TRAPASSATO FUTURO

Abruzzo. Il “nuovo” Luciano, le lobbies, gli abruzzesi e le profezie che si avverano

D'Alfonso presidente: il destino ineluttabile dell'Abruzzo

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Abruzzo. Il “nuovo” Luciano, le lobbies, gli abruzzesi e le profezie che si avverano

L'ANALISI. ABRUZZO. Tutto si è compiuto. Il disegno quasi divino è stato portato a compimento. Chi ha voluto con impegno e pervicacia che Lucano D’Alfonso diventasse la massima autorità della Regione Abruzzo ha raggiunto il suo scopo avendo lavorato per questo per oltre un anno.
D’Alfonso promette di essere il sindaco della Regione che porterà “ovunque” ed è con lui che gli abruzzesi che lo hanno votato e i pochi altri che non lo volevano dovranno fare i conti con metafore, locuzioni, citazioni dotte, sottintesi sapienti e tanta carne al fuoco.
Il Luciamion ora può trasformarsi in Katerpillar e tracciare la strada del nuovo corso, sicuri che l’iperattivismo per troppo tempo sopito del Luciano regionale esploderà presto.
Non c’è da dubitare che si faranno tantissime cose e che il passo sarà diverso e si noterà la differenza; in fondo è solo per questo che gli abruzzesi lo hanno votato, chiudendo un occhio anche sul suo passato.
Già il passato. Sembra che gli ultimi anni di scandali e processi siano stati cancellati in un battibaleno e che zie, bancomat immacolati, case lussuose costruite con gli spiccioli siano solo un incubo che svanisce all’alba. E quella di oggi è proprio quell’alba che però forse non riuscirà a far svanire il passato che invece ritornerà prepotente nel prossimo futuro: i guai giudiziari del neo presidente non sono terminati. Ma evidentemente gli abruzzesi hanno ritenuto che non ci fossero alternative altrettanto valide seppure “immacolate”.
Si può dire che con D’Alfonso hanno vinto i poteri forti che incarna, hanno vinto i tantissimi imprenditori che sono stati ammaliati, catturati e convinti, hanno vinto le banche e i piani alti del Pd. D’Alfonso promette di tendere una mano alle imprese e velocizzare lo sviluppo e la produzione. Se lo aspettano in tanti. C’è anche da sperare che il futuro sia diverso dal passato, almeno nel metodo, perché le assoluzioni o i reati prescritti non cancellano l’accentramento autoritario e impositivo che magari accelera procedure a discapito delle regole. Di sicuro il nucleo forte del D’Alfonso sindaco è ritornato con Guido Dezio e Marco Presutti a sostenerlo dietro le quinte.
D’Alfonso ha vinto perché convince, perché viaggia non solo sul suo camion, perché proietta una visione che sembra aperta e globale dell’ex isola felice, disegna un mondo nuovo ed una classe dirigente nuova che però nuova non è.
Chiodi invece ha perso con onore e avrebbe potuto fare meglio: sconta 5 anni di gestione solitaria del terremoto, sanità e Regione. La sconfitta non può che essere tutto merito suo.
Una buona metafora di chiusura è la figuraccia che l’intera regione ha fatto nella gestione dei dati delle elezioni affidati alla stessa struttura tecnica regionale e all’Arit un gioiello di cui pochissimi scorgono il valore.
In fine, moltissimi analisti sono rimasti disorientati dai risultati di queste elezioni 2014. Anche in Abruzzo probabilmente ci si attendeva molto di più dal M5s che pure sconta i suoi errori di metodo e sostanza dimenticando che nelle elezioni locali contano le persone e non le idee.
Eppure il 2 settembre 2013 mentre provavo ad immaginare l’anno lavorativo che avremmo vissuto scrivevo che era chiara la fine di un ciclo iniziato con l’elezione di D’Alfonso (2003) e Del Turco (2005) e proseguito con gli arresti del 2008 e l’avvento del centrodestra di Chiodi che ha esaurito la sua corsa ieri.
E prima di qualunque dibattito sui candidati, sulle polemiche delle primarie, prima che succedessero un bel po’ di cose a settembre scrivevo:

 

«Così sbilanciandoci in una ostica profezia la palla di vetro di Pdn vede D’Alfonso salire in Regione come allora Del Turco e il vento cambierà ancora per il centrodestra che non ha alcuna speranza di contrastare le capacità ipnotiche del “nuovo” D’Alfonso ma soprattutto perchè il centrodestra ha avuto il suo tempo per fare».


E ancora

 

«Nelle prossime elezioni non serviranno arresti eclatanti per orientare gli elettori già sufficientemente disinteressati e anestetizzati a tutto quello che ha a che fare con la moralità e l’onestà.
Figurarsi se qualcuno potrà osare domandarsi se sia opportuno o meno candidare a presidente della Regione chi è ancora soggetto ad un secondo grado di giudizio (più altri procedimenti) per accuse gravissime ma soprattutto dopo che in tribunale sono affiorate verità acclarate e, in molti casi, svelate dagli stessi imputati che per chiunque sarebbero imbarazzanti. Per questo sarà come sempre e l’onnipotente D’Alfonso darà l’impressione di elevare l’Abruzzo alla soglia di dignità di altre grandi regioni ripartendo con le grandi opere e facendo. Resta da capire se il metodo sarà lo stesso di sempre o se davvero ci sarà qualcosa di nuovo e di “rivoluzionario”».

 


Così è stato. Tutto si è compiuto. Adesso può iniziare un “nuovo” ciclo.

a.b.