SANITA'

Abruzzo. Allarme chiusura per l’Agenzia sanitaria

La nuova Giunta alle prese con il problema irrisolto dei precari

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

3569

Amedeo Budassi

Amedeo Budassi




ABRUZZO. Allarme chiusura per l’Agenzia sanitaria regionale. Non tanto perché la Giunta D’Alfonso ed il neo assessore Silvio Paolucci siano intenzionati a sopprimerla (tra l’altro ci vorrebbe una legge regionale), quanto perché l’Asr è condannata ad una sicura eutanasia dovuta alla progressiva riduzione del personale in servizio.
Perché in quegli uffici – ma il discorso vale anche per la direzione regionale sanità – il personale che manda avanti la struttura è quasi totalmente precario ed i contratti, dopo un paio di proroghe, stanno scadendo.
In effetti proprio il direttore dell’Agenzia sanitaria ai primi di aprile aveva invitato la Giunta Chiodi a prendere provvedimenti ma i due mesi prima delle elezioni non sono stati sufficienti a trasformare in delibera la bozza inviata dal dottor Amedeo Budassi, preoccupato del destino della sua agenzia. Si trattava di affrontare il problema dei contratti da prorogare o da trasformare, in sinergia con l’ufficio del personale della Regione. Ma questo non è avvenuto, anche per una sorta di indecisione sulla normativa da applicare. E così il destino dei precari della sanità regionale può diventare una polpetta avvelenata per D’Alfonso e Paolucci, che rischiano il blocco di attività decisive in vista dell’incontro con il Tavolo romano di monitoraggio previsto a fine mese.
Perché la cosa strana di tutta questa storia è che l’Asr è uno dei punti nodali del lavoro del Commissario alla sanità ed ha prodotto e sta producendo relazioni importantissime che poi vengono discusse a Roma.
E dunque si scopre (così come per gli altri della direzione sanità) che sono stati i precari non stabilizzati a difendere la sanità abruzzese senza che nessuno si preoccupasse del loro destino. Politica, dunque, distratta e dirigenti troppo impegnati a difendere il loro orticello e le loro carriere o i loro incarichi ed i loro premi di risultato per apprezzare il contributo di chi ora è in scadenza di contratto.
E così nella confusione e nel disinteresse delle strutture che debbono risolvere questi problemi, si verificano anche situazioni paradossali: una volta si dice che bisogna fare i concorsi, un’altra no. 

Poi si decide per la mobilità e si fanno scorrere le graduatorie.
E così, ad esempio, per tre contratti in scadenza alla direzione sanità, due (per un amministrativo ed un economista) saranno sistemati, il terzo (farmacista) ha avuto il rinnovo. Ma la farmacista è in maternità e così non ci sarà nessun sostituto e l’ufficio farmaceutico è lasciato al buon cuore della responsabile che da sola deve far fronte a tutto.
Tanto che Walter Palumbo, responsabile dell’Intersindacale sanitaria, di fronte a questa confusione di ruoli e di competenze, rivolge un appello al neo assessore Paolucci: «se c’è un turnover da fare, bisogna mandare a casa i collezionisti di cariche, i vecchi dirigenti che non hanno dato prova di grande attivismo. Ci sono professionalità giovani e motivate da utilizzare meglio e subito».
 Infatti è l’Asr ad essere impegnata su più fronti, e non solo per gli adempimenti previsti nel Piano operativo che espressamente delega alcuni settori al lavoro di ricerca di questi addetti al lavoro. Infatti basta aprire il sito dedicato per scoprire che i dati più significativi di quello che succede nella sanità abruzzese sono a cura dell’Agenzia, senza dire che – ad esempio – in questo momento questi precari stanno lavorando sul Registro Tumori, di cui tutti chiedono la realizzazione, o su progetti comuni con le Marche e la Puglia per centinaia di migliaia di euro.
Allora la chiudiamo l’Agenzia?
«Non abbiamo ancora deciso», risponde perplesso Silvio Paolucci alle prese con una sanità che non si aspettava.

Sebastiano Calella