SANITA'

Il ministero: «l’Abruzzo sanitario è in ritardo sui Lea»

Però sono dati del 2012 lasciati in eredità al nuovo assessore

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Il ministero: «l’Abruzzo sanitario è in ritardo sui Lea»

Ministro Lorenzin





ABRUZZO. Il Report del ministero della salute sugli adempimenti per i Lea (livelli essenziali di assistenza) ha fatto scoprire ai più disattenti che nella sanità abruzzese ci sono alcune criticità: la rete per l’emergenza urgenza è ancora insufficiente, l’assistenza domiciliare e residenziale sono in ritardo e la prevenzione (screening e vaccinazioni) è ancora lontana dai livelli nazionali.
E’ migliorata, invece, l’assistenza ospedaliera, mentre sulla medicina territoriale c’è ancora molto da fare. Ma basterebbe essere un pò più attenti per scoprire che i dati del ministero sono riferiti al 2012 e quindi sono stati ampiamente descritti oltre che superati dalle rilevazioni dell’ultimo tavolo di monitoraggio romano.
Tra l’altro il commissario Chiodi in quell’occasione pubblicò il primo verbale (aprile 2009) della verifica romana e l’ultimo dell’aprile 2014 per far notare le differenze ed i miglioramenti che c’erano stati nella gestione della sanità abruzzese. E quindi su questi dati del Report oggi va registrato il ritardo con cui il ministero ha inviato alla Regione i moduli ed il questionario per raccogliere i dati del 2013 (di solito arrivano ad aprile, quest’anno sono arrivati a fine giugno) e così stiamo parlando ancora del 2012, anche se questi dati erano già noti.
 Però la lettura dell’ultimo verbale romano dimostra che – stando almeno a quello che è stato discusso a Roma – nell’ultimo anno non ci sono stati progressi nell’adempimento dei Lea, ma addirittura c’è stato qualche arretramento nei punteggi sempre molto complessi da attribuire alle buone pratiche in medicina. Questo dimostra che la campagna elettorale imminente aveva in parte bloccato la spinta riformatrice necessaria per ultimare i progetti per i quali ora l’Abruzzo risulta in parte inadempiente. E che dovranno essere ripresi dalla nuova Giunta regionale, alla quale queste criticità sono state lasciate in eredità.

Perché la mancata decisione finale sui Punti nascita o l’incompletezza della rete dell’emergenza urgenza, le difficoltà sulla rete residenziale o sulla prevenzione (screening fermi e vaccinazioni al palo) sono il risultato delle pressioni di qualche lobby più preoccupata di preservare i suoi vantaggi che gli interessi del territorio. Vale per la rete dell’emergenza urgenza, ostacolata dai tentativi della Croce rossa di accaparrarsi la gestione delle ambulanze (ma vedi pure la chiusura delle Guardie mediche), vale per i Punti nascita, dove prevale ancora il concetto che va preservato l’ospedale dove si partorisce di più (e cioè la donna) invece di favorire quello dove si nasce in sicurezza (e cioè il bambino), vale per la rete residenziale delle Rsa, dove è giustamente impopolare l’inserimento del ticket a carico delle famiglie (ma il nuovo assessore potrebbe trovare i fondi nel settore dell’assistenza sociale), vale per gli screening e le vaccinazioni, dove addirittura nemmeno i progetti obiettivo sono riusciti ad ottenere risultati (nemmeno nella vaccinazione antinfluenzale). 

Dunque molto lavoro aspetta il nuovo assessore che ha promesso di impegnarsi su queste emergenze. Ma ogni intervento settoriale sarebbe riduttivo: l’assoluta necessità che si avverte è uniformare la politica sanitaria abruzzese, senza le differenze dovute ai singoli manager Asl che viaggiano a velocità diverse e su binari differenti. Serve un linguaggio unico per la sanità pubblica e privata: l’erogazione dei Lea, l’assistenza ospedaliera e quella territoriale con particolare attenzione alla prevenzione, la contabilità analitica, la certificabilità dei bilanci Asl e degli appalti, l’assistenza farmaceutica, la sicurezza alimentare e la sanità pubblica veterinaria dovranno essere regionali e non appaltate alle singole Asl.

Sebastiano Calella