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La "solettona" di Goio: ecco il progetto per la "bonifica" di Bussi

Forum dell’acqua protesta: «completamente inaccettabile»

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La "solettona" di Goio: ecco il progetto per la "bonifica" di Bussi

Adriano Goio




BUSSI. Discarica di rifiuti non pericolosi sul posto e tombamento dei terreni inquinati con una grossa soletta: questa la “soluzione” immaginata per Bussi dal Commissario governativo Adriano Goio.
La rivela il Forum Acqua che mostra il documento originale stilato da Goio e spedito nei giorni scorsi al Ministero dell’Ambiente, alla Solvey e per conoscenza anche alla Procura di Pescara che ha indagato sulla maxi discarica.
Ma gli ambientalisti ritengono l’ipotesi del commissario Goio «completamente inaccettabile» e si chiedono come sia stato possibile anche solo avanzare tali idee, visto che l'obiettivo dovrebbe essere il totale risanamento delle aree e il corretto utilizzo dei 50 milioni di euro di fondi pubblici disponibili.

LA PROPOSTA DI GOIO
Goio propone di allontanare tutti i rifiuti pericolosi dal sito «per diminuire il rischio residuo e ridurre l’impatto sulla popolazione già duramente messa alla prova dalla situazione ambientale presente». L’idea è anche quella di creare un sito di deposito permanente «per soli rifiuti non pericolosi o inerti».
Contemporaneamente, per la reindustrializzazione del sito, Goio propone di rendere disponibile l’area ex Medavox (già dismessa) interna allo stabilimento Solvay mediante l’intervento congiunto della struttura commissariale e della società privata.
La prima, secondo l’idea di Goio, dovrà occuparsi delle opere di messa in sicurezza permanente dei sottoservizi, mentre il privato penserà «all’impermealizzazione delle stesse aree con il completamento di una soletta in calcestruzzo e l’impermeabilizzazione superficiale».
L’obiettivo finale, sostiene il commissario, sarà «la bonifica delle aree esterne allo stabilimento (discarica ex 2°, 2b e zone limitrofe) e la messa in sicurezza delle aree ex Medavox per renderle disponibili per gli interventi di reindustrializzazione».

LA SOLETTA E I DUBBI
Ma come detto l’ipotesi di intervento non soddisfa gli ambientalisti.
Augusto De Sanctis contestata la “bella” soletta di cemento sopra una parte dei terreni inquinati dell'area industriale: «continueranno con alta probabilità a contaminare l'acqua di falda. Si tratterebbe di un intervento di “prevenzione” secondo il documento, con nessuna bonifica. Sopra si costruirebbe una nuova fabbrica che andrebbe a “tombare” definitivamente questa parte dell'area industriale. E' questo l'intervento tanto atteso dalla popolazione di Bussi e della Valpescara? E' vera reindustrializzazione o si tratta in realtà di un rinvio sine die della bonifica, almeno dei primi metri di terreno, quello più compromesso? Appare del tutto incredibile che a 6 anni dalla perimetrazione del sito nazionale e a 10 dalla “scoperta” dell'inquinamento questa sia la “soluzione” trovata».

IL TRATTAMENTO DEI CANCEROGENI
Dubbi anche sul trattamento dei cancerogeni nelle acque sotterranee: «si fa “a valle”», contestano dal Forum, «dando per scontato che la falda debba continuare ad essere inquinata, visto che non si interverrà per bonificare le fonti di contaminazione nell'area industriale. Questi contaminanti si muovono verso valle fuoriuscendo dal sito. Inoltre, secondo l'ipotesi ventilata dal sindaco di Bussi, questo impianto di pompaggio e trattamento delle acque inquinate (il cosiddetto Taf) sarebbe acquisito dal Comune assieme all'intera area industriale. Un piccolo comune, che tra poco non potrà neanche più comprare le matite autonomamente, dovrebbe garantirne l'attività per decenni dopo che neanche Solvay, una multinazionale della chimica che opera dal 1863, è riuscita a farlo funzionare adeguatamente, con i contaminanti che in parte hanno continuato il loro percorso lungo la valle del Pescara».
Proprio su questo aspetto la Procura di Pescara sta indagando diversi responsabili della Solvay. Il comune di Bussi dovrebbe sovrintendere la gestione di uno dei siti più inquinati del pianeta. Si dismettono società pubbliche, si aliena il demanio ma il Comune di Bussi, in controtendenza, si intesterebbe la proprietà di terreni inquinatissimi con la falda contaminata fino a 120 metri di profondità, comprandoli, anche se a costo zero, da una multinazionale.

