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Sanità Abruzzo, ospedali ridotti e reparti cancellati nel decreto Lorenzin

Gli standard massimi e minimi penalizzano la regione

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Sanità Abruzzo, ospedali ridotti e reparti cancellati nel decreto Lorenzin

Ministro Lorenzin




ABRUZZO. «L’individuazione delle strutture di degenza e dei servizi che costituiranno la rete assistenziale ospedaliera deve essere pertanto effettuata in rapporto ai bacini di utenza, come di seguito indicati».
Questa frase apparentemente innocua del decreto Lorenzin è forse il cuore della prevista e non tanto futura (i tempi indicati sono infatti strettissimi) riorganizzazione della rete ospedaliera abruzzese.
Infatti nel decreto c’è uno specchietto che indica (in milioni di abitanti) gli standard minimi e massimi delle strutture per ogni singola disciplina.
Esempio: la Cardiochirurgia infantile (peraltro non prevista in Abruzzo) dovrà avere un bacino di utenza massimo di 6 milioni e minimo di 4. Insomma i reparti ospedalieri potranno essere attivati solo in presenza di un congruo numero di abitanti, il che di fatto penalizza le Regioni con pochi residenti e desertifica del tutto le altre come il Molise, che a questo punto rischia di avere ospedali con pochissime specialità.
E non sta tanto meglio l’Abruzzo che si attesta sul milione e 300 mila abitanti e che con questi standard potrà avere al massimo una Cardiochirurgia o due (bacino previsto max 1,2 mln, minimo 600 mila abitanti). Ma scorrendo la tabella degli standard minimi e massimi si scoprono altre sorprese: ci potranno essere una sola Neonatologia (o forse due) ed una sola Terapia intensiva neonatale (al massimo due) perché per entrambe serve un bacino di utenti max 1,2 mln - minimo 0,6, il tutto mentre la politica abruzzese litiga sulla chiusura dei punti nascita, per i quali questi reparti sono indispensabili.
Il che ribadisce l’arretratezza del dibattito politico localistico dove per motivi clientelari e di immagine si difende questo o quell’ospedale e si perde di vista il quadro di riferimento nazionale complessivo. 

Un pò come è capitato alla direzione regionale della salute, dove per logiche interne la programmazione sanitaria è stata trascurata, tanto che uno dei pochi funzionari in grado di governarla è stato allontanato con un pretesto burocratico. E dove furono trascurate queste tabelle anticipate dal sub commissario Baraldi al momento dei tagli dei primariati doppione.
Scorrendo ancora l’elenco, queste in ordine alfabetico alcune sorprese per Abruzzo che attualmente ha in funzione molti più reparti di quanti ne potrà avere (tra parentesi i bacini massimi e minimi di utenti in milioni di abitanti): Chirurgia maxillo-facciale e Chirurgia plastica (per entrambe serve un bacino di utenza da 2 mln con minimo di 1), Chirurgia toracica (max 1,5 - min 0,8), Ematologia (1,2 – 0,6), Geriatria (0,8 – 0,4), Malattie infettive (1,2 – 0,6), Neurochirurgia (1,2 – 0,6), Dermatologia (1,2 – 0,6), Gastroenterologia (0,8 – 0,4), Pneumologia (0,8 – 0,4) Reumatologia (1,2 – 0,6) e così via.
Come dire che siccome si nasce in Abruzzo, il diritto alla salute è funzione del numero degli abitanti. E la presenza degli ospedali sul territorio sarà limitata a poche, modeste strutture. Bisogna perciò prepararsi agli accorpamenti ed alle cancellazioni, altro che difesa dei piccoli ospedali.

Sebastiano Calella