto di smaltimento di rifiuti industriali e/o pericolosi, che presentano un quadro di contaminazione ambientale e di rischio sanitario tale da avere determinato il riconoscimento di “siti di interesse nazionale per le bonifiche” (SIN)».

Al momento agli atti del processo davanti la Corte d’Assise di Chieti è stato prodotta una relazione dell'Istituto Superiore di Sanità di 70 pagine che i consulenti tecnici dell'Avvocatura dello Stato Pietro Comba, Ivano Iavarone, Mirko Baghino e Enrico Veschetti hanno redatto sulle acque contaminate da veleni tossici nel Pescarese. Nella relazione si legge che «la qualità dell'acqua è stata indiscutibilmente significativamente e persistentemente compromessa» e che il guasto è avvenuto «per effetto dello svolgersi di attività industriali di straordinario impatto ambientale in aree ad alto rischio per la falda acquifera e per le azioni incontrollate di sversamento».
Spiega il documento che «la mancanza di qualsiasi informazione relativa alla contaminazione delle acque con una molteplicità di sostanze pericolose e tossiche, solo una parte delle quali potrà essere tardivamente e discontinuamente oggetto di rilevazione nelle acque, ha pregiudicato la possibilità di effettuare nel tempo trattamenti adeguati alla rimozione delle stesse sostanze».
E poi ancora si parla chiaramente di «significativo rischio in essere» e di mancata comunicazione ai consumatori «che pertanto non sono stati in condizioni di conoscere la situazione ed effettuare scelte consapevoli» e che ci sono quindi «incontrovertibili elementi oggettivi coerenti e convergenti nel configurare un pericolo significativo e continuato per la salute della popolazione esposta agli inquinanti attraverso il consumo e l'utilizzo delle acque».

ECCO COSA CHIEDE D’ALFONSO AI MANAGER
Profili epidemiologici su base annuale (a partire dall’anno 2000) di:
1) Mortalità per cause e gruppi di età, a livello regionale e per aree, secondo raggruppamenti e/o stratificazioni che permettano di confrontare in modo appropriato le “aree a rischio” corrispondenti al sito Bussi con altre con caratteristiche geografiche e popolazionali che fungano da “controlli”;
2) Atlante annuale di morbilità complessiva e per patologie “indice”, opportunatamente stratificate per sesso ed età, sulla base dei dati ottenuti con il linkage dei data-base amministrativi delle SDO, delle prescrizioni farmaceutiche (opportunatamente analizzate con software e criteri statistici validati) e di altri archivi rilevanti per i singoli problemi (es. esenzione ticket);
3) Coorti comparative (integrando prospetticamente, a partire dall’anno 2000, le fonti 1 e 2) delle popolazioni appartenenti alle “aree a rischio” sopra indicate e di popolazioni di controllo per mettere in migliore evidenza l’andamento nel tempo dello stato di salute/malattia specificamente di sottogruppi particolarmente esposti e/o sensibili e la loro variabilità in coincidenza o come conseguenza di modificazioni socioeconomiche e ambientali;
4) Valutazione critica della disponibilità o meno di dati riguardanti incidenza e tipologie di malformazioni congenite e/o di morbi-mortalità pre-perinatale;
5) Rapporti periodici sulla disponibilità-valutazione di dati pubblicati o riservati-rilevanti per il problema Bussi, commissionati a, e/o prodotti da, attori/fonti/enti extra-regione (es. ISS).