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Abruzzo, c’è la prima legge regionale targata D’Alfonso

Ma Chiodi sminuisce: «sono promoter del nulla»

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Abruzzo, c’è la prima legge regionale targata D’Alfonso

Luciano D'Alfonso




ABRUZZO. E’ stata promulgata mercoledì scorso la prima legge del governo regionale targato Luciano D’Alfonso.
La battaglia in Consiglio si è tenuta alla vigilia di Ferragosto quando i consiglieri regionali sono rimasti inchiodati alle poltrone per diverse ore. Lontani i ricordi di quando la politica regionale chiudeva bottega per 45 giorni come nella Pasqua del 2010 e finiva anche sulla stampa nazionale. Questa estate esponenti di destra e sinistra con un posto in Consiglio hanno fatto gli straordinari.
Risultato? Il centrosinistra gongola e a tre mesi dalla elezione D’Alfonso può sventolare la sua prima legge, quella della riforma dell'organizzazione amministrativa e del personale della Regione Abruzzo, già ribattezzata “madre di tutte le leggi” dal consigliere regionale di maggioranza Camillo D’Alessandro. Il nuovo scoglio da superare adesso è la riforma dello Statuto regionale che terrà banco nelle prossime settimane.
Tra i punti più contestati della nuova sfida riformista dei democratici c’è l’istituzione di un Sottosegretario alla Presidenza della giunta regionale.
Ma il centrodestra pare pronto a dare battaglia. «Che bisogno c’è», si chiede l’ex presidente del Consiglio Nazario Pagano. «Forse è un espediente inventato per accontentare chi è
rimasto a bordo campo e che avrebbe, questo sì, una sola utilità: produrre
nuovi costi per la Regione».

LE NOVITA’
Il documento ormai divenuto legge è stato stilato al termine di una lunga riunione tra maggioranza e opposizione, alla fine della quale è stato raggiunto un accordo sui punti in discussione.
Si è stabilito il dimezzamento, da 12 a 6, del numero delle direzioni (che d’ora in poi si chiameranno dipartimenti) e dunque dei direttori. Prevista la nomina entro la fine dell’anno del direttore generale che potrà avocare a sé la decisione dove c'è una situazione di stallo. Per lui è previsto un tetto del compenso che non potrà superare il 20 per cento dello stipendio di un direttore regionale. «Abbiamo bisogno - ha spiegato D’Alfonso- di far sì che quello che interessa gli abruzzesi accada in forma certa, celere e efficace. Da qui la figura di un direttore generale unico, il cui fondamento è scritto nella storia del miglior regionalismo lombardo per il quale Dossetti è stato un protagonista primario».

IL COMMISSARIO REALIZZATORE
A capo di ogni dipartimento ci sarà un direttore di vertice. In caso di bisogno arriverà anche il commissario realizzatore, a costo zero per l’ente, nominato in caso d’incapacità di portare a termine un obiettivo in un dato settore con soli poteri di indirizzo e controllo. La definizione del loro ruolo è stata rinviata a un successivo provvedimento di legge. «Esso sarà indissolubilmente legato alla legge obiettivo e, anzi, verrà istituito quando a fine anno approveremo la legge obiettivo», ha specificato D’Alfonso.
E’ stata anche concordata la riduzione del 30 per cento della spesa per il personale di staff.
La nuova legge viene vista di buon grado anche dai sindacati Cgil, Direr, Cisl Fps e Uil Fpl che però avrebbero gradito una maggiore concertazione preventiva. Loro sostengono che le novità introdotte potranno «portare effettivamente un miglioramento delle attività regionali» e concordano sulla necessità di rendere più efficace la macchina burocratica, approvano anche la riduzione dei dirigenti

CHIODI: «PROMOTER DEL NULLA»
Ma se il centrosinistra ha trascorso un ferragosto all’insegna del buonumore («la rivoluzione della pubblica amministrazione non è più un miraggio», ha detto D’Alessandro) per il centrodestra ci sarebbe in realtà «poca sostanza» nella riforma dalfonsiana.
«E' veramente ridicolo spacciare la legge approvata in Consiglio come una riforma della pubblica
amministrazione, anzi come dice D'Alfonso come la riforma "salvifica" del personale», ha sostenuto l’ex presidente della Regione, Gianni Chiodi. «Solo "dei promoter del nulla" possono spacciare questa norma come il cambiamento della filosofia e dell'impostazione culturale di una regione come l'ha definita D'Alfonso o come la rivoluzione della pubblica amministrazione come l'ha definita Camillo D'Alessandro».
Il Movimento 5 Stelle ha rivendicato invece il lavoro per limitare i danni: «una legge partita come interamente discrezionale è diventata, grazie al nostro intervento, maggiormente ispirata a criteri di certezza e trasparenza. Abbiamo scongiurato il pericolo del commissariamento ad acta, discrezionale e completamente dipendente dalla volontà del Presidente».
Si prende il merito di aver corretto il tiro anche l’ex assessore Mauro Di Dalmazio: «la proposta della maggioranza era nebulosa e soprattutto, senza specificazioni di funzioni e finalità, rischiava pertanto di determinare una proliferazione di ruoli non certo funzionali al buon andamento amministrativo bensì con il rischio della creazione di ulteriori posti e ruoli di governo e sottogoverno. Un altro emendamento accolto riguarda la fissazione di un tetto per la remunerazione del direttore generale che non può certo essere esorbitante rispetto al trattamento dei direttori».