LA REPLICA

Appalti Ater Chieti. Di Stefano: «accuse false per screditare antagonista politico»

L’onorevole di Forza Italia contro Ernesto Marasco che lo accusa

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Fabrizio Di Stefano

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CHIETI. Accuse false e più ancora pericolose per il dirigente dell’Ater Ernesto Marasco.
E’ in sintesi questa la risposta di Fabrizio Di Stefano tirato in ballo dalle parole messe a verbale a luglio 2013 dal dirigente dell’Ater arrestato un anno fa che in sostanza ai pm di Pescara e Chieti ha detto che se è vero che appalti e incarichi erano pilotati esisteva anche un «livello superiore» e che in sostanza a dare le direttive sarebbe stato proprio Di Stefano.
Lancia e il direttore Recchione avrebbero –secondo quanto verbalizzato da Marasco- incontrato molte volte sia Di Stefano che suoi emissari nei pressi «della chiesa» individuata nella Trinità di Chieti nelle cui vicinanze Di Stefano ha lo studio.
In una breve nota Di Stefano chiarisce che apprende di questa vicenda proprio da PrimaDaNoi.it e bolla senza mezzi termini le accuse come «false e prive di fondamento».
Logica conseguenza la minaccia di eventuali azioni giudiziarie: «di conseguenza ne risponderebbe nelle sedi opportune».
Ma il deputato azzurro (all’epoca senatore del Pdl) sposta subito l’attenzione su quelli che secondo lui sarebbero sviluppi politici che avrebbero animato “l’operazione confessione”.

«Vorrei fare però una sola considerazione», scrive Di Stefano, «l'architetto Marasco, da diversi lustri riveste un incarico apicale nell' Ater di Chieti, ed è stato a lungo dirigente del Partito Comunista Italiano e segretario cittadino nello stesso, in una delle sue evoluzioni, avrebbe dichiarato su suggerimento del suo legale, l' avvocato Femminella dello Studio del mio collega del Pd, l' onorevole Legnini, che avrebbe commesso una serie di illeciti senza riceverne nessun tornaconto personale ma solo per compiacere la mia volontà. Mi sembra oltretutto illogico porsi a tale rischio solo per assecondare chi come me viene da un percorso politico antitetico ai suoi convincimenti ideologici ed al suo partito di riferimento. Questo a riprova, semmai ce ne fosse stato bisogno, della eventuale falsità delle sue dichiarazioni».
In effetti Marasco ha ammesso di essere stato il “braccio operativo” nell’ambito dell’operazione di inquinamento degli appalti e di essere un mero esecutore di ordini superiori (di solito impartiti dall’ex presidente pure arrestato Marcello Lancia) ma gli investigatori hanno comunque accertato almeno una consulenza pagata dall’imprenditore Claudio D’Alessandro che nel frattempo ha confessato di aver pagato tangenti ed ha patteggiato la pena.
L’inchiesta pescarese invece è stata chiusa alcune settimane fa mentre uno stralcio con le dichiarazioni di Marasco è stato inviato alla procura di Chieti dove è ancora aperto un fascicolo.