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Tercas, pressing dei sindacati su fondazione PescarAbruzzo: «investa sul territorio»

Bloccato anche il protocollo per cassa integrazione

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Tercas, pressing dei sindacati su fondazione PescarAbruzzo: «investa sul territorio»




TERAMO. La Fondazione Tercas dice sì ad una eventuale partecipazione al capitale sociale del nuovo gruppo Tercas, seppur di minoranza rispetto alla maggioranza detenuta dalla Banca Popolare di Bari.
La Fondazione PescarAbruzzo, ex Fondazione Caripe, invece, non scioglie le riserve e non risponde alle richieste d'incontro dei sindacati.
I rappresentanti di Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Ugl Credito, Fabi Regionale, Dircredito chiedono una chiara (e favorevole) presa di posizione. Al momento le poche e scarne dichiarazioni a riguardo di Nicola Mattoscio lasciano chiaramente intendere come l’eventuale sottoscrizione di parte del capitale sociale non venga vista dai vertici della Fondazione come un’operazione strategica per il bene del territorio.
«Secondo loro», commentano i sindacati, «è una mera operazione finanziaria e in quanto tale sottoposta a tutte le condizioni, le valutazioni e le limitazioni proprie di un simile investimento».
Ma i rappresentanti sindacali insistono e sostengono che l’intervento della Fondazione PescarAbruzzo sia «doveroso» anche perchè Caripe, in quest’operazione, «rischia seriamente di diluirsi fino a scomparire, con tutte le intuibili e dannose conseguenze».
«Pur rimanendo un’Istituzione di diritto privato», sottolineano ancora i sindacati, «non possiamo dimenticare che la Fondazione PescarAbruzzo è nata grazie ai capitali ricavati dalla cessione di Banca Caripe, vale a dire la Cassa di Risparmio di Pescara e di Loreto Aprutino, Istituto di riferimento storico dell’intera provincia di Pescara e dei suoi cittadini. Inoltre, non possiamo e non vogliamo dimenticare come la progressiva perdita di autonomia di Banca Caripe sia iniziata proprio nel periodo di coincidenza tra la Presidenza della Banca e quella della Fondazione, con tutte le valutazioni del caso».
Le sigle sottolineano infine il silenzio da parte di tutte le forze politiche regionali: «non vorremmo essere costretti a dar ragione a quei deprecati complottisti, secondo i quali il credito sarebbe un argomento tabù, strettamente riservato a forze e poteri che operano dietro e sopra le quinte della politica, accuratamente al riparo da qualsiasi controllo democratico da parte delle Istituzioni e dei cittadini».

LA CASSA INTEGRAZIONE
Intanto restando in casa Tercas la Filca denuncia il blocco del rinnovo del protocollo d’intesa per l’anticipazione della Cassa Integrazione, condiviso a dicembre 2013 dalla Provincia di Teramo e dai rappresentanti di Banca Tercas: «quel protocollo è fermo su qualche scrivania, ormai colmo di polvere, impilato nella colonna dei documenti off-limits, quelli a cui non si può dire ufficialmente di no, ma non si vuole dire realmente di sì», dice il segretario generale Giancarlo De Sanctis.
La Filca Cisl aveva chiesto a marzo, con l’organo istituzionale provinciale nel pieno delle sue funzioni, un tavolo di concertazione tra Provincia, Tercas, Organizzazioni Sindacali, per dare soluzioni alle “criticità” espresse dall’istituto finanziario.
Risultato? Nessun tavolo e nessuna soluzione.
E intanto il tempo corre e il 30 giugno 2014 si avvicina inesorabile. Quella è la data di scadenza della convenzione che prevede l’anticipazione della Cassa Integrazione da parte di Banca Tercas, «data oltre la quale», specifica De Sanctis, «tutti i lavoratori che potranno andare in cassa integrazione straordinaria o in Cig in Deroga, chiederanno alle aziende di essere licenziati perché non possono permettersi di attendere oltre 8 mesi il decreto di autorizzazione del Ministero del Lavoro, senza nemmeno un euro in tasca. Anni fa, gratuitamente, la BCC di Pineto anticipò 3.000 euro cadauno ai lavoratori della Intermobili srl per ben due volte; fu l’esempio più eclatante di come una banca che vuole essere legata al territorio deve esserlo socialmente».