LA SPINTA

Pescara. Uffici Regione Abruzzo, D’Alfonso vuole accelerare il trasloco nella ‘City’

Ogni anno l’ente spende 2,5 milioni in affitti

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

6285

LA CITY PESCARA




ABRUZZO. La giunta di Luciano D’Alfonso punta su ‘La City’ per trasferire gli uffici della Regione.
Come anticipato nei mesi scorsi da PrimaDaNoi.it il progetto era già nell’aria  tanto che l’Ente ha già da tempo in mano una relazione che delinea in maniera precisa il profilo dell’immobile prescelto, quello in costruzione sulla Tiburtina a pochi passi dall’aeroporto.
Nove le proposte arrivate sul tavolo della Regione, una quella che convince e si riferisce proprio al complesso immobiliare La City di proprietà della ditta Iniziative Immobiliari srl (guidata dal gruppo Sciarra Costruzioni).
Come scrivevamo a gennaio scorso la fase istruttoria si era già chiusa e adesso il presidente D’Alfonso preme sull’accelerato per stringere i tempi.
Domenica il governatore ha incontrato l’onorevole Raffaele Delfino, deputato abruzzese dal 1958 al 1979. Delfino ha rappresentato a D’Alfonso la necessità di definire al più presto l’acquisizione della nuova sede su via Tiburtina. Il presidente ha confermato di voler dare impulso alla procedura: «l’unificazione di tutti gli uffici regionali in un solo sito si impone come regola di risparmio – ha commentato – considerato che ogni anno l’Ente spende circa 2,5 milioni di euro in affitti. Ma anche dal punto di vista dell’efficienza, il lavoro dei dipendenti non potrà che trarre beneficio da un’evenienza di questo genere».
La Regione ha bisogno di una superficie non inferiore ai 13.000 metri quadrati e non superiore ai 20 mila.

L’ente avrebbe messo gli occhi sull’edificio B, cinque piani per 19.000 m quadri di superficie lorda complessiva commerciale. Il vero ‘business center’ di tutto il progetto che sarebbe «rispondente al quadro delle esigenze funzionali degli uffici», sostiene la Regione.
Ma si guardabo con interesse anche l’edificio C ( 6177 metri quadri) e l’edificio D ( 2000 metri quadri).
Resta da vedere come si chiuderà il capitolo dei costi. Un anno fa, infatti, la commissione regionale aveva rilevato «l’eccessiva onerosità dei costi di locazione e di acquisto esposti in sede di offerta rispetto alle condizioni rilevabili dall’osservatorio del mercato immobiliare per la zona industriale aeroportuale e per la tipologia terziaria uffici».
La società ha comunque mostrato margini di trattativa e ha confermato anche la disponibilità ad accettare immobili di proprietà regionale e in particolare quelli di viale Bovio e via Raffaello. Escluso, invece, l’immobile sede del Consiglio regionale che si trova in Piazza Unione e che fu acquistata ai tempi della giunta Del Turco, senza nemmeno una gara pubblica.
Ma il nuovo governo regionale dovrà anche scegliere la strada da intraprendere: creare un unico polo di tutti gli uffici della Regione (giunta e Consiglio) nel nuovo complesso o mantenere due poli divisi lasciando in piedi gli uffici di Piazza Unione? Le frasi di D’Alfonso lasciano immaginare che si vuole optare per un solo polo e in questo caso bisognerà acquisire anche l’edificio D dove verrebbero sistemati tutti gli uffici di natura politica (presidenza, assessorati, organismi indipendenti: Pari opportunità, Corecom) ma soprattutto bisognerà dismettere l’immobile a due passi da Corso Manthonè e la Regione al momento teme di non riuscire a disfarsene vista la drammatica situazione del mercato immobiliare e della struttura stessa.
Il palazzo è costato all’ente pubblico circa 6 milioni di euro diventati quasi nove e mezzo in seguito alle ristrutturazioni e all'acquisto del sesto piano. Inoltre a febbraio scorso si è scoperto, dalle perizie tecniche, che l’edificio non rispetterebbe totalmente la normativa antisismica.

Inoltre da mesi l'auditorium al piano terra è interdetto all'uso pubblico e la presidenza del Consiglio ha fato pure mandato alla direzione Attività amministrativa di interessare l'Avvocatura regionale per valutare la «trasmissione degli atti alla Corte dei conti per una opportuna verifica della esistenza di un eventuale danno patito dall'amministrazione».

Secondo una prima stima servirebbero più di 2 milioni di euro per i lavori di integrazione strutturale per l’adeguamento sismico dell’edificio: tra gli altri servirebbero 700 mila euro per l’esecuzione di giunto fisico all’edificio adiacente, 400 mila euro per l’adeguamento delle fondazioni con isolatori sismici, 200 mila euro per la palificazione delle fondazioni.

Vendere oggi un edificio del genere sembra una missione impossibile.
a.l.