LA SENTENZA

Troppa cassa integrazione a dipendenti: Abruzzo Engineering condannata

Dopo anni finalmente la sentenza che riguarda due dipendenti

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ABRUZZO. Abruzzo Engineering è stata condannata dal tribunale del Lavoro de L’Aquila, con due diverse sentenze, praticamente identiche, a risarcire due dipendenti posti in cassa integrazione per troppe ore rispetto ai colleghi.
Tra risarcimento, spese legali e interessi la somma che la società partecipata dalla Regione dovrà versare una cifra vicino a 15 mila euro.
I due ricorsi sono stati presentati in contemporanea, a marzo del 2012, da due impiegati amministrativi e alla base dell’atto arrivato in tribunale c’era la rotazione della cassa integrazione, pratica contestata più volte.
Il primo lamentava di aver fatto tra il 2009 e il 2012 ben 3.052 ore di cassa integrazione rispetto alla media degli altri dipendenti con profilo professionale uguale al suo si fermasse a 2.049 euro.
Troppo.
 Ipotesi confermata anche dal perito del tribunale che ha stabilito che il dipendente abbia usufruito di 1.002 ore di cassa integrazione in più rispetto alla media dei dipendenti con la sua stessa identica qualifica.
A conti fatti si sarebbe generata una mancata retribuzione pari a 4.994 euro. Già perché il lavoratore è stato in pratica costretto a guadagnare lo stipendio ridotto senza per altro giustificazioni esaurienti da parte della ditta.
Il secondo, invece, avrebbe fatto 303 ore in più rispetto ai colleghi ovvero una mancata retribuzione pari a 1.500 euro.
Pur riconoscendo all’imprenditore la facoltà di decidere autonomamente chi inserire in cassa integrazione (senza discriminazioni), il giudice sottolinea che Abruzzo Engineering ha violato la disposizione dell’articolo 1 comma 7 della Legge 223 del 91 secondo cui i criteri di scelta dei lavoratori da collocare in cassa integrazione straordinaria devono essere oggetto di comunicazione preventiva. 

La società si è difesa sostenendo che i criteri erano stati indicati negli accordi sindacali ma per i giudici «tale adempimento non può sanare il vizio derivante alla mancata preventiva comunicazione di specifici trasparenti e verificabili criteri. In assenza di un’idonea comunicazione scritta preventiva, il relativo vizio non può dunque essere sanato con una presa d’atto e con accordi successivi».
I dipendenti avevano chiesto come danno morale, biologico ed esistenziale 100 mila euro ciascuno, alla fine ne sono stati accordati circa 5 mila, ovvero la differenza tra il trattamento di integrazione salariale e la retribuzione spettante. Questo perché, scrive il giudice, i ricorrenti non sono riusciti a dimostrare la prova del danno.
Si conclude così per ora una lunga battaglia giocata sul piano sindacale tra alcuni lavoratori che hanno sempre sostenuto di essere discriminati  e la azienda partecipata da Regione, Provincia de L’Aquila e Selex (Finmeccanica).
I problemi per Ae sono iniziati dopo l’arresto di Lamberto Quarta (2008) per la Sanitopoli Abruzzese e poi le altre inchieste che hanno in qualche modo lambito la società della Regione arrivando a far gridare alla «truffa» lo stesso ex governatore  Gianni Chiodi che ha avviato alla liquidazione progressiva la società, liquidazione tutt’ora in atto.
Con il venir meno delle commesse l’azienda è stata costretta a mandare parte dei lavoratori in cassa ma i criteri non sarebbero stati equi per alcuni.
Abruzzo Engineering è sempre stata nell’occhio del ciclone anche per sospette assunzioni clientelari da parte di un centinaio di persone (così come confermato in un consiglio straordinario dallo stesso Gianni Chiodi). In un articolo del 2011 avevamo già spiegato le proteste di alcuni dipendenti sui criteri di scelta della cassa integrazione e i vertici della azienda non gradirono e querelarono PrimaDaNoi.it.
Le sentenze di oggi danno ragione ai dipendenti e a PrimaDaNoi.it.