LA DECISIONE

Abruzzo. Cassazione: «Il processo Bussi deve rimanere a Chieti»

Respinto l’assalto della Montedison che mirava a spostarlo a Campobasso

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Abruzzo. Cassazione: «Il processo Bussi deve rimanere a Chieti»





ROMA. La Cassazione ha deciso: il processo di Bussi rimarrà a Chieti e potrà proseguire senza ulteriore perdita di tempo.
Viene respinto l’assalto degli imputati e della Montedison che aveva prima chiesto la sostituzione del giudice Geremia Spiniello (ottenuta) e poi rincarato la dose con la richiesta di rimessione del processo ad altra e più serena sede.
Ieri dopo una lunga udienza la cassazione ha stabilità che il processo può rimanere a Chieti e che dunque qui vi è piena serenità di giudizio
Il processo a carico di 19 imputati, in gran parte dirigenti ed ex dirigenti Montedison, per la cosiddetta "discarica dei veleni" di Bussi continuerà ad essere celebrato dinanzi alla Corte d'Assise di Chieti.
I ricorrenti sono stati anche condannati al pagamento delle spese processuali.
Nel ricorso si  sosteneva in soldoni che i giurati non avrebbero avuto la necessaria serenità di giudizio e terzietà in quanto anche loro negli anni hanno bevuto l’acqua contaminata dai veleni.
Secondo l’avvocato Tommaso Navarra, che ieri ha seguito l'udienza per il Wwf Italia, parte civile nel processo: «Finalmente si chiarisce un punto decisivo: vi era e vi è piena serenità di giudizio a Chieti e il processo può finalmente concludersi».
Il delegato regionale del Wwf Abruzzo Luciano Di Tizio invece sostiene che «sarebbe stato errato trasferire altrove il processo allontanandolo dalla sua sede naturale. Il WWF si augura a questo punto che le udienze in Corte d'Assise riprendano con il consueto ritmo per dare finalmente giustizia al territorio».

Il procuratore generale della Cassazione ha chiesto il rigetto della richiesta degli avvocati della Montedison.
L'avvocato Vittorio Supino, per argomentare l'opposizione alla richiesta degli avvocati della Montedison di spostare il processo da Chieti, ha citato il precedente storico del processo Matteotti, spostato da Roma a Chieti. Sostanzialmente Supino, con questo riferimento, ha voluto sostenere la tesi per cui Chieti sarebbe storicamente una sede dove i processi si possono fare perche' c'e' una serenita' di luogo.
Da parte sua l'avvocato Padovani, difensore degli imputati, ha citato il processo Matteotti per sostenere il contrario: Chieti sarebbe una citta' dove si puo' condizionare il giudizio.