IL PARERE TECNICO

Il vero problema della legge elettorale: si può essere eletti anche con zero voti

Secondo la norma si deve passare ad altro collegio se questo è "saturo"

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CONSIGLIO REGIONALE




ABRUZZO. Secondo vari cultori della intricata materia e nello specifico della non chiarissima legge elettorale, a parte i problemi interpretativi alla base vi sarebbero criteri non omogenei che darebbero luogo a paradossi incredibili.
L’attuale legge innova fortemente la precedente norma su vari punti, ma soprattutto in maniera precisa ed essenziale sul tema della "rappresentanza politica". Infatti la LR 9 / 2013 indica chiaramente che nell'assegnazione territoriale dei seggi vanno computati tutti i voti validamente espressi.
A questo aggiunge che tale assegnazione va fatta in proporzione ai voti espressi, ponderati per circoscrizione, attribuendo i resti in base al rapporto percentuale sul totale dei voti espressi in un determinato territorio.
Entrambi questi criteri tendono a dare la più fedele possibile composizione del Consiglio ragionale in corrispondenza all'effettivo voto espresso circoscrizionalmente dai cittadini.
Tali innovazioni non sono di poco conto, in quanto designano la volontà del legislatore di far corrispondere la pesatura effettivamente e proporzionalmente espressa per le liste circoscrizionali con la composizione del Consiglio. Solo in tal senso andrebbe interpretata l’innovazione rispetto all’assegnazione dei seggi sui cosiddetti resti.
Infatti ponendo come centrale il risultato percentuale delle liste circoscrizionali sul totale dei voti espressi (comprese le liste che su base regionale non abbiano superato gli sbarramenti) e non la percentuale sul quoziente pone un’ulteriore garanzia di rispondenza tra “pesatura reale” delle liste circoscrizionali ed attribuzione dei seggi.
Fin qui tutto bene anzi meritevole, visto che corregge alcune distorsioni della norma precedente.

LA NOTA DOLENTE
Ora viene la nota dolente. La norma inserisce una clausola di “salvaguardia territoriale”, già di per sè incongrua in una regione a circoscrizioni pressoché omogenee, che inevitabilmente si pone in contraddizione con quanto finora detto.
Tale clausola prevederebbe, in fase di assegnazione, il rispetto integrale del numero seggi assegnati alle circoscrizioni in base alla popolazione delle medesime (cioè in base agli abitanti e non dei voti presi).
La cosa grave non è tanto un difetto di "coerenza" pur esistente, ma il difetto di "completezza" della norma.
Infatti il criterio di “rappresentanza territoriale” può essere integrato e armonizzato con quello della “rappresentanza politica” a condizione di prevedere meccanismi precisi e ragionevoli di "aggiustamento".
In tal senso ad esempio si muove la norma che disciplina le elezioni per la Camera dei Deputati a valle di un primo riparto circoscrizionale. Nel nostro caso però tale meccanismo è inapplicabile vista la sostanziale differenza del procedimento di assegnazione a monte.

DUE CRITERI DISOMOGENEI CHE CCREANO IL PARADOSSO
Nella legge regionale dunque nulla è detto sul come ottenere la compenetrazione dei due criteri e su quale procedura seguire. Anzi, pericolosamente, si lascia aperta una interpretazione che vedrebbe l'assegnazione, di fatto casuale, di alcuni seggi.
Ovvero dei seggi potrebbero essere assegnati non in base ai voti effettivamente espressi per le liste circoscrizionali ma "d'ufficio" in una determinata circoscrizione. Questa è la strada interpretativa scelta dalla Corte d’Appello dell’Aquila.
In sostanza quindi sarebbero assegnati in maniera del tutto casuale in dipendenza della "saturazione" delle altre circoscrizioni. Cioè non sul territorio dove una lista ha conseguito i propri migliori risultati elettorali ma potenzialmente dove ha perseguito i peggiori.
Addirittura è perfettamente possibile che una lista circoscrizionale elegga pur avendo conseguito zero voti.
Una palese contraddizione con tutto quanto esprime la legge stessa. Inoltre vi sarebbe una non omogeneità di principio nel trattamento delle liste ed una assoluta irrintracciabile ratio oggettiva del procedimento.
In assenza di un criterio logico e ragionevole di compenetrazione dei due principi menzionati quindi non si può che dedurne che la clausola di salvaguardia territoriale non esplica i suoi effetti e pertanto rimane in auge il fenomeno di "slittamento" dei seggi tra le circoscrizioni assegnandoli in base ai migliori risultati conseguiti dalle liste circoscrizionali.
In caso contrario è certo che vi saranno problemi e ricorsi.