CRISI E IMPRESE

L’Aquila. Allevatori concimano l’aiuola di Equitalia per protesta

Il dramma degli allevatori piugnorati

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L’Aquila. Allevatori concimano l’aiuola di Equitalia per protesta




L’AQUILA. Un metro cubo di letame senza percolato e pronto per concimare le aiuole davanti alCOmune de L’Aquila e quelle di Equitalia.
Si terrà mercoledì 9 luglio la manifestazione organizzata dal Cospa Abruzzo, l’associazione degli allevatori, per protestare contro le vessazioni che giungono dall’ente di riscossione.
Gli allevatori porteranno un trattore con rimorchio dentro il quale metteranno il letame.
« Il trasposto avverrà secondo le normative vigenti, coperto da un telo e il rimorchio a tenuta stagna, il mezzo agricolo sosterà davanti Equitalia», spiega Dino Rossi, « dove  verrà ricevuta la stampa per una beve conferenza per spiegare le motivazioni per le quali le aziende agricole si trovano a non poter pagare le cartelle emesse da Equitalia.  “Il  letame”, serve a far  capire, che per le aziende agricole è l’unico reddito rimasto. È un ottimo  concime organico, che ci evita di acquistare quello chimico, che lo scrivente intende dare come acconto ad Equitalia» .
«Il metodo vigliacco, che l’ente di  riscossione sta mettendo in atto nei confronti delle aziende agricole  cioè il pignoramento del conto corrente», protesta Rossi, «non da modo più di lavorare alle aziende, il fallimento è certo.  Non  potendo più emettere assegni e nemmeno ricevere pagamenti, mette in serie difficoltà, non solo le aziende agricole, ma  tutte  le piccole e medie imprese. Le cartelle esattoriali le ditte non le posso
pagare , non perché non vogliono, in quanto le aziende agricole sono in  sofferenza da tempo per i costi gestionali arrivati alle stelle e i prodotti sotto pagati, oltre ai danni degli animali selvatici, i quali vengono
malpagati  ed in ritardo».
Rossi si dice certo di arrivare ad una accordo con Equitalia al fine di ripristinare la liquidità all’azienda, altrimenti, «saremmo costretti a diventare dei fuorilegge pur di salvare il nostro pane».