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Città metropolitane, Veneto impugna legge. A rischio la ‘Grande Pescara’?

Di Carlo: «in Abruzzo nessun pericolo»

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Città metropolitane, Veneto impugna legge. A rischio la ‘Grande Pescara’?





VENEZIA. La Giunta regionale del Veneto sulle barricate contro la legge che istituisce le città metropolitane.
L'esecutivo di Palazzo Balbi si è riunito ieri in via straordinaria dando mandato all'Avvocatura regionale di proporre alla Corte Costituzionale l'impugnativa della legge che detta "Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni".
Secondo quanto trapela nei corridoi della giunta veneta, l'esempio potrebbe essere seguito a stretto giro di posta da altre regioni come la Lombardia. E chissà se anche in Abruzzo, ancora alle primissime fasi della Grande Pescara (sì al referendum ma manca ancora una legge regionale) potrebbero esserci delle ripercussioni. Una settimana fa i cittadini di Pescara, Montesilvano e Spoltore hanno detto sì alla fusione dei tre comuni. Ma adesso cosa cambierà veramente? La legge è di competenza del Consiglio regionale ma dopo le proteste che arrivano dal Veneto potrebbe cambiare qualcosa?
«Abbiamo voluto con forza questo ricorso perché la città metropolitana si delinea come l'ennesimo, inutile e incostituzionale carrozzone - spiega il presidente Luca Zaia -. Gli effetti della legge Delrio saranno paradossali: il primo e più evidente sarà che l'intera popolazione della provincia di Venezia si troverà ad avere come proprio sindaco metropolitano quello della città capoluogo, senza averlo né scelto né democraticamente eletto. Una sorta di supercommissario che lavorerà, è evidente, nell'interesse prevalente di chi lo ha eletto e non degli abitanti di tutto il territorio metropolitano».
Per Giorgio Orsoni, sindaco di Venezia e coordinatore nazionale in sede Anci delle città metropolitane, la giunta veneta di centrodestra ha semplicemente «voluto fare uno spot elettorale in vista del secondo turno delle amministrative».

«L'impostazione che viene data al preannunciato ricorso - continua Orsoni, bollando l'esecutivo veneto di 'arretratezza culturale' - dimostra come non si sia voluto capire quale è il senso della riforma Delrio».
«Mi meraviglia inoltre che l'incarico di predisporre il ricorso - la stoccata finale del sindaco - sia stato affidato al prof. Luca Antonini, ordinario di diritto costituzionale presso l'Università di Padova, un consulente del governo che ha collaborato alla predisposizione del testo della legge Delrio».
La legge Delrio, replica Zaia, rappresenta «una violazione evidente dei diritti di rappresentanza dei cittadini della provincia di Venezia. Una riforma allucinante e aberrante».
Le contestazioni del Veneto si incentrano soprattutto sul fatto che la istituzione di una città metropolitana deve essere effettuata con procedura costituzionale che veda una azione propulsiva delle comunità locali e la partecipazione delle Regioni. Inoltre, nel prevedere che la città metropolitana coincida con il territorio della provincia, la legge contempla anche per i comuni capoluogo limitrofi la possibilità di aderirvi. Anche in tal caso, sostiene il Veneto, senza consultare le popolazioni interessate, ma prevedendo che, anche qualora la Regione interessata esprima parere contrario alle proposte di adesione formulate dai Comuni, sia il Governo a intervenire proponendo al Parlamento un disegno di disegno di legge contenente le modifiche territoriali di province e città metropolitane.

 

DI CARLO: «NESSUN PROBLEMA PER LA GRANDE PESCARA»
«Una eventuale impugnativa della Giunta regionale del Veneto della legge che istituisce le città metropolitane - di cui si parla in queste ore - non comporterebbe alcun riflesso sul processo di formazione della Grande Pescara che la scorsa settimana ha avuto il via libera della maggioranza dei cittadini dei tre comuni interessati», assicura Alessio Di Carlo, già candidato sindaco de La Grande Pescara.
«L'istituto della fusione dei comuni - che non ha niente a che vedere con l'istituzione delle aree metropolitane - esisteva e viene costantemente adoperato da anni, ben prima, dunque, dell'approvazione del decreto Delrio che, da questo punto di vista, non ha alcuna ripercussione sul processo di formazione del nuovo comune».
DI CARLO: «NESSUN PROBLEMA PER LA GRANDE PESCARA»

 

«Una eventuale impugnativa della Giunta regionale del Veneto della legge che istituisce le città metropolitane - di cui si parla in queste ore - non comporterebbe alcun riflesso sul processo di formazione della Grande Pescara che la scorsa settimana ha avuto il via libera della maggioranza dei cittadini dei tre comuni interessati», assicura Alessio Di Carlo, già candidato sindaco de La Grande Pescara.«L'istituto della fusione dei comuni - che non ha niente a che vedere con l'istituzione delle aree metropolitane - esisteva e viene costantemente adoperato da anni, ben prima, dunque, dell'approvazione del decreto Delrio che, da questo punto di vista, non ha alcuna ripercussione sul processo di formazione del nuovo comune».

COSTANTINI: «NESSUN RISCHIO»

«Non esiste nessuna possibile relazione tra il ricorso alla Corte Costituzionale annunciato dal presidente della Regione Veneto Zaia contro il DDL Del Rio sulle Citta' Metropolitane ed il processo di fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore», conferma anche  Carlo Costantini, presidente Comitato promotore del Referendum sulla Nuova Pescara. «Dunque - osserva Costantini - nessun ricorso alla Corte Costituzionale potra' essere proposto dalla Regione Abruzzo e nessun pericolo corre il processo di fusione votato in massa dagli elettori il 25 maggio; processo di fusione che, al contrario, proprio nel DDL Del Rio trova ulteriori argomenti di convenienza per il territorio, che spingono ad andare avanti nella direzione ormai segnata dagli elettori».