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Abruzzo. Giochi Mediterraneo Spiaggia: «bisogna trovare 10 mln per farli»

L’unica certezza è che «si faranno» ed i soldi «si troveranno»

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Abruzzo. Giochi Mediterraneo Spiaggia: «bisogna trovare 10 mln per farli»




PESCARA. Dèja vù: è il 2005 ed impazza la propaganda per convincere l’Abruzzo che i Giochi del Mediterraneo sono una vera manna dal cielo. C’era D’Alfonso, Aracu e Addadì.
C’erano tutti anche oggi (più o meno palesati), gli stessi di ieri, a parlare di come organizzare una versione balneare di quella manifestazione sportiva che è piaciuta a destra e sinistra. Una settimana di eventi sportivi che non portarono tutti quei tifosi e sostenitori pronti a spendere milioni di euro sul territorio.
Il costo stimato questa volta è di 10 mln (iniziali) che non ci sono ma gli enti hanno offerto il loro impegno per trovarli.
A Pescara, oggi, è arrivato per l’occasione il presidente del Comitato internazionale dei Giochi del Mediterraneo, Amar Addadì, sempre lui da allora, impegnato con i lavori del Comitato. Addadì, dopo aver incontrato il presidente della Regione Abruzzo, Luciano D'Alfonso, e il sindaco di Pescara, Marco Alessandrini, e dopo aver appreso la situazione, per una sorta di “silenzio diplomatico" ha preferito non partecipare all'incontro con i giornalisti.
«Il contratto sottoscritto nel 2013 dalla vecchia amministrazione - ha spiegato Del Vecchio - prevede che la responsabilità sia unicamente a carico della città organizzatrice e del Coni. Il Consiglio regionale, inoltre, con una legge dello scorso 28 aprile, ha stabilito che la Regione non abbia competenze rispetto all'organizzazione dei Giochi e, di conseguenza, non sono previsti impegni di tipo economico».
«Oggi, con D'Alfonso e Alessandrini - ha aggiunto Del Vecchio - abbiamo voluto rappresentare la realtà dei fatti: una situazione di difficoltà economica degli enti e posizioni espresse con atti formali da parte della Regione, ma abbiamo anche voluto segnalare una situazione di comportamento e cioè che i contratti devono essere assolti, anche se chi li ha sottoscritti lo ha fatto in maniera non proprio cosciente».
«Noi vogliamo assolvere al contratto - ha sottolineato il vicesindaco - perché non vogliamo che Pescara e l'Abruzzo siano macchiati da una retromarcia che non ci sarà. Prenderemo contatto con il sottosegretario di Stato Giovanni Legnini e coinvolgeremo tutti i parlamentari abruzzesi. A giorni andremo a Roma per incontrare il ministro dello Sport e il sottosegretario Delrio per chiedere un loro diretto intervento a sostegno della manifestazione, che deve essere fatta nel migliore dei modi».
 Dal canto suo il Coni, rappresentato oggi da Enzo Imbastaro, ha annunciato che si occuperà, come previsto, delle questioni tecnico-organizzative e ha garantito che «come sempre farà la sua parte».
Il presidente Addadì ha confermato la volontà di fare i Giochi a Pescara, si è detto favorevole a fare una revisione dei costi e un'edizione che tenga conto delle difficoltà manifestate dal Comune e dalla Regione.

Una edizione smagrita e asciugata da tutti i costi superflui per badare all’essenziale: lo sport di cui si è parlato poco.
«A Pescara ed all'Abruzzo interessano i Giochi del Mediterraneo sulla spiaggia del 2015 e, a tal proposito, rivendico il diritto all'ambizione della città di cui sono stato sindaco e della Regione di cui sono presidente. Tuttavia, c'è bisogno di diligenza che non è altro se non premura di custodire solo ciò che serve per fare bella figura», ha detto il presidente della Giunta regionale, Luciano D'Alfonso.
Il presidente della Giunta regionale ha chiesto al Comitato internazionale dei Giochi di condividere una nota congiunta da inviare al presidente del Consiglio Renzi, al Sottosegretario Del Rio ed al presidente del CONI Malagò «perchè anche lo Stato cominci a mettere inchiostro su carta».
«In ogni caso - ha proseguito il Presidente - occorrerà tenere sempre presente che ormai, anche per eventi di questo tipo, è fondamentale rispettare due principi fondamentali: quello della stabilità economico-finanziaria e quello della precauzione secondo cui ogni budget deve essere rivisto a partire dall'azzeramento delle aspettative precedenti. In sostanza, - ha sottolineato il presidente D'Alfonso - ogni voce va studiata e verificata per individuare cosa rimanga di strettamente necessario».
Già, i tempi sono cambiati e questa volta sarà, forse, più dura avviare quell’olimpiade della spesa e della consulenza clientelare come fu nel 2009. Gli abruzzesi oggi sono un po’ più smaliziati e la legge impone trasparenza vera e niente più ombre o dubbi su come si gestiscono fondi pubblici con comitati “privati”.
Si ricomincia dunque.