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Sanità Abruzzo, già scritto dal Ministero il programma di D’Alfonso

Nessuno sconto su piccoli ospedali, rete residenziale e punti nascita

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Sanità Abruzzo, già scritto dal Ministero il programma di D’Alfonso




ABRUZZO. E’ già scritto il programma di Luciano D’Alfonso per la sanità regionale abruzzese.
Ed è un elenco autorevolissimo di punti irrinunciabili per il futuro assessore al ramo, soprattutto se i due assessorati alla sanità ed al bilancio saranno accorpati. Dopo averlo inutilmente chiesto al commissario Gianni Chiodi, ora il Mef (ministero dell’economia e delle finanze) indica gli stessi punti alla nuova Giunta regionale: completare la riconversione degli ospedali, definire una volta per tutte le Unità operative nelle singole Asl ed il numero delle Uccp (le unità complesse di cure primarie tra medici di famiglia e specialisti), decidere con chiarezza e secondo setting assistenziali precisi la rete residenziale ed i ticket alberghieri per queste strutture.
Si tratta cioè di riempire di contenuti concreti tutti i discorsi sulla necessità di spostare l’assistenza sanitaria dall’ospedale al territorio. Infatti nei giorni scorsi è stato pubblicato il Rapporto n° 1 sul “Monitoraggio della spesa sanitaria”, a cura del Mef, Dipartimento della Ragioneria generale dello Stato, che in 188 pagine analizza i dati della spesa sanitaria in Italia, le criticità, i provvedimenti adottati e da adottare sia nelle regioni senza Piano di rientro dai debiti sia in quelle commissariate, come l’Abruzzo.
I dati sono aggiornati alle riunioni del 17 e 22 aprile scorso del Tavolo romano di verifica degli adempimenti e del Comitato Lea (livelli essenziali di assistenza). Il verbale non è tutto rose e fiori per l’Abruzzo, anche se va detto che la nostra regione ha operato meglio delle consorelle sotto Piano di rientro ed alla fine il suo sforzo di risanamento è stato premiato con l’erogazione di 40 mln di euro, prima negati. Ma qui non si tratta di valutare il passato per verificare se il commissario Gianni Chiodi ha ben operato: si tratta invece di valutare i punti che il Mef ritiene ancora non conclusi e che la nuova gestione D’Alfonso dovrà completare. Perché se è vero che dal punto di vista dei bilanci c’è stato un progressivo miglioramento fino al sostanziale pareggio, ci sono prescrizioni che non sono state ancora  realizzate. Il che equivale a dire che la Giunta regionale in carica ha già assegnati i compiti a casa e cioè realizzare pienamente una sanità meno ospedale-centrica e più diffusa sul territorio, più orientata a realizzare il diritto costituzionale alla salute che il pareggio di bilancio. Ritornano cioè i problemi dei piccoli ospedali chiusi, delle guardie mediche soppresse, della rete di emergenza-urgenza, insomma dei servizi al territorio che è sempre più sguarnito dopo anni di promesse sul potenziamento dei Distretti sanitari. Riuscirà D’Alfonso a sanare la ferita degli ospedali soppressi, trasformandoli – ad esempio - in ospedali di comunità a servizio dei cittadini, gestiti dai medici di base e forniti di servizi essenziali proprio per non lasciare emarginate le zone interne? E’ questa la sfida, ma intanto bisogna fare i conti con le prescrizioni del Mef.

LE PRESCRIZIONI DEL MEF DOPO L’ULTIMO MONITORAGGIO DELLA SANITÀ ABRUZZESE
Infatti la Regione – secondo il Rapporto appena pubblicato - dovrà aggiornare ed integrare il Programma operativo 2013-2015 e far fronte a tutti i contenziosi pendenti. Dovrà quindi chiarire l’accreditamento delle strutture sanitarie, visto che il Mef chiede di essere aggiornato sull’argomento con un unico report riassuntivo, mentre «resta in attesa di un’informativa sullo stato di avanzamento dei lavori di complessiva revisione della legge regionale n. 32/2007 sull’accreditamento e sui tempi di definizione della nuova proposta».
C’è poi il capitolo degli atti aziendali, per il quale il Ministero chiede «un cruscotto di sintesi per tutte le strutture ospedaliere pubbliche da cui sia possibile individuare posti letto (ordinari e diurni) e discipline (Uoc, unità operative complesse e Uos, unità operative semplici) e numero esatto delle strutture complesse e semplici previsto a livello regionale, a seguito della loro rimodulazione».
Il che significa che le piccole furberie dei vari manager per strappare qualche primario in più saranno smascherate, così come verrà definitivamente risolta la riorganizzazione dei punti nascita (già decisa da una commissione tecnica e poi ampliata dal sub commissario Zuccatelli) e si dovrà decidere definitivamente sulla compartecipazione (cioè sul ticket) per i ricoverati nelle Rsa. Ma il vero punto dolente su cui D’Alfonso si dovrà esercitare è – come detto - il “processo di riconversione dei presidi ospedalieri”: il Mef aspetta «indicazioni sul numero complessivo di Uccp (unità complesse di cure primarie composte di medici di base e di specialisti) da attivare sul territorio regionale, evidenziandone le caratteristiche e le azioni intraprese a livello regionale». Così come per gli Hospice è attesa «una tabella riepilogativa dei posti letto per singola struttura attivata ed informazioni relative alle caratteristiche strutturali ed organizzative delle strutture». «Relativamente alla rete territoriale residenziale e semiresidenziale, i Tavoli romani rilevano la non coerenza, in termini di posti letto, tra quanto dichiarato nel provvedimento di riorganizzazione della rete e quanto rappresentato all’interno dei Programmi operativi. Chiedono perciò di chiarire il numero di posti letto da “attivare o disattivare” per singola Asl secondo i diversi setting assistenziali: il fabbisogno previsto di posti letto, il numero di quelli accreditati o solo autorizzati e di quelli di cui si prevede l’accreditamento, insomma il numero di posti letto da attivare o disattivare».

Sebastiano Calella