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Abruzzo. La fretta di esultare di Chiodi: «la Corte dei Conti mi ha promosso» ma…

Il verdetto sulla parifica del bilancio però ancora non c’è

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Abruzzo. La fretta di esultare di Chiodi: «la Corte dei Conti mi ha promosso» ma…






ABRUZZO. Forzato dalle esigenze della campagna elettorale, ieri il presidente Gianni Chiodi ha sostenuto che la Corte dei conti ha «promosso»  il Bilancio della Regione Abruzzo. Ieri all’Aquila c’è stata solo l’udienza conclusiva della parifica del bilancio ed il verdetto positivo o negativo (ma ancora non c’è) riguarderà non solo la gestione attuale, ma tutte quelle degli ultimi 15-20 anni. Perché l’allarme e le censure della Corte dei conti riguardano i difetti strutturali del bilancio regionale che portano a conti non molto chiari per le procedure adottate: mancato riaccertamento dei residui passivi, mancato rispetto della programmazione del ciclo delle previsioni e dei consuntivi (che arrivano anche con due anni di ritardo), i mancati assestamenti del bilancio (almeno dal 1995) e per il sostanziale disinteresse sui disavanzi (l’ultimo è di 454 mln) che invece andrebbero azzerati se non immediatamente, almeno “a rate”. «Ma fino al 2016 non si può, perché ci sono i mutui da pagare» ha interloquito Carmine Cipollone, dirigente del servizio Bilancio insieme al direttore Filomena Ibello, che hanno retto da soli il fronte delle contestazioni dei giudici contabili. In verità erano presenti anche altri direttori che hanno risposto ai singoli rilievi, come era presente anche il direttore generale Enrico Mazzarelli. Erano, invece, assenti, come prevedibile, il presidente Gianni Chiodi e l’assessore Carlo Masci che erano stati convocati e che forse non se la sono sentita di apparire sul “banco degli imputati” essendo solo gli ultimi della serie, quelli rimasti con il cerino in mano. Non si comprende perciò l’ansia del presidente di far apparire come positiva un’udienza il cui verdetto sarà noto dopo la trascrizione delle registrazioni effettuate ieri e dopo la valutazione delle risposte. 

Resta solo certo per il momento che chi governerà nel prossimo quinquennio dovrà fare i conti con il disavanzo lasciato in eredità, con l’aggiunta di tutti i problemi strutturali del Bilancio censurati dalla Corte dei conti.
Sotto accusa sostanzialmente è la tecnica della previsioni di un avanzo presunto e di entrate maggiori, del tutto fittizie e non supportate da dati certi, per avere la possibilità di spendere di più. Il che è una bocciatura sostanziale che si trasforma in monito per il prossimo presidente. Inoltre peseranno i passivi di alcune società partecipate che con molta probabilità succhieranno nuova linfa alla Regione come già accaduto più volte in passato.

Sebastiano Calella