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Parchi d’Abruzzo, la denuncia del Wwf: «si rischia la paralisi»

Appello degli ambientalisti al Ministero

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Parchi d’Abruzzo, la denuncia del Wwf: «si rischia la paralisi»

Dante Caserta




ABRUZZO. Parco Nazionale d’Abruzzo senza Consiglio direttivo dall’11 luglio 2012.
Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga senza Consiglio direttivo dal 22 gennaio 2007, Parco Nazionale della Majella senza Consiglio direttivo dal 20 settembre 2007.
Il rischio paralisi degli Enti abruzzesi (e di tutte le altre regioni d’Italia) viene denunciato dal Wwf Italia.
«Da un lato», spiega il presidente Dante Caserta, «sono quasi tutti privi dei propri consigli direttivi, in alcuni casi attesi da anni; dall’altro stanno subendo tagli così pesanti nei finanziamenti dello Stato da mettere realmente in pericolo la possibilità di fare interventi concreti a tutela della natura».

Per quanto riguarda le nomine il Wwf rivolge un appello al Ministro dell’Ambiente, Gian Luca Galletti, affinché recuperi i ritardi accumulati in passato e proceda rapidamente. Per quanto attiene invece ai tagli, l’appello è rivolto a tutto il Governo a cui si chiede di non penalizzare ancora una volta un Ministero che nel 2010 aveva un bilancio di 1,2 miliardi di euro ed oggi di soli 500 milioni.

Mentre si attendono notizie sugli organi di gestione dei parchi si ha notizia dall’inizio del 2014 di almeno tre tagli ai finanziamenti previsti dallo Stato sia per le aree naturali protette a terra che per quelle a mare. A quanto risulta al WWF il capitolo di bilancio “gestione interventi Parchi nazionali” ha registrato un taglio di circa 865.000 euro, passando dagli originari 5.800.000 circa di inizio anno agli attuali 4.960.000 circa (un taglio del 15%). Ancora peggio il capitolo di bilancio “gestione interventi Aree Marine Protette” che ha registrato un taglio di oltre 1.200.000 euro, passando dagli originari poco più di 5.000.000 di inizio anno agli attuali 3.790.000 euro circa (taglio di circa il 24%).
Riguardo alla governance si deve aggiungere che sui 23 parchi nazionali esistenti in Italia, attualmente solo 3 (Dolomiti Bellunesi, Gran Paradiso e Sila) hanno un Presidente ed un consiglio direttivo operativo. Negli altri 20 parchi è stato nominato solo il presidente, a volte dopo commissariamenti duranti anni, ma non il consiglio direttivo, determinando così una gestione anomala, peggiore persino del commissariamento degli Enti.
La riforma legislativa entrata in vigore ad aprile 2013 ha riformato i consigli direttivi dei parchi, riducendone il numero dei componenti da 12 ad 8.
«A seguito di questa semplificazione», spiega Caserta, «ci si sarebbe aspettata una rapida ricomposizione dei consigli con un ritorno alla normalità, ma purtroppo questo non è avvenuto».
«Sappiamo bene», insiste Caserta, «che in questo periodo di crisi tutti gli Enti, compresi i parchi, devono fare la loro parte nella riduzione delle spese, ma il settore ambientale è sempre quello più penalizzato. E come sempre si tratta di scelte. Con quanto l’Italia spenderà per un solo cacciabombardiere F35 si potrebbero assicurare finanziamenti alle aree naturali protette di questo Paese per molti anni. Di cosa ha più bisogno l’Italia? Di un ennesimo aereo da guerra o di un funzionale sistema di parchi, capace di tutelare aree naturali di enorme pregio che ogni anno attirano milioni di visitatori e turisti dall’Italia e dall’estero?».