LA SENTENZA

Sixty: la Corte d’appello boccia il reclamo di Banca Sella

Ok al decreto di omologazione del concordato preventivo

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CHIETI. La Corte di appello dell’Aquila ha bocciato – con spese a carico -  il ricorso della Banca Sella contro l’omologazione del concordato preventivo della Sixty di Chieti scalo.
La Banca con 15mln circa di euro era tra i creditori della società in concordato e lamentava di non essere stata informata per tempo della proposta concordataria che prevedeva il pagamento al 16% di tutti i creditori. Questo punto era stato accettato da quasi il 90% di chi vantava crediti, mentre la Banca non era d’accordo con il suo 4,30% del debito Sixty. Questo rigetto del reclamo spiana dunque la strada alla ripresa a pieno regime delle attività dei commissari giudiziali – che peraltro non era mai cessata, anche se gravata da questo reclamo - e di fatto promuove il Tribunale civile di Chieti che già in prima battuta aveva respinto il reclamo della Banca Sella.

E così questa bocciatura sancisce definitivamente che tutte le operazioni per il salvataggio dell’azienda sono state correttamente eseguite.
Ok al piano per il concordato preventivo, preparato a Roma dallo studio associato Dgs e asseverato dallo studio del professor Lodovico Zocca. In sostanza la Banca Sella chiedeva di annullare il decreto di omologazione del concordato Sixty emesso dal Tribunale di Chieti e di contro i commissari giudiziali Lucio Raimondi e Pierluigi Pennetta (difesi dagli avvocati Paola Tulipani e Remo Di Giacomo), nonché la Sixty stessa (con l’avvocato Giuseppina Ivone) chiedevano la conferma di questa omologazione.
Da parte sua il pm chiedeva l’accoglimento del reclamo della Banca Sella «condividendosene le motivazioni».
 La Corte ha dapprima risolto il dubbio sulla disciplina procedimentale del reclamo, poi ha respinto le eccezioni sulle date delle memorie di costituzione dei due commissari giudiziali – che quindi avevano messo la Banca in grado di conoscere tutti gli aspetti del Piano – quindi ha precisato che comunque il Tribunale aveva concesso i termini per replicare in contraddittorio («un termine che, per quanto breve, deve ritenersi congruo in rapporto ad una disciplina normativa ispirata alla massima celerità»).
«Pertanto – scrive la Corte d’appello - nessuna irregolarità procedurale, tale da inficiare la validità del decreto di omologazione reclamato, è ravvisabile nelle modalità con le quali si è svolto il giudizio di omologazione».

 Quanto agli ulteriori motivi di reclamo, che erano sostanzialmente gli stessi motivi di opposizione già respinti dal Tribunale di Chieti, «va premesso che nel caso di specie l’ambito del sindacato giudiziale finalizzato alla omologazione del concordato preventivo – dice la sentenza di rigetto del reclamo - è limitato alla verifica della sussistenza della regolarità della procedura e dell’esito della votazione, non essendo consentita invece alcuna valutazione della convenienza della proposta concordataria per i creditori e tanto meno della meritevolezza del debitore».
 Inoltre «le censure mosse al comportamento dei commissari giudiziali non ne inficiano la legittimità», sia perché hanno operato correttamente depositando per tempo la documentazione contestata sia perché «la procedura ha avuto uno svolgimento regolare, cioè conforme alle previsioni normative, e tale regolarità non può ritenersi inficiata dall’insoddisfazione manifestata dalla sola reclamante per gli approfondimenti» che peraltro risultano nel verbale del Tribunale di Chieti insieme alle richieste di chiarimento di alcuni singoli creditori.
Né d’altra parte – sostengono i giudici di appello – si può parlare di frode per le pesantissime svalutazioni delle partecipazioni e dei crediti, sia perché «i caratteri propri degli atti di frode consistono nell’intenzionale occultamento di situazioni di fatto idonee ad influire sul giudizio dei creditori ed ignote agli organi della procedura ed ai creditori stessi prima del loro accertamento da parte del commissario giudiziale.” Il che non è stato, perché questa svalutazioni erano state rese palesi ai creditori. E quindi, “in conclusione, il reclamo deve essere rigettato».

Sebastiano Calella