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UdA, Bilancio consuntivo approvato all’unanimità: ecco le cifre

Il CdA approva e condivide ma molte spese restano misteriose

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Carmine di Ilio

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CHIETI. Il Bilancio consuntivo 2013 della d’Annunzio è ok. All’unanimità. E lo dice il CdA che in questo modo lo consegna all’ufficialità così come era stato presentato al Senato accademico, accogliendo la relazione illustrativa del rettore Carmine Di Ilio che ne ha ripercorso – senza particolari approfondimenti – i dati più significativi.

Gli studenti iscritti sono 28.196 (rispetto ai 31.691 del 2010), con diminuzione a Scienza della formazione( meno 25%), Scienze manageriali, Farmacia ed Economia (intorno al meno 9%), mentre gli immatricolati di quest’anno sono diminuiti del 37% a Scienze della formazione e del 22% ad Economia e Farmacia.
Il costo del personale di ruolo è di 65 mln (lo scorso anno erano 69 mln), le entrate sono 249 mln, le spese 192, l’avanzo è di quasi 48 mln.
Il bilancio è dunque passato senza rilievi e senza pubblicità, pur essendo il documento più importante della vita dell’Ateneo. Chi aspettava almeno un comunicato è rimasto deluso da questa trasparenza, che annunciata in più sedi, è ferma a marzo per la pubblicazione sul sito dei verbali del CdA e del Senato accademico ed è addirittura “silenziosa” sul bilancio.
E quindi le cifre restano alla libera interpretazione di chi le legge e molte domande restano senza risposta. In particolare dalla relazione si cercava di capire la direzione del percorso della gestione del rettore Carmine Di Ilio e del dg Filippo Del Vecchio, condivisa peraltro dal CdA. Trattandosi di un consuntivo, viene fotografato solo il passato dell’UdA con il confronto dei dati del 2012, ma dal Bilancio non è emersa nessuna strategia.
E così sfilano solo i dati sugli studenti (19 mln di le tasse entrate), sui docenti (sono 705 tra prima e seconda fascia più i ricercatori) e sul personale dipendente (342) al quale vengono aggiunti 30 collaboratori linguistici, conteggiati stranamente a parte (su questa scelta Revisori e CdA non hanno eccepito nulla).
L’unico cenno strategico e non contabile si trova al termine della relazione sul «sistema di finanziamento dell’università che si evolve in senso meritocratico/competitivo, in un contesto di riduzione e di tagli alla spesa pubblica».

SPESE ANCORA ALTE E MISTERIOSE, SPENDING REVIEW SOLO EVOCATA
In realtà alcune cifre riportate nel Bilancio non sembrano andare nella direzione della competizione meritocratica e della spending review e soprattutto restano misteriose perché vengono presentate in forma accorpata. Ad esempio la spesa per il funzionamento degli organi è di 279 mila euro, ma di queste si evidenzia solo  l’indennità del rettore pari a 35 mila euro l’anno. Così si spendono 179 mila euro per il Comitato di etica (molto pletorico), 376 mila euro per le attività studentesche (quali?) rispetto ai 227 mila euro previsti.
Invece si spendono 254 mila euro per i docenti a contratto. Per gli affitti la spesa è di 443 mila euro, la manutenzione arriva a 3.123.000 euro (da 1.751.000 euro previsti) mentre utenze e spese energetiche (elettricità, telefoni e riscaldamento) succhiano
4.218.000 euro (da 3.820.000 euro previsti). Una cifra spaventosa quest’ultima, una vera emorragia che altri enti hanno tagliato con pannelli solari ed interventi mirati per il risparmio energetico. Infine ci sono i 7.500.000 per la pulizia e la sorveglianza (almeno qui lavorano due cooperative) ed 1.549.000 euro per l’informatizzazione e la rete di Ateneo. La chicca finale è il contributo per il funzionamento (organi, personale, energia?) della Fondazione che è di 485 mila euro. Tutte spese non comprimibili? Di sicuro il CdA conosce, condivide e approva all’unanimità queste spese ma che il personale e gli studenti ignorano nei dettagli. Senza dire che sono 120 i mln del Ffo (fondo di finanziamento ordinario) su 132 di entrate dallo Stato e solo 1.596.000 mila euro da Regione, Province e Comuni: cioè il territorio si comporta come se l’UdA non esistesse.
Sono infine solo 18 mln le somme pagate sui 75 mln delle spese in conto capitale previste: si tratta solo del 20%, il che dimostra una scarsa capacità realizzativa della d’Annunzio.
Certo l’avanzo di amministrazione supera i 47 mln, ma di fronte ai problemi evocati dalla dirigenza (Villaggio Mediterraneo, fidejussione Bper al Cus, altri contenziosi) è rimasta senza risposta la domanda delle domande: e cioè quali cifre da accantonare in modo prudenziale per l’eventuale arrivo di qualche tempesta finanziaria (come un decreto ingiuntivo della Bper).

Sebastiano Calella