SANITA'

Ospedali abruzzesi in ritardo sui nuovi requisiti richiesti

D’Alfonso e Paolucci costretti ad altri tagli ed accorpamenti?

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ABRUZZO. Altro che sanità rifondata e rilanciata dal commissariamento. L’Abruzzo arranca nelle retrovie delle graduatorie degli ospedali, almeno stando alla bozza del decreto che il Ministero della salute ha pubblicato a luglio sugli “Standard qualitativi, strutturali, tecnologici e quantitativi dell’assistenza ospedaliera”.
 Secondo il regolamento proposto e di fatto adottato (visto che se ne parla da anni nella Conferenza Stato-Regioni e questa pubblicata a luglio è la bozza definitiva), il sistema ospedaliero prevede tre livelli crescenti di qualità e di operatività: ospedale di base, di 1° livello e di 2° livello. E in Abruzzo non c’è nessun ospedale di 2° livello, cioè il più completo ed attrezzato, ce ne sono alcuni di 1° livello con reparti di media qualità e quasi tutti tendono ad essere solo ospedali di base, cioè il gradino più basso della graduatoria.
 Come dire che gli anni del commissariamento sono serviti al risanamento economico ed organizzativo (ancora incompleto, come ha detto l’ultimo Tavolo di monitoraggio romano), ma sono stati anche anni persi per la programmazione sanitaria e per introdurre le novità che a livello nazionale erano già note e comunque in discussione. E così mentre la politica si è dimostrata molto miope, attardandosi sulla difesa dei piccoli ospedali o dei Punti nascita da chiudere o no, sui primari tagliati, sulle Guardie mediche da sopprimere o sulla territorializzazione dell’assistenza sanitaria con slogan buoni per tutte le stagioni ed anche intercambiabili (oggi il centrodestra ricalca quello che diceva ieri il centrosinistra), questo decreto Lorenzin certifica che la struttura burocratica della sanità regionale sulla programmazione ospedaliera ha lavorato molto male o per nulla.

 In sostanza i funzionari apicali della direzione sanità si sono rivelati molto autoreferenziali, non hanno mai messo il naso fuori dell’Abruzzo per cogliere ed anticipare le novità nazionali che si preparavano e non hanno nemmeno mai “approfittato” - per crescere - della presenza e delle iniziative dei sub commissari distaccati a via Conte di Ruvo (prima Giovanna Baraldi e poi Giuseppe Zuccatelli). Addirittura invece di utilizzare il loro lavoro come una risorsa, la struttura della direzione sanità li ha trasformati in un problema, costringendo prima la Baraldi alle dimissioni e poi isolando Zuccatelli, costretto addirittura a scriversi le delibere da solo.
Tutto questo disinteresse politico ed amministrativo ha soffocato le eccellenze esistenti in sanità ed ha spalmato e disperso le risorse in forma disordinata, il che ha prodotto un sistema ospedaliero che ora fa fatica a posizionarsi secondo i requisiti richiesti.
Intanto c’è il rigido parametro dei posti letto che costringerà D’Alfonso e Paolucci a qualche ulteriore acrobazia – non solo verbale – in caso di possibili, inevitabili tagli: bisogna raggiungere subito il 3,7 per mille, compreso lo 0,7 per la riabilitazione e la lungodegenza post-acuzie, con un tasso di ospedalizzazione del 160 per mille abitanti, di cui il 25% riferito al day hospital. Poi c’è l’organizzazione degli ospedali per complessità ed intensità di cura, con la divisione tra ospedali di base, di 1° e di 2° livello. 

Il primo ha un bacino di utenza tra 80 mila e 150 mila abitanti ed un numero limitato di specialità ad ampia diffusione territoriale: Pronto soccorso (con tanto di letti di osservazione breve), Medicina interna, Chirurgia generale, Ortopedia, Anestesia e servizi di supporto in rete di guardia attiva e/o in regime di pronta disponibilità H24 di Radiologia, Laboratorio e banca del sangue.
 L’ospedale di 1° livello (bacino 150-300 mila abitanti), in aggiunta a questi reparti, dovrà avere anche un Dea (dipartimento emergenza urgenza) di 1° livello, Traumatologia, Ostetricia e Ginecologia (con numero di parti adeguati), Pediatria, Cardiologia con Utic, Neurologia, Psichiatria, Oncologia, Oculistica, Otorino, Urologia, Tac ed Ecografia, ed un’organizzazione per le patologie complesse (traumi, cardiologie e stroke unit per l’ictus).
L’ospedale di 2° livello (bacino 600 mila – 1,2 mln di abitanti) dovrà aggiungere ulteriori specialità e servizi H24: Cardiochirurgia, Chirurgia maxillo facciale e plastica, Endoscopia digestiva ad elevata complessità, Broncoscopia interventistica, Radiologia interventistica, Rianimazione pediatrica e neonatale, Medicina nucleare. Ed in Abruzzo non c’è un ospedale che da solo abbia quello che richiede il 2° livello, il che costringerà ad accorpamenti e razionalizzazioni. Il tutto con lo spettro di una nuova sigla: il Pdt (percorso diagnostico terapeutico) che sarà il filo conduttore dell’assistenza sanitaria dal territorio all’ospedale.

Sebastiano Calella