LA DISCARICA
Altro capitolo quello della discarica di rifiuti non pericolosi: «ospiterebbe comunque», fa notare De Sanctis, «rifiuti speciali, anche industriali».
Il documento, come detto, prevede che la Solvay progetti e realizzi la mega-discarica per rifiuti speciali non pericolosi da centinaia di migliaia di metri cubi a monte delle attuali discariche 2A e 2B, dove spostare buona parte del materiale.
Secondo il Forum dell’Acqua si continuerebbe a giocare con le definizioni che, ovviamente, non sono conosciute nei dettagli dal grande pubblico.
«Intanto, si tratta di una vera e propria discarica come è chiaramente indicato l'impianto nel documento ufficiale», sottolinea ancora De Sanctis. «Di conseguenza ci andranno dei materiali classificati secondo legge come rifiuti. Il tutto sopra l'acquifero più importante della regione e, probabilmente, dell'intero Appennino, quando anche la gestione di rifiuti speciali non pericolosi comporta seri rischi. Tra l'altro facciamo notare che le discariche 2A e 2B in origine nacquero, ufficialmente e con l'autorizzazione di regione e provincia, proprio per rifiuti non pericolosi Sappiamo tutti come è andata a finire e quale è stata la capacità degli enti di assicurare un controllo della situazione».
Tra l'altro per realizzare questa discarica a Bussi si dovrebbe attivare una laboriosa e lunga procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, a riprova dei rischi che comporta una discarica di questo tipo.
Dal Forum si fa notare anche che in Abruzzo e in Italia esistono decine di discariche per rifiuti speciali non pericolosi già autorizzate e localizzate in siti incomparabilmente meno vulnerabili, dove già ora si potrebbe scaricare il materiale non altamente contaminato assicurando tempi veloci per la bonifica. Come mai non si segue questa strada?

LE MANCANZE
Gli ambientalisti contestano anche il fatto che non ci sia alcuna proposta sulla discarica tossica più grande d'Europa, la Tremonti: «nulla, quando si tratta di un'area prioritaria per la tutela della salute per tutta la valpescara, essendo contigua al fiume».
Così come niente è previsto, leggendo il documento di Goio, sulla riperimetrazione del Sito Nazionale per la Bonifiche per escludere aree non inquinate che pure esistono e sono state segnalate, che potrebbero accogliere le nuove aziende dando la possibilità di intervenire liberamente sopra l'area industriale pesantemente inquinata per bonificarla.
Su questa vicenda si inserisce l'incredibile errore in cui è incappato il Ministro Galletti che, addirittura in Parlamento, ha sostenuto l'inesistenza di richieste di riperimetrazione quando invece il Comune di Bussi l'aveva avanzata nel 2012. Tutti gli enti, compreso il Ministero, l'avevano giudicata positivamente come risulta dal verbale disponibile sul sito dello stesso Ministero dell'Ambiente e conosciuto anche dai volontari del Forum dell’Acqua. Come mai si insiste così tanto a voler insediare aziende su un sito inquinato quando sono già disponibili aree che potrebbero essere svincolate con un semplice atto cartaceo del Ministero?
«Tra l'altro», continua De Sanctis, «tombare una parte del sito industriale toglie anche lavoro perché la bonifica che andrebbe condotta in tali aree comporterebbe l'occupazione di diversi addetti».

IL CONTO CHI LO PAGA?
Ad oggi questi interventi si dovrebbero realizzare in danno di Edison che ha perso il ricorso al TAR di Pescara contro l'ingiunzione del Ministero di togliere i materiali dalla discarica Tremonti e dalle 2A e 2B. Edison ha proposto appello al Consiglio di Stato che deciderà tra quattro mesi.
Ovviamente la costruzione di una discarica sul posto abbatterebbe i costi che, in caso di sconfitta definitiva (subito al Consiglio di Stato o più avanti in sede civile), Edison dovrebbe sostenere. «Il privato se dovesse andare avanti la proposta Goio», fa notare il Forum dell’Acqua, «si troverà nella condizione di dire: ma la “soluzione” l'ha proposta il pubblico e io mi adeguo (e risparmio alcune decine di milioni di euro se non di più!). E' interessante notare le modalità con cui si sta cercando di imporre questa soluzione, svolgendo riunioni come quella del 28 luglio2014 dove non hanno partecipato, da quanto sappiamo neanche invitate, regione Abruzzo e ARTA».

BONIFICA DI BUSSI. Solettona Di Goio