LA GRANA ACCADEMICA

UdA, allarme rosso per i dipendenti: «devono restituire 14mln di euro»

Il dg fa il duro, il rettore è assente: prove finali di scontro o di resa?

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Filippo Del Vecchio

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CHIETI. «Restituire subito - ed in una volta sola - 14 mln di salario accessorio percepito negli ultimi 10 anni. E’ tutto illegittimo».
Ieri in forma di ultimatum Filippo Del Vecchio, direttore generale della d’Annunzio lo ha comunicato ai sindacati del personale tecnico-amministrativo ed alla Rsu, convocati per una «riunione della contrattazione decentrata» che però tale non è stata. Si è trattato di una “requisitoria” a tutto campo contro il personale dipendente, colpevole (forse) di aver riscosso stipendi con indennità accessorie non dovute. Insomma l’Ima (indennità mensile di ateneo), le progressioni orizzontali di carriera, i contratti Cel (collaboratori esperti linguistici) sarebbero tutte illegittime e da annullare perché pagate senza l’apposito fondo in bilancio.
Questo almeno secondo la comunicazione del dg che ha approfondito e chiarito ancora più esplicitamente quello che il professor Luigi Capasso – delegato del rettore ai rapporti con il sindacato - aveva anticipato con qualche imbarazzo in apertura dell’incontro.
Infatti il prof  ha aperto la riunione relazionando sugli ultimi sviluppi ministeriali del contenzioso sulle indennità accessorie degli stipendi ed è sembrato avvertire il peso e l’importanza di una comunicazione negativa di questo tipo, che è devastante sul piano dei rapporti interni con il personale a cui però ha spiegato che «l’amministrazione (chi?) è dalla parte dei dipendenti».

«In bilancio da dieci anni manca la copertura di un fondo apposito per il salario accessorio e quindi sia il Mef (Ministero dell’economia e delle finanze) che la Corte dei Conti premono per ricondurre tutto alla legalità – ha rincarato invece Del Vecchio - il che avverrà da subito, non solo con il recupero immediato dei soldi percepiti indebitamente, ma anche sospendendo da agosto il salario accessorio».
Poche e marginali le domande dei sindacalisti che hanno preso tempo per capire la fondatezza di questa posizione, tanto che alla fine della riunione si sono confrontati in una Rsu improvvisata, con un seguito di perplessità per la possibile registrazione audio dell’incontro, che però è vietata dalla legge.
 Non soddisfatto di aver seminato il panico con questo ultimatum tra i dieci sindacalisti presenti alla riunione, il dg poco dopo ha inviato via mail la stessa comunicazione (in quattro pagine) a tutto il personale per spiegare che la «situazione è gravissima e va normalizzata – ha scritto Del Vecchio ai dipendenti – e per ridurre tutto ad equità e giustizia molti altri fatti sono all’esame di legittimità e presto saranno intraprese azioni a tutela dell’interesse pubblico, anche chiedendo la restituzione di questi soldi ai pensionati».

LE MOTIVAZIONI PER IL TAGLIO DEL SALARIO ACCESSORIO
In realtà, sia nella comunicazione verbale ai sindacati sia in quella via mail a tutti i 330 dipendenti (chiamati singolarmente a sborsare entro fine anno dai 30 ai 40 mila euro ed oltre, secondo il livello degli stipendi ) il dg si è fatto scudo dei rilievi formulati sia dai Revisori dei conti dell’UdA (che non hanno approvato l’accordo sull’Ima) sia dal Mef (nell’ultima relazione, ma anche in precedenza) sia della “consulenza” di un direttore del Ministero al quale in settimana sono stati chiesti lumi.
«Ma se saremo collaborativi – ha chiosato il prof. Capasso che nei giorni scorsi è andato a Roma insieme al dg – il ministero sarà al nostro fianco per risolvere il problema, altrimenti saremo ancor più vivisezionati. Siamo sconvolti – ha concluso Capasso – e poiché in passato tutti non siamo stati capaci di affrontare questo problema, io metto a disposizione il mio incarico nelle mani del rettore».
«Ma sono i numeri che danno torto all’UdA – ha insistito di contro Del Vecchio, in questo gioco di ruolo in cui vestiva i panni del duro – l’accordo sull’Ima è carta straccia e da agosto non sarà più corrisposta, così come saranno cancellati i contratti dei Cel, che saranno retrocessi a tempo determinato. E chi protesta faccia causa», ha concluso il dg con il solito piglio decisionista.

