LE ACCUSE

Honda, un dossier di 70 pagine contro Di Lorenzo: «10 milioni di danni»

La società: «amministratore infedele».

Redazione Pdn

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Honda, un dossier di 70 pagine contro Di Lorenzo: «10 milioni di danni»

Silvio Di Lorenzo




ATESSA. Una denuncia di 70 pagine con foto, lettere, visure, email e relazioni tecniche.
E’ ampio il documento che la Honda ha costruito per denunciare l’ex direttore Generale Silvio Di Lorenzo (in Honda dal giugno 1982 al 2012) accusato di aver creato danni all’azienda giapponese per 10 milioni di euro.
Il manager nei giorni scorsi, appresa dai giornali la notizia della denuncia a suo carico, si è difeso con forza
I dettagli del documento sono stati forniti ieri dal quotidiano Il Centro e la pubblicazione ha fatto irritare non poco la società che a metà pomeriggio ha inviato ai giornali una nota, riferendo di «non aver mai autorizzato la diffusione delle relative notizie, tanto meno ha trasmesso ad alcuno l’atto di citazione o autorizzato la riproduzione di alcune pagine del medesimo atto di citazione, e si riserva di valutare ogni iniziativa per la sua tutela da questo abusivo utilizzo di atti non pubblici ed affidati all’accertamento giurisdizionale».

«UN SISTEMA CHE SCREDITA LA SOCIETA’»
Secondo quanto ricostruito dal quotidiano abruzzese davanti al Tribunale delle
Imprese de L’Aquila il prossimo 23 febbraio Di Lorenzo dovrà difendersi da accuse pesantissime, tra le quali essere stato un «amministratore infedele» e di aver messo in piedi «un sistema che scredita gravemente la società all'interno dell'azienda (presso i dipendenti), all'interno del gruppo Honda (con relativi vertici), all'esterno, con riguardo tanto ai fornitori che alle banche, ai concorrenti, ai clienti e distributori e anche agli organismi ed enti collettivi del territorio di Chieti, come sindacati, Confindustria, Camera di commercio».
La Honda nel corso degli anni -scrive ancora il quotidiano- non si sarebbe accorta di nulla perché la proprietà giapponese «non parla nè legge, nè comprende la lingua italiana». Poi però sarebbe riuscita a recuperare una serie di elementi che ad oggi determinano un impianto accusatorio preciso e dettagliato.
A Di Lorenzo erano stati conferiti pieni poteri e la società avrebbe scoperto «reiterati comportamenti del suo infedele amministratore, che hanno comportato ingiustificate e gravissime perdite alla società, ha subito una pesantissima diminuzione delle sue capacità di fare investimenti e di creare lavoro dentro e fuori l'azienda».

LO STIPENDIO AUMENTATO DA SOLO
Ad esempio la Honda dopo la fine del rapporto di lavoro dell'ex manager Honda ha reperito due lettere in cui si evince che Di Lorenzo si sarebbe aumentato autonomamente la sua retribuzione. Le lettere erano inviate a se stesso e firmate dallo stesso Di Lorenzo per accettazione. In un caso, sostiene l'accusa, l'ex manager avrebbe perfino agito «con scherno»: alla proposta a se stesso di un aumento di 2.581 euro mensili, Di Lorenzo avrebbe risposto con le parole “Grazie di cuore”. «Il signor Di Lorenzo» scrive l'accusa «ha illecitamente impegnato Honda Italia per costi aziendali pari a 311.060 euro: a tanto ammontano le somme effettivamente corrisposte ... per questi due aumenti di retribuzione». «Honda» si legge tra le pagine dell'atto di citazione.

GLI IMPRENDITORI E LE SOCIETA’
Ma sempre nell’atto di citazione riportato dal Centro si parla anche di affari che Di Lorenzo avrebbe fatto «con gli imprenditori Gabriele Scalzi, Pietro Rosica e Antonio Di Francesco, rilevando, nel caso di Tecseo, o costituendo, nel caso di Tecseo.it, Deca Spain e Rossocromo, società a cui commissionare importanti forniture, cosa che effettivamente avvenne».
Tecseo, come si legge sul sito internet, è nata nel 2008 ed è impegnata nell'organizzazione di corsi di formazione professionale «che tengano conto delle realtà produttive» ed è venuta fuori «dalla collaborazione con Adecco, Rossocromo, TFC Galileo e aziende riconducibili al Consorzio CISI e alla filiera Honda Italia, quali Cometa, Premec, Aft, Deca, OneFun, Fisem, c.a.Stampi, Plasgomma, Metal Dressing, Galvanica Di Tonno, mar Plastica, mar Press, la Tecnomeccanica Sud, Cams, Mega e CISI Service».
La Rossocromo su internet risulta anche beneficiaria di fondi Por per 15 mila euro mentre Tecseo 33 mila euro in due tranches diverse.
Secondo la società giapponese Di Lorenzo partecipava «attivamente alla gestione di tali società, preoccupandosi di promuoverle dentro e fuori Honda Italia, anche facendo leva sulle posizioni e le relazioni acquisite presso vari enti ed istituzioni (tra cui la Ccia e la Confindustria di Chieti) grazie alla sua carica di vice presidente esecutivo di Honda Italia».

LA FAMIGLIA DI DI LORENZO
Secondo l'accusa -come riporta il quotidiano Il Centro- i familiari di Di Lorenzo, la moglie, Giovanna e i figli Matteo e Francesco, avrebbero «consapevolmente permesso la creazione di complesse strutture societarie funzionali al disegno illecito del signor Di Lorenzo e anche a loro beneficio, attraverso le società Isola e Sirefid, oltre che, nel caso dei figli, attraverso ulteriori e specifiche condotte».
Ma la società si focalizza anche sulla Deca Spain sl: l'amministratore unico è Matteo Di Lorenzo ed è stata fondata nel 2005 per volontà di Deca Italia di proprietà dell'imprenditore Antonio Di Francesco.
«In realtà», scrive Il Centro riportando l’atto di citazione, «è fondata per il disegno di Di Lorenzo di arricchirsi ulteriormente ed indebitamente insieme ai suoi soci in affari ai danni di Honda Italia». Di Lorenzo avrebbe sottoscritto personalmente i contratti con Deca Spain, omettendo di informare il cda del colosso giapponese e avrebbe disposto personalmente il pagamento delle fatture. I contratti sono datati al 2006, 2008 e 2010 per trasporto intermodale e servizi accessori. Per Honda si tratta di «contratti stipulati a termini e condizioni totalmente ingiustificati e fuori mercato, violati dagli stessi fornitori di servizi, sempre con la consapevole partecipazione del signor Di Lorenzo». Honda calcola di aver pagato «ben 250 euro al giorno anche in caso di assenza delle merci in magazzino». Altri costi esorbitanti si aggiungono per il cosiddetto milk run, il ritiro delle merci presso i fornitori di Honda Italia nell'area di Barcellona. Non solo, la tariffa arriva a costare 448 euro al giorno (il servizio con Dhl, azienda mondiale di trasporto e logistica sarebbe costato, secondo i calcoli di Honda, 120 euro al giorno), ma la Deca Spain avrebbe indicato insieme alle fatture, nominativi di fornitori che non erano operativi nei giorni dei ritiri o che avevano addirittura cessato la loro attività. Honda avrebbe inoltre ricevuto fatture per attività di trasporto «dichiaratamente effettuate nel mese di agosto, mese in cui la Honda di Atessa svolge la chiusura estiva dello stabilimento».