SANITA'

Abruzzo. Asl Chieti: medici per turisti solo a sud di Fossacesia

Sguarnite le altre zone, mentre la Regione sta a guardare

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LUCIANO D'ALFONSO E SILVIO PAOLUCCI

D'Alfonso e Paolucci




CHIETI. Dal primo luglio al 31 agosto prossimi la Asl di Chieti ha programmato il potenziamento dell’assistenza medica generica ai turisti. Lo ha deciso l’Uoc (unità operativa complessa) “Governo assistenza sanitaria di base e specialistica” che ha sottoposto al manager Francesco Zavattaro la comunicazione che ieri è stata firmata e che individua le quattro località della provincia di Chieti in cui questo provvedimento andrà in vigore e cioè: San Salvo, Vasto, Torino di Sangro e Fossacesia.
Restano fuori sia le altre località di mare (niente a San Vito, Ortona e Francavilla al mare) sia le zone collinari e di montagna dove forse per la Asl i turisti non ci sono o non meritano lo stesso trattamento.
Questa interpretazione del diritto alla salute (dove sì e dove no nella stessa Asl e chissà come altrove in Abruzzo) non è però una novità assoluta, perché anche negli anni passati le proteste per questa scelta molto limitativa furono tante, ma la Asl si difese sostenendo che a guidare questa limitazione furono gli accessi alla Guardia medica che erano maggiori proprio in quelle zone rispetto – per esempio - a Francavilla, il cui sindaco Antonio Luciani protestò vivacemente.
«Vuol dire che anche stavolta dovrò alzare la voce – spiega l’avvocato Luciani appena conosciuta la notizia – e mi appellerò al nuovo assessore alla sanità per chiedere se deve continuare questo uso aritmetico della sanità o se ci sarà qualche segno di discontinuità».

 In realtà la circolare della Asl si preoccupa anche della altre zone della provincia, dove l’assistenza dei medici di medicina generale «è garantita ai cittadini che dovessero trovarsi fuori dal comune di residenza attraverso l’istituto della visita occasionale sia dai medici singoli che da quelli operanti nei Nuclei delle cure primarie (Ncp), dove costituiti. Ogni visita costerà 15 euro in ambulatorio e 25 a domicilio».
 Insomma è a macchia di leopardo questo welfare estivo della Asl di Chieti che fa pagare i turisti mentre un rifugiato, un clandestino o un qualsiasi cittadino straniero – com’è giusto che sia - vengono curati, assistiti, ricoverati e forniti di medicine in forma gratuita, anche per malattie molto più gravi e costose rispetto alle faringiti o alle otiti dei turisti. Senza dire che un provvedimento del genere sul turismo dovrebbe avere un respiro regionale e non essere lasciato alle iniziative dei singoli manager e che questo servizio della Asl di Chieti sembra un’applicazione di quella sanità ragionieristica che la nuova Giunta regionale voleva trasformare.
Sia chiaro che l’aggravio di lavoro per i medici di base deve essere sicuramente riconosciuto in qualche modo, anche più dignitoso: infatti i 15 euro per una visita sono molto di meno di un diritto di chiamata per riparare una lavatrice in garanzia e ancora molto di meno dell’intervento di un idraulico.
 Ma prendersela con il turista, che è comunque un assistito del sistema sanitario nazionale e che quindi dappertutto in Abruzzo ha diritto all’assistenza sanitaria, sembra molto, ma molto lontano da quell’Abruzzo solidale che D’Alfonso ha sbandierato.
Assessore alla sanità Paolucci: se c’è, batta un colpo.

Sebastiano Calella