Poi ha distribuito ai presenti un dossier molto nutrito su tutti i passaggi di questa storia dal 1999 ad oggi, ricostruita da un egregio lavoro di Nicola D’Adamio (ufficio del personale) e Anna Scimone (ufficio stipendi).
«La d’Annunzio ha una bomba in mano – ha concluso Del Vecchio – anche altri Atenei come Bari e Siena hanno problemi di questo tipo, ma si tratta di 4-5 mln di euro con centinaia, migliaia di impiegati e noi siamo scoperti di 14 mln con soli 330 dipendenti. La legge oggi prevede di ripartire ricostruendo il fondo accessorio, ma restituendo prima quanto percepito indebitamente».
Ed ancora Capasso: «Per fortuna c’è in itinere un decreto salva università, con Bari capofila di questa vertenza».
«Sono tutte chiacchiere ancora da formalizzare», ha stroncato la speranza Del Vecchio.

LA COMUNICAZIONE CHOC DEL DG CON IL RETTORE ASSENTE. SCONTRO IN ATTO O RESA?
Insomma ieri il diverso approccio del dg e di Capasso al problema del salario accessorio ha rappresentato forse l’episodio finale di una guerra sotterranea di contrapposizione tra le due visioni del problema: da una parte c’è il dg – contrario da sempre all’Ima – che si pone come paladino della legalità che alla d’Annunzio non sarebbe stata di casa prima del suo arrivo (dimenticando però che anche la sua  nomina ed il suo contratto rinnovato sono sotto inchiesta, senza iniziative per annullarlo).
 Dall’altra, c’è chi vuole partire da un problema reale (se esiste) cercando una soluzione condivisa e contrattata con il personale (come Capasso e altre volte anche il rettore Carmine Di Ilio, come nella firma dell’ultimo accordo sull’Ima). Ma ieri, oltre i toni eccessivamente moralistici e legalitari del dg, quello che si è notata di più è stata l’assenza del rettore, il che potrebbe significare o una sua resa in questo braccio di ferro o una presa di distanza dalla posizione del dg che forse si è “allargato troppo” e si comporta come se fosse lui il rappresentante legale dell’Ateneo.
Infatti, potrebbe essere stata troppo frettolosa la comunicazione di Del Vecchio di non pagare le varie indennità già da agosto, senza passare per il CdA o la marginalizzazione sbrigativa di chi non la pensa come lui, con l’invito a «fare causa». Già altre volte questo clima di contrapposizione nelle relazioni sindacali interne è stato criticato perché porta ad inutili scontri. Ma con questa comunicazione choc l’autolesionismo di chi amministra con la clava non ha fatto i conti con le reazioni possibili dei dipendenti messi sotto accusa, forse solo perché forse sono l’anello più debole del sistema, ma anche il più incolpevole.
All’UdA non sono, infatti, in agenda iniziative clamorose come questa né contro i CdA del passato o contro i Revisori dei conti che hanno approvato sempre e tutto. Allora i dipendenti debbono preoccuparsi? 

Forse no. Sia perché, ammesso che i soldi debbano essere restituiti, il tutto potrà essere dilazionato in dieci anni sia perché il salario accessorio è un problema complesso che non si può liquidare in questo modo.
Quello che sembra certo è che i sindacati venderanno cara la pelle per dare l’ok all’eventuale restituzione e – contattati - hanno chiesto tempo per capire e per reagire. Però ancora una volta lo scontro e le prove muscolari amministrative non pagano, se è vero che ieri pomeriggio, dopo la riunione sindacale, è arrivata imprevista e inattesa l’ingiunzione di pagamento della Bper per la vicenda Cus, che è la madre di tutti i contenziosi, e che è stata “creata” anche questa per le frettolose iniziative del CdA e dello stesso dg.
«La Provvidenza esiste – ha commentato uno dei sindacalisti ancora choccati per il possibile prelievo forzoso – a noi ci hanno distrutto in mattinata, nel pomeriggio però si sono beccati il decreto. E’ pareggio 1 a 1».

Sebastiano Calella