VERSO IL VOTO

Abruzzo. Acerbo in piazza sfida il «centrosinistro»: «ci vuole coraggio a candidarsi con quelli»

«Siamo onesti ambientalisti di sinistra, che c’entriamo con loro?»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2242

Abruzzo. Acerbo in piazza sfida il «centrosinistro»: «ci vuole coraggio a candidarsi con quelli»




PESCARA. «Stiamo facendo una bella battaglia, stiamo dimostrando che non siamo tutti uguali ma loro sono tutti uguali».
Così ieri Maurizio Acerbo, candidato presidente della lista ‘L’altra Regione con Acerbo’ ha chiuso in piazza primo maggio la campagna elettorale. ‘Loro’ sono quelli del centrosinistra da cui la lista «ambientalista e di sinistra» ha preso le distanze. Un divorzio «obbligato» quanto netto che in questa campagna elettorale è stato ostentato con forza. Un divorzio fatto di demarcazione continua del territorio, di domande senza risposta  (sulle vicende giudiziarie di D’Alfonso) e di una posizione chiara di Acerbo come degli altri candidati: «chi fa finta di non vedere è un complice o un ignavo». Un divorzio, non consensuale ma inevitabile con quelli di Sel che invece hanno deciso di supportare l’ex sindaco di Pescara: «Mi dispiace», ha detto Acerbo, «che la sinistra nobile pescarese non riesca a segnare una linea di demarcazione… prima combattevamo insieme per battere la Dc ed ora loro stanno lì con la nuova Dc, meno nobile di quella di un tempo».
Duecento cittadini ad ascoltare il comizio e sul palco, insieme ad Acerbo, anche Loredana Di Paola, candidata sindaco. «Lei è la cognata più famosa d’Abruzzo», ha detto il candidato presidente richiamando le accuse di D’Alfonso in un comizio tv: «peschi da un bacino di 3 voti, siete rimasti solo tu e tua cognata».

«CI SIAMO STACCATI DA UN GRUPPO DI POTERE»
Acerbo ha ricordato gli uomini simbolo della sinistra da Berlinguer a Rostagno non dimenticando Impastato. «Noi con la nostra storia cosa c’entriamo con quelli la?», ha detto puntando il dito alla sua sinistra, ovvero ad una piazza Salotto in allestimento in attesa del comizio finale di Luciano D’Alfonso in programma qualche ora più tardi. «Niente», si è risposto. «Se non ci fossimo stati noi non c’era nessuno che osasse chiedere all’uomo più potente d’Abruzzo ‘tu come cazzo campavi senza prelevare i soldi dal tuo conto in banca’».
«Dobbiamo decidere con chi non stare e contro chi stare. Noi abbiamo deciso di staccarci da un gruppo di potere. Ci vuole coraggio a candidarsi con loro. Noi siamo onesti ambientalisti di sinistra e non ci sarebbe mai nemmeno passato per il cervello che potessimo aiutarli a fargli eleggere indagati o mandare in Regione i responsabili della distribuzione dell’ acqua contaminata».
Il riferimento è a Giorgio D’Ambrosio e Donato Di Matteo. Il primo sarà nelle fila del Pd che non ha avuto dubbi a candidarlo anche alla luce della sua archiviazione nell’ambito dell’inchiesta Bussi. Il secondo, invece, estromesso dal Partito Democratico è riuscito comunque a spuntare un posto in una lista civica di appoggio a D’Alfonso.
«L’Abruzzo per settimane è stato su tutte le cronache nazionali per l’acqua contaminata», ha continuato Acerbo, «ma il centrosinistro non è stato capace di escludere i responsabili dell’erogazione dell’acqua avvelenata. Sono spudorati».
«Quando ce la prendiamo con Di Matteo», ha spiegato il candidato, «ci accusano di prendercela con una specie di Padre Pio. E’ vero che lui nella vicenda dell’acqua è stato prosciolto. E’ vero però che prendeva un sacco di soldi, ma dice che non leggeva la posta e non sapeva che distribuiva acqua avvelenata. A Londra, Stoccolma, Berlino uno che da queste risposte non lo avrebbero candidato nemmeno ad una assemblea di condominio».

«NON SIAMO GIUSTIZIALISTI»
«Non siamo giustizialisti», ha detto ancora Acerbo. «Noi la politica la facciamo per altri motivi e con altri valori. Noi facciamo nomi e cognomi, siamo gli eredi della resistenza contro il populismo perchè quando dici ‘fanno tutti schifo’ si rischia la nascita di un nuovo Hitler. Quando fai nomi e cognomi ti assumi responsabilità per cambiare le cose».
«Sono una cittadina indignata», ha detto invece Loredana di Paola. «Questa città è il risultato di una politica fallimentare, una città che potrebbe essere europea in realtà è invivibile e soffocata dallo smog». Di Paola ha parlato anche della filovia («una truffa da 30 milioni») dei «fiumi fogna» e dell’«abuso del demanio pubblico», ma anche della cultura «che sta morendo». «Non ci sono soldi, gli operatori culturali sono strozzati però si fanno cantieri elettorali senza problemi».
«Se sarà eletta», ha spiegato, «farò assemblee pubbliche con cittadini e operatori perché insieme si devono cambiare le cose».

Alessandra Lotti