L'INTERVENTO

Bussi, parla un ex tecnico della Montedison: «così sono andate le cose»

«Clorometani direttamente nelle acque del fiume Pescara per anni ma…»

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Bussi, parla un ex tecnico della Montedison: «così sono andate le cose»




BUSSI. «Ecco come sono andate realmente le cose».
La ricostruzione è di Pasquale Antonucci, tecnico di laboratorio della Montedison di Bussi, oggi un «tranquillo pensionato» (così si definisce), «stanco di sentire ricostruzioni parziali o totalmente sbagliate» sulla Montedison di Bussi. Su Facebook gestisce una pagina dal titolo ‘disastro mediatico più grande d’Europa’
Racconta che lui quei veleni di cui tanto si parla li conosce «benissimo», così come conosce la zona, la fabbrica, la storia della fabbrica, le persone incriminate: «ho analizzato per anni le acque del Tirino e del fiume Pescara, mi sono occupato dei depuratori di Pescara, di Chieti, di Montesilvano, di Rimini, di Cesenatico. Tra le altre cose, negli anni '90 ho partecipato per conto della Montedison - con la consulenza di Giovanni Damiani, ex assessore all'Ambiente della regione Abruzzo, direttore tecnico dell'ARTA, responsabile dell'associazione ambientalista "Bussi ci riguarda" - a uno studio sul depuratore di acque reflue di Chieti per il riutilizzo delle acque per fertirrigazione».
Da qui parte il racconto di Antonucci che pubblichiamo integralmente:

Per anni la Montedison ha scaricato clorometani direttamente nelle acque del fiume Pescara. Nulla che fosse vietato: la legge Merli consentiva infatti scarichi fino a 1000 microgrammi/litro. Il vero problema è che, poco più a valle, le acque del fiume Pescara finiscono per mescolarsi con quelle della falda sotterranea dalla quale i pozzi Sant'Angelo traevano l'acqua per gli acquedotti. Ecco perché, analizzando l'acqua dei pozzi, le concentrazioni di contaminanti sono risultate superiori a quelle previste dalla normativa: i limiti di legge previsti per le falde acquifere sono (giustamente) molto più severi e rigidi rispetto a quelli previsti per i normali corsi d'acqua. Ma gli inquinanti di cui tanto si parla provenivano dagli scarichi legali della Montedison, non dalle discariche. I clorometani che contaminavano le falde all'interno del sito industriale avevano origine dall'impianto di produzione che è stato poi chiuso nel 2006. L'inquinamento si è protratto ancora per qualche anno, ma da diverso tempo i clorometani sono spariti dalle acque. Se fossero le discariche a inquinare l’acqua, dovrebbero invece essere presenti ancora oggi in alte concentrazioni.
La portata del collettore di scarico dello stabilimento Montedison era di circa 6500 metri cubi/ora, che fanno 1,8 metri cubi al secondo. Poiché la portata media del Pescara è di 55 metri al secondo, la diluzione degli scarichi nel fiume era di circa 30 volte. Considerando che dagli scarichi Montedison la concentrazione dei clorurati era mediamente di 200/300 microgrammi/litro, la concentrazione nelle acque del fiume poteva approssimativamente fissarsi tra 6,7 e 10 microgrammi/litro. Indovinate un po'? Siamo esattamente negli ordini di grandezza riscontrati nei pozzi Sant'Angelo. Pozzi che, a loro volta, rappresentavano il 20% della portata dell'acquedotto Giardino. In ultima analisi, nell'acquedotto Giardino abbiamo valori di 1,5/2 microgrammi/litro. Qualche valore più alto può essersi verificato per l'aggiunta di ipoclorito alle sorgenti del Giardino. Non sono i valori di acque incontaminate, ma non sono nemmeno i valori di acque avvelenate. Siamo nei limiti, infatti, della potabilità. A mio avviso si tratta di una buona notizia. Ma, spesso, le buone notizie fanno più fatica a propagarsi degli allarmi ingiustificati.

LA CHIUSURA DEI POZZI
La chiusura dei pozzi Sant'Angelo, lo ripeto per l'ennesima volta, è stata sacrosanta. Ma il motivo è diverso da quello che molti continuano a indicare: non abbiamo salvato l'acquedotto dai “veleni” delle discariche Montedison, ma dallo scambio di acque tra il fiume Pescara e la falda. Non sono solo io a scoprire né a inventare questo fenomeno. Esiste un volantino diffuso nel 2007 dall'associazione ambientalista "Bussi ci riguarda" che, tra le altre cose, intimava all'Aca (l'azienda che gestisce gli acquedotti): "Non azzardatevi più a farci bere l'acqua del fiume". Insomma (e sia chiaro: lo dico come provocazione) è stata quasi una "fortuna" trovare i clorometani oltre la soglia in quelle acque. In questo modo, i pozzi Sant'Angelo sono stati finalmente, e giustamente, chiusi. Altrimenti, migliaia di persone si troverebbero ancora nelle condizioni di dover bere l'acqua del fiume. E’ quasi inutile aggiungere che nelle acque del Pescara non ci sono soltanto gli inquinanti rilasciati dalla Montedison. Quelli sono stati trovati semplicemente perché li abbiamo cercati. Pensate però a quello che possono raccogliere Aterno e Sagittario lungo il loro corso. Ecco, tutto questo per anni ha contaminato le falde dei pozzi. E quindi, in piccola misura, l'acqua bevuta da migliaia di abruzzesi. Attenzione: con questo non voglio dire che i nostri fiumi siano delle cloache. Posso assicurarvi, avendoli analizzati a lungo, che sono tra i corsi d'acqua più puliti d'Italia. Ma per quanto limpide siano, non suggerirei mai a nessuno di servire a tavola acqua di fiume.

Mi rendo conto che, di fronte alla mole di dati e ricostruzioni allarmistiche che hanno alimentato in tutti questi anni l'immagine di "bomba ecologica", non tutti siano disposti a credere a questa versione dei fatti. Spesso, è più facile indignarsi che provare a ragionare. Reazione comprensibile, quando si parla della salute delle persone. Ma vi faccio una banale domanda: alzi la mano chi di voi – anche senza competenze in materia, ma affidandosi semplicemente al buon senso - avrebbe realizzato dei pozzi per l'approvvigionamento di un acquedotto a valle di una centenaria fabbrica chimica. Da qui non posso vedervi, ma vi immagino tutti con entrambe le mani abbassate.

Pasquale Antonucci