SANITA'

La riduzione dei primari di Chieti all’esame di Roma

Resta incerto il ruolo della facoltà di medicina dentro l’ospedale

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2604

La riduzione dei primari di Chieti all’esame di Roma




CHIETI. E’ passata anche al Comitato di direzione la proposta del manager Asl di Chieti di ridurre il numero delle Unità operative complesse (Uoc) e di trasformarne alcune in “reparti a programma.”
Come già detto, si passa così da 63 Uoc ospedaliere a 61 e da 44 Uoc territoriali a 42: viene cancellata la Geriatria territoriale, la Clinica urologica ed il servizio di Cardiologia, che sono a direzione universitaria, diventano reparti a programma, mentre saltano l’Uoc sul Randagismo e quella sugli alimenti di origine animale. Soppresse anche Oculistica del territorio ed Endocrinologia territoriale.

E così dopo l’ok del Comitato paritetico ospedale-università, «la Asl Lanciano Vasto Chieti rinuncia a tre Uoc per aiutare la sanità abruzzese ad uscire dal commissariamento», come sostiene il manager Francesco Zavattaro.
Ma questa “limatura” era una delle prescrizioni imposte da tempo nelle verifiche romane al Tavolo di monitoraggio e quindi la Asl di Chieti (che si era dimostrata la più riottosa ad adeguarsi) è stata costretta ad uniformarsi alle altre Asl abruzzesi che già da tempo si erano allineate ai numeri romani. Tra l’altro questi numeri erano ben noti a Chieti, dove nel dicembre 2012 Fulvio Moirano, direttore dell’Agenas (agenzia sanitaria nazionale), aveva spiegato con numeri e tabelle il futuro della sanità teatina. Tutto risolto dunque – anche se in ritardo - e finalmente il nuovo assessore potrà presentarsi all’esame del tavolo di monitoraggio con le carte in regola?
Tutti lo sperano, pochi ci credono. Resta infatti un dubbio: i sospettosi controllori romani accetteranno questa trasformazione di alcuni reparti universitari da Uoc a “programma”? Perché se l’esigenza di queste trasformazioni è quella del risparmio, chi paga i “programmi” che saranno assegnati ai professori “trasformati” Porreca (chirurgia), Martinotti (laboratorio analisi), Cianchetti (senologia) Tenaglia (urologia) e De Caterina (cardiologia)? In effetti che al SS. Annunziata – ad esempio - ci fossero più primari di cardiologia era un doppione inutile, così come sono strane le Uoc senza posti letto. Come hanno detto alcuni docenti universitari della Commissione paritetica questa operazione è corretta, solo a patto che non sia solo un fatto cosmetico, ma sostanziale. Cioè se la facoltà di medicina riesce a recuperare uno spazio ed un ruolo nell’ospedale, tenendo conto che la sua mission è la didattica, piuttosto che l’assistenza. E come dice Carmine Di Ilio, rettore della d’Annunzio, c’è la legge che impone questa nuova presenza dell’università in ospedale, da regolamentare con un protocollo di intesa. 

«La commissione istituita dalla Regione per Chieti e L’Aquila, sedi di facoltà mediche, ha prodotto un documento che però non è stato ancora recepito ed ufficializzato per le resistenze dell’Aquila. Quindi va chiarito che il reparto a programma non è un declassamento, ma un potenziamento dei singoli settori interessati. Ed è anche una nuova opportunità per la didattica».
 Insomma questa nuova ingegneria organizzativa sarebbe un miglioramento della presenza dell’università in ospedale. Ma il dubbio di prima resta tale e quale: la riduzione delle Uoc non produce risparmio. Se il prof. Cianchetti continua ad operare il tumore al seno, ma non in veste da primario, questo è un risparmio illusorio (e vale per tutti gli altri). Come illusorio sarebbe chiudere questi reparti e pagare magari la mobilità passiva ad altre Regioni. Si tratta solo di capire quale deve essere il ruolo della facoltà di medicina e cosa farà il Tavolo di monitoraggio: accetterà questo tipo di lifting sanitario?

Sebastiano Calella