AMBIENTE E PETROLIO

Ombrina, l’esperta mette in guardia: «inquinanti saranno trasportati sulla costa»

La ricercatrice della D’Annunzio ha effettuato uno studio sulle criticità

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Ombrina, l’esperta mette in guardia: «inquinanti saranno trasportati sulla costa»

Concessioni Medoilgas




PESCARA. «Inquinanti trasportati sulla costa, fino a una distanza di qualche chilometro nell'interno, modificando in maniera importante la qualità dell'aria, nei casi di venti verso costa o di inversione termica nei bassi strati».
Sarebbero questi gli effetti di Ombrina mare sul territorio abruzzese, in caso di condizioni meteorologiche particolari, secondo Loredana Pompilio, ricercatrice del dipartimento di Scienze Psicologiche, umanistiche e del territorio dell' Università "D'Annunzio", che ha effettuato un 'contro-studio' per evidenziare le criticità dello studio ambientale presentato da Medoilgas.
Nel corso di una conferenza stampa organizzata dal Wwf, cui ha preso parte anche il docente Francesco Stoppa dello stesso dipartimento, l'esperta, parlando dello studio della multinazionale, ha spiegato che «l'approccio alla simulazione della dispersione degli inquinanti atmosferici e alla conseguente degradazione della qualità dell'aria nelle aree limitrofe all'impianto non ha validità scientifica e non risponde a caratteri di obiettività ed accuratezza dell'analisi».
L o studio, infatti, secondo Pompilio propone «un modello di dispersione degli inquinanti sulla base di un input di dati meteorologici su scala annuale». Ma l'annualità scelta «è di per sé soggettiva e non rappresentativa delle condizioni meteo-climatiche tipiche del dominio geografico di interesse» e «non tiene conto delle variazioni locali e stagionali delle condizioni meteo-climatiche».
Per dimostrarlo la ricercatrice ha effettuato uno studio simile, aggiungendo, a quelli presentati da Medoilgas, «dati meteo-climatici derivati da misure reali e simulate: il risultato che si ottiene circa la dispersione della nube di inquinanti è completamente diverso», sottolinea Pompilio, illustrando i possibili effetti sul territorio e parlando di sostanze altamente impattanti.

IL RISCHIO TERREMOTI
Ulteriori perplessità sono state espresse dal professor Francesco Stoppa, del Dipartimento di Scienze Psicologiche, Umanistiche e del Territorio dell'Università Gabriele D'Annunzio, in merito all'approccio tenuto in merito al fenomeno di induzione o generazione di terremoti collegati ad operazioni petrolifere, al centro dell'attenzione in questi ultimi tempi del mondo scientifico, sia in Italia che all'estero.
«In Abruzzo», ha spiegato Stoppa, «molti campi petroliferi corrispondono a strutture attive nel produrre terremoti: questo in genere è il caso dei pozzi su terra ferma. Il potenziale sismico di queste strutture è noto e si sa che possono produrre terremoti rovinosi (IX grado Mercalli ad Orsogna nel 1881) e forse disastrosi (X grado alla Majella nel 1706). Si sa anche che si tratta di faglie compressive potenzialmente "lubrificabili" da iniezioni di fluidi. Molti gruppi scientifici internazionali stanno studiando la possibilità di una sismicità indotta quando, come in questo caso, le trivellazioni sono profonde e raggiungono la struttura che provoca terremoti. Il terremoto viene "stimolato" e rilasciato prima del suo naturale tempo di ricorrenza».
Per i pozzi a mare, come Ombrina, «mancano dati certi», ha aggiunto Stoppa, «sebbene si sappia che la fascia a largo della costa abruzzese, molisana e del Gargano è caratterizzata da una sismicità diversa da quella dell'entroterra, di tipo trascorrente, e, almeno per la zona garganica, si sa che si sono generati terremoti molto disastrosi (XI grado Mercalli nel 1627). Esiste la possibilità che, anche in assenza di una struttura sismica preesistente, sia proprio l'attività umana a "creare" le condizioni per produrre un terremoto. L'attenzione degli studiosi verso i fenomeni di induzione o generazione di terremoti collegati ad operazioni petrolifere fa capire che molti interrogativi restano aperti e che nessuno può dire se trivellare in dette condizioni sia sicuro o no. Molti studi devono essere ancora terminati e nel frattempo dovrebbe valere il principio di prudenza per cui non si dovrebbe perforare una zona simicamente attiva o non ancora ben modellata dal punto di vista del potenziale sismico».

«LA REGIONE SI ATTIVI»
«Abbiamo già invitato il Presidente Luciano D'Alfonso a mettere in atto quello che non hanno voluto fare i suoi predecessori - osserva il consigliere nazionale del Wwf Dante Caserta - la Regione deve avere le migliori risorse disponibili per rispondere adeguatamente alle tantissime istanze di ricerca di idrocarburi. Deve dotarsi di una task-force multidisciplinare capace di affrontare il tema in ogni aspetto. La Regione deve mettere a frutto e potenziare il lavoro di studiosi, comitati ed associazioni se vuole effettivamente porre un argine alla petrolizzazione dell'Abruzzo»

I NUMERI DI OMBRINA
A 6 km dalla Costa dei Trabocchi, individuata fin dal 2001 dal Parlamento Italiano come parco nazionale, dovrebbe sorgere la Piattaforma petrolifera Ombrina Mare.
Estesa 35 metri PER 24 metri, alta 43,50 metri sul livello medio marino (come un palazzo di 10 piani), sarà collegata ai 4-6 pozzi che dovrebbero essere perforati in un periodo di avvio del progetto della durata di 6-9 mesi. Solo in questa fase verrebbero prodotti 14.258,44 tonnellate di rifiuti, soprattutto fanghi di perforazione.
La piattaforma sarà collegata ad una grande nave della classe Panamax riadattata per diventare una vera e propria raffineria galleggiante, definita Floating Production, Storage and Offloading (FPSO), posizionata con ancoraggi a 10 km di distanza dalla costa. Tale nave avrebbe le seguenti dimensioni: 320 metri di lunghezza per 33 di larghezza e 54 metri di altezza massima (le fiancate si alzeranno dal mare per 22 metri; per paragone, l'ingombro dello Stadio Adriatico di Pescara da curva a curva è 220 metri, 2/3 della lunghezza della nave).

La nave è destinata alle operazioni di separazione dell'olio dal gas, dissalazione e al delicato processo di desolforazione del gas, tre fasi normalmente considerate negli schemi dei petrolieri proprie della raffinazione (che ne comprende anche altre). La FPSO potrà stoccare 50.000 tonnellate di olio oltre a 10/15.000 mc di acqua di formazione. Ogni mese, per 25 anni, la FPSO verrà avvicinata da un'altra nave che caricherà l'olio per trasportarlo verso altre destinazioni. Per collegare piattaforma, nave FPSO e Campo Santo Stefano (dove sarà diretto il gas addolcito), si dovranno realizzare da 36 a 42 km di condotte per olio, gas e acqua di produzione. Per questa ragione, lungo 16/17 km di queste condotte sarà vietato l'ancoraggio a tutte le navi per una fascia larga 926 m. Queste strutture rimarrebbero per almeno 26 anni, di cui 6/9 mesi destinati alla perforazione e 25 anni alla produzione.
La produzione giornaliera dovrebbe essere di 5/7.000 barili di olio e di 85.000 Smc di gas, pari, rispettivamente, allo 0,41-0,57% del consumo giornaliero di petrolio in Italia, allo 0,0001% del consumo di gas.