L'INTERVISTA

Guido Dezio: «mi spiace ma non seguirò Luciano nella nuova avventura»

«Ora voglio solo essere considerato come individuo e ritornare alla mia vita»

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Dezio con il suo difensore, Marco Spagnuolo

Dezio con il suo difensore, Marco Spagnuolo




2° PARTE. PESCARA. «Sono stanco. La mia salute ha vacillato. Mi è sembrato di vivere un incubo e di impazzire. Gli arresti ed il processo sono stati una esperienza che mi ha segnato per sempre. Ora sono stanco e voglio solo una vita normale».
Il tema del dolore ritorna spesso nelle parole di Guido Dezio, ex braccio destro di Luciano D’Alfonso e con lui tirato dentro il grande processo per tangenti finito con assoluzioni per tutti e qualche prescrizione.
Non c’è ragione di dubitare che la sofferenza sia stata tanta ed anche la stanchezza ha oggi il suo peso, anzi lo avrà sul futuro, non solo quello di Dezio. Infatti subito dice: «qualche giorno fa ho rivisto Luciano dopo che l’ho aiutato in campagna elettorale e prima che lui mi parlasse o mi facesse proposte gli ho detto la mia».
Così quasi a bruciapelo il neo governatore D’Alfonso ha ascoltato dalla voce del compagno più fedele di una vita l’intenzione di fare un altro passo indietro, quello che li allontana come non mai.
«Gli ho detto che seguirlo significa lavorare tantissime ore al giorno, spostarsi freneticamente, trascurare la famiglia e avere una tempra forte così come una resistenza fuori dal comune», ha raccontato Dezio, «al solo pensiero di dover fare oggi tutto questo mi rendo conto che non sarei affatto in grado. La mia vita è cambiata e sono cambiato anche io. Dunque gli ho detto: “Luciano rimango a Pescara a fare il dirigente e a lavorare per il Comune”».
«E D’Alfonso come l’ha presa?»
«Luciano ha capito subito, mi conosce e sa cosa ho passato e cosa voglio. Mi ha detto: “Guido ti capisco”. Ora è tempo di dedicarmi alla mia famiglia, alle mie bambine, al mio lavoro. Vorrei che ora la mia vita fosse molto più simile a quella di tanti e fatta di cose normali e comuni».

LO STRESS, I RIFLETTORI ED IL PREZZO DA PAGARE
E poi ritorna il dolore di quei giorni di inchieste e processi…
«A volte mi domando per quanto tempo ancora dovrò pagare per quello che non ho fatto. Il passato mi perseguita… non sono ancora riuscito ad elaborare questa vicenda che è troppo grossa per me. Ho pregato moltissimo ed ho fatto uno sforzo enorme per rimanere lucido e non impazzire. Non può immaginare lo stress di essere sempre al centro dell’attenzione e non potersi difendere o parlare».
«Sono state scritte tante falsità sul mio conto, fin dal primo giorno ma io non sono quella persona che hanno dipinto, quelle falsità sono state smentite da una serie di provvedimenti e sentenze. Mi è stato consigliato di difendermi solo nel processo e per questo non ho mai parlato né risposto sui giornali né ho mai detto o rimproverato nulla ai giornalisti. Credo molto nella libertà e nel diritto di cronaca ma voi fate molto male e quando si scrive di chi non è nemmeno stato rinviato a giudizio si rischia molto… siete abituati a sparare senza pensare alle conseguenze…»

IO, UNA MEDAGLIA CHE HA SOLO IL ROVESCIO
Poi parla di “Luciano”, come lo chiama, e lo dipinge proprio così come sembra: «è assorbente», dice, «calamita attenzione, riesce ad essere convincente, è una persona fuori dal comune… Anche lui ha sofferto molto ma vede se uno decide di fare politica e di amministrare si assume una certa dose di rischio che le cose possano andare male. E’ nell’ordine delle cose. Luciano ha lavorato per essere assolto, voleva essere assolto a tutti i costi e voleva anche l’assoluzione delle urne, della gente e lo voleva fortemente era quasi vitale per lui. Ora è lì si è preso le sue rivincite. Ma per me è diverso, per me c’è solo il rovescio della medaglia che implica una assunzione di rischio che non viene compensata. Sono una medaglia che ha solo il rovescio».

LA MIA CASA
Poi si parla ancora del futuro e della sua casa di sempre dove abita «70 metri quadrati dove vivevamo in 4 e che da poco abbiamo ristrutturato allargandola grazie alla cessione della tavernetta di mio suocero e così stiamo più larghi…»
«I lavori li ha fatti una ditta amica?»
«Assolutamente no è una ditta di Ortona che non conoscevo…»
Poi parla della “giustizia” e del grande amore per le istituzioni della Repubblica che intende continuare a servire e nelle quali crede cecamente.
«Pensi che da giovane ho avuto problemi perché avevo occupato la sede della Dc con uno striscione che diceva “fuori i corrotti dalla Dc” e poi hanno arrestato me… si rende conto?».
Tra le cose che proprio Dezio non ha gradito delle accuse giunte dalla procura sono state un paio di righe scritte dal pm Gennaro Varone nel suo ricorso al tribunale della libertà che poi annullò il suo arresto.
«Mi ricordo che il pm scrisse che siccome non avevo risposto all’interrogatorio di garanzia questo era un indizio di colpevolezza. I giudici censurarono pesantemente questo assunto e scrissero che era pieno diritto dell’indagato di non rispondere e dunque non poteva costituire un “indizio di colpevolezza”. E poi se uno sapesse come vanno davvero le cose scoprirebbe che la verità molto semplice… Pensi come potevo stare il giorno dell’arresto e che animo potevo avere di leggere centinaia di pagine. Poi 48 ore dopo e solo pochi minuti prima di entrare in aula chiesi al mio avvocato, una grandissima persona, Medoro Pilotti Aielli, “avvocato che facciamo?”. “Dezio”, rispose dandomi del lei, “non si fanno interrogatori al buio per cui non parleremo”. Ho messo la mia vita nelle mani di questo professionista e basta».

«SONO ANCHE IO UNA PERSONA E NON IL “BRACCIO DESTRO DI”»
Quello che emerge dalla persona è forse una certa delusione recondita nell’aver avuto enorme passione politica che non ha dato i frutti sperati. Anche quando sente pronunciare dal giornalista “lei è il braccio destro di…” reagisce con fastidio e fa notare che anche lui è una persona a sé stante e che sarebbe bello che le persone tutte lo potessero giudicare «male o bene» ma per quello che sono «e non perché sono il «braccio destro di…»
«E dopo tutta questa sofferenza che cosa potrebbe risarcirla?»
Ci pensa molto e sono momenti infiniti…
«Vorrei che i fari si spegnessero su di me. Vorrei essere apprezzato professionalmente per quello che produco e valgo. Vorrei che in molti capissero che non sono esattamene quel tipo di individuo che è stato descritto dai giornali. Ora è tempo di stare con la mia famiglia e di dedicarmi di più a loro. E farò di tutto per riuscire a superare quello che è stato».

Alessandro Biancardi

Siccome alcuni temi toccati ci sembrano importanti pubblichiamo qui sotto la sentenza della Corte di Appello di assoluzione (passata in giudicato) riguardo l’inchiesta del presunto concorso truccato e l’ordinanza di revoca degli arresti di Guido Dezio. La sentenza Housework l’avevamo già pubblicata molti mesi fa.

GUIDO DEZIO. Revoca Misura Cautelare_Tribunale Libertà by PrimaDaNoi.it

GUIDO DEZIO. Sentenza Irrevocabile_Corte D'Appello