IL PUNTO

Sanità Abruzzo, «chiudere i Punti nascita insicuri e investire nella sicurezza»

L’intervento di Quirino Di Nisio, associazione ostetrici e ginecologi

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Sanità Abruzzo, «chiudere i Punti nascita insicuri e investire nella sicurezza»




ABRUZZO. Il dibattito sulla chiusura dei Punti nascita e/o sul loro numero non è solo questione di parti più o meno sotto la soglia di 500/anno. Il problema va affrontato da un’altra angolazione: il parto non è una malattia, ma un fatto naturale che improvvisamente può diventare patologico per la madre e per il bambino. Per questo i requisiti indispensabili per la sicurezza della sala parto e per l’assistenza del neonato sono la competenza, l’esperienza del personale, le attrezzature tecnologicamente adeguate e moderne, la possibilità di intervento rapido e risolutivo ed un’organizzazione efficiente e sicura.
Parola di Quirino Di Nisio, segretario regionale dell’Aogoi (associazione ostetrici e ginecologi italiani) che interviene nel dibattito riportando quelle che sono le linee guida sui Punti nascita condivise a livello nazionale. In poche parole torna il concetto del parto in sicurezza, che non è il parto sotto casa o nell’ospedale più vicino, ma quello che avviene in condizioni di tranquillità per la madre e soprattutto per il bambino e che può essere assicurato solo dove ci sono attrezzature e numero di parti sufficientemente alto. Altrimenti si torna ai rischi del parto in casa, ai numeri troppo alti della mortalità infantile e da parto (come peraltro ha denunciato recentemente il professor Francesco Chiarelli, pediatra universitario), insomma al medioevo sanitario. Quindi – continua il dottor Di Nisio - «il numero di 500 parti/anno è lo standard minimo per cure perinatali qualitativamente accettabili e se la Regione Abruzzo dovesse ritenere di attivare punti nascita con numeri inferiori a 500/anno bisogna avere la consapevolezza che questa decisione è al di fuori di qualsiasi linea guida e di qualsiasi standard nazionale ed internazionale ed aumenta il rischio clinico per ogni singolo evento parto in maniera esponenziale e clinicamente inaccettabile. E nessuna madre dovrebbe desiderare per se stessa o per il nascituro condizioni di rischio clinico o ambienti potenzialmente pericolosi, con personale poco esperto. Al contrario dovrebbe preferire efficienza, sicurezza ed affidabilità».

Parole chiare e difficilmente contestabili, che però si scontrano con le resistenze dei politici e degli amministratori locali che da anni si battono contro la chiusura dei punti nascita che non hanno questi requisiti di sicurezza e che con la loro opposizione hanno di fatto impedito la conclusione della riorganizzazione di questa rete sicura in Abruzzo.
E’ stata bloccata anche l’ultima proposta del sub commissario Giuseppe Zuccatelli che aveva cercato di mediare tra le conclusioni della commissione di esperti regionali e le esigenze del territorio (Zuccatelli aveva aggiunto l’ospedale di Sulmona per evidenti problemi di viabilità di quella zona di montagna, all’elenco predisposto di 8 centri da tenere aperti: Chieti, Pescara, L’Aquila, Teramo, Teramo 2 (Atri e Giulianova, Lanciano, Vasto, Avezzano) e così il nuovo assessore Silvio Paolucci si è trovato di fronte al diktat del Tavolo romano di monitoraggio che ha imposto una rapida adozione dei provvedimenti di rivisitazione dei Punti nascita abruzzesi.
Apriti cielo: sono ripartite le polemiche “Ortona non si chiude”, “Penne non si tocca” e così via. Parole vuote, soprattutto da parte di chi vuole il “salvataggio” di questo o quel Punto nascita, ma non ha fatto nulla per dotarlo di attrezzature o di personale adeguato tanto da renderlo inattaccabile da possibili tagli, nonostante che questo progetto del parto in sicurezza risalga in Abruzzo agli inizi del 2012 (sub commissario Giovanna Baraldi).

Anche allora ci furono reazioni politiche con minacce di barricate, ma le cose sono rimaste come erano, salvo tornare di nuovo oggi a gonfiare le guance senza però validi argomenti alternativi.

