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Sanità, D’Alfonso in ritardo sugli impegni

L’Intersindacale sanitaria ricorda gli accordi pre-elettorali

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Sanità, D’Alfonso in ritardo sugli impegni




ABRUZZO. C’è una recente nota dell’Intersindacale sanitaria che prende spunto dal dibattito sul numero delle Asl da istituire in Abruzzo (due o una al posto delle quattro esistenti) per sottolineare che «parlare di organizzazione va bene, ma forse sarebbe meglio agire subito sulla qualità dell’assistenza attivando prima tutti i Lea per poi passare alla ripartizione territoriale».
Per inciso, secondo l’Isa, in Abruzzo dovrebbe esserci una sola Asl regionale con due Aziende universitarie autonome all’Aquila e Chieti e con il potenziamento dell’Agenzia sanitaria regionale. In realtà la nota è una critica neppure tanto velata alle mancate promesse di incontro del presidente-commissario alla sanità Luciano D’Alfonso, che prima delle elezioni aveva previsto sfracelli ed incontri, ma che non ha risposto nemmeno alla richiesta di confronto inviata dall’Isa il 14 luglio scorso.
In effetti D’Alfonso solo per il suo attivismo è riuscito a presenziare a qualche incontro pubblico, come nei giorni scorsi a Celenza sul Trigno dove i residenti protestano per la chiusura della Guardia medica (sotto la gestione Chiodi) ed hanno ottenuto l’impegno alla creazione in quattro mesi di una Casa della salute (peraltro proposta dall’onorevole Maria Amato), sull’esempio di analoghe iniziative della Toscana e dell’Emilia. Pannicelli caldi, non tanto per l’alto Vastese che merita ben altro e che comunque segna un punto a suo favore con questa promessa su cui D’Alfonso sembra seriamente impegnato tanto da aver già contattato il presidente del confinante Molise. 

Il problema vero è che queste iniziative sul territorio, pur lodevoli, non rappresentano il cambio di passo che tutti aspettano nella sanità abruzzese. Si tratta cioè di una trasformazione ormai obbligata, visto che gli ospedali saranno sempre di più orientati alla cura dei malati acuti mentre il territorio dovrà essere presidiato meglio sia dai medici di base che dalle strutture Asl per fare filtro ed assicurare livelli di assistenza accettabili. E per questa mancanza di iniziative mirate al cambiamento scalpita l’Isa che richiama gli impegni assunti da D’Alfonso in campagna elettorale e che sono rimasti lettera morta, un pò per il periodo estivo ed un pò per le distrazioni della sua segreteria sugli argomenti sanitari. 

Meno critico invece il giudizio sull’assessore Silvio Paolucci, che comunque è stato presente ed attivo nel dibattito agostano sulla sanità e precedentemente nei rapporti con il Tavolo romano di monitoraggio e che sta cercando di affrontare i diktat romani sui Punti nascita da chiudere, sul Piano per l’emergenza urgenza e per la compartecipazione (cioè il ticket) sui ricoveri per la Riabilitazione e nelle strutture per anziani. In sostanza, scrive l’Isa che sollecita un incontro, in questa fase gli addetti ai lavori preferirebbero la riorganizzazione sostanziale dell’assistenza sanitaria e solo dopo la decisione sul numero delle Asl. Sul tappeto ci sono da affrontare le liste di attesa, gli ambiti territoriali dei medici di famiglia e dei pediatri, le Guardie mediche, l’edilizia sanitaria, la rivisitazione del Cup unico da oltre 50 mln, i Progetti obiettivo che spesso sono serviti a fare contratti ai medici o ad acquistare attrezzature invece di pensare ai malati, la semplificazione burocratica e chi più ne ha più ne metta compresa la creazione della Consulta sanitaria regionale. Il tutto sotto la supervisione di un’Agenzia sanitaria regionale potenziata e trasformata nel motore della sanità abruzzese. Insomma molta carne al fuoco. Tocca al “cuoco” D’Alfonso non farla bruciare.

Sebastiano Calella