IL PIANO FAZIO
In realtà, ricorda il dottor Di Nisio, gli addetti ai lavori (come Filippo Gianfelice, segretario regionale Anaao-Assomed, il già citato Chiarelli, e Valerio Flacco, presidente abruzzese della Società Italiana di Pediatria), si sono espressi ricordando che sin dal gennaio 2011 è legge l’accordo Stato-Regioni, conosciuto come “Piano Fazio”, sulle “Linee di indirizzo per la promozione ed il miglioramento della qualità, della sicurezza e dell’appropriatezza degli interventi assistenziali nel percorso nascita e per la riduzione del taglio cesareo”. Ma su questa legge l’Abruzzo è inadempiente.
In sostanza il Paino Fazio elenca tutta una serie di requisiti che debbono essere presenti nei Punti nascita moderni, dalle sale parto alla neonatologia ai trasporti neonatali, al personale addetto ed alla sua formazione. «Nei tribunali della regione c’è un fiorente contenzioso, con richieste di risarcimento fino a dieci milioni di euro, sui bimbi che quotidianamente incontriamo sulle sedie per paralitici, affetti dalle manifestazioni neurologiche della ‘paralisi cerebrale’, da sospetta asfissia intra-partum – segnala Di Nisio – e coloro che discutono di punti nascita senza requisiti di legge è bene che si rendano conto della responsabilità connessa all’evento parto e partecipino ad una seria, efficiente e credibile organizzazione sanitaria, aggiornata alle conoscenze scientifiche attuali (non a quelle dell’inizio del novecento), con adeguati mezzi tecnici e personale esperto, che sia in grado di effettuare prima la diagnosi, poi la terapia di condizioni cliniche spesso altamente rischiose».

Infatti in Abruzzo nessun blocco parto contiene una sala operatoria, una assoluta minoranza di ospedali presenta sale operatorie sullo stesso piano della sala parto (es. Teramo), in tre ospedali a numerosità maggiore di parti (Chieti, Pescara, L’Aquila) le sale operatorie sono dislocate a svariati piani di distanza dalla sala parto, il che rende assolutamente insicuro l’evento parto, mentre si continua ad operare in diversi ospedali senza la presenza della guardia medica interna H24 ed in regime di reperibilità.” Insomma invece di fare le barricate contro la chiusura dei Punti nascita insicuri, «servono investimenti per garantire sicurezza ed efficienza alla madre ed al bambino – conclude il dotto Di Nisio - avvicinando l’Abruzzo agli standards delle regioni italiane “virtuose” (in Europa gli standard in discussione sono consolidati da decenni ed il dibattito che si sta sviluppando attualmente susciterebbe solo ilarità e sospetto). Si tratta di piccole cifre di fronte a roboanti programmi di ristrutturazione edilizia, ma molto più importanti per la vita e la soddisfazione delle persone, necessarie per implementare competenze, affidabilità, organizzazione e formazione».

Sebastiano Calella

«IMPEGNATI PER IL MIGLIORAMENTO CONTINUO»

In riferimento alle dichiarazioni di Di Nisio,  i due professori Francesco Chiarelli e Flavia Petrini che condividono pienamente i riferimenti alla necessità di rivedere l’organizzazione dei Punti nascita nella regione Abruzzo, spiegano: «Sugli standard citati dagli articoli per i punti ‘4 – Sala Operatoria sempre pronta e disponibile h24 per le emergenze nel Blocco Travaglio/Parto’ e 7 ‘Attivazione Parto-Analgesia’, la Asl Lanciano Vasto Chieti ha da tempo intrapreso un percorso che garantisce l’immediata disponibilità di tale sala operatoria per 24 ore al giorno, offrendo un servizio di parto-analgesia per 24 ore al giorno a isorisorse. Tale servizio è stato attivato nel 2013 a Chieti e ha previsto la formazione di tutti gli Anestesisti e Rianimatori dell’Azienda sanitaria locale. Il Dipartimento Materno-Infantile e il Coordinamento Strutturale di Medicina Perioperatoria, Terapia del Dolore, Emergenze Intraospedaliere e Terapia Intensiva della Asl Lanciano Vasto Chieti (diretti dai sottoscritti) sono impegnati attivamente nel miglioramento continuo delle attività che consentano di garantire il massimo della sicurezza nei punti nascita della Asl».