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Abruzzo. Omicidio piccolo Jason, ricorso alla Corte Europea: «interrogatorio tortura»

Presentato ricorso a Strasburgo

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Abruzzo. Omicidio piccolo Jason, ricorso alla Corte Europea: «interrogatorio tortura»




TERAMO. Per l’omicidio del piccolo Jason, la scorsa settimana il pm ha chiesto l'ergastolo per i genitori.
La mamma teramana Katia Reginella e il compagno Denny Pruscino sono sotto processo in Corte d'Assise a Macerata per l'omicidio e l'occultamento del cadavere del bimbo nato da un'altra relazione avuta dalla donna e scomparso nel nulla due mesi dopo la nascita.
Il piccolo è nato il 9 maggio del 2011, la donna partorì all’ospedale di Teramo. A luglio la sparizione, conseguente all’uccisione. Da allora, nonostante le vaste ricerche, il corpicino del bambino non si è mai trovato.
Oggi una novità. Il difensore di Katia Reginella, Vincenzo Di Nanna, ha deciso di ricorrere alla Corte Europea dei diritti dell’uomo e venerdì scorso ha presentato un ricorso sostenendo che la donna sia stata sottoposta nel 2011 ad un «interrogatorio-tortura».

«INTERROGATORIO TORTURA»
«Il giorno 20 novembre 2011, nel corso delle indagini preliminari», si legge nel documento inviato alla Corte di Strasburgo, «l’accusata è stata sottoposta ad interrogatorio da parte dei Pubblici Ministeri procedenti (dottori Cinzia Piccioni e Carmine Pirozzoli), i quali, senza alcun preavviso e senza neppure interpellare il difensore, hanno unilateralmente deciso di far mimare alla povera indagata (affetta da ritardo mentale), la condotta omicidiaria materialmente posta in essere dal coimputato Denny Pruscino, tramite l’utilizzo di un bambolotto (tipo “cicciobello”) Perchè la povera accusata continuerà a cullare il bambolotto ben oltre la durata dell’interrogatorio – tortura?».
L’avvocato riporta anche il verbale dell’interrogatorio.
P.M. Piccioni: «adesso Katia, stai tranquilla un attimo, tu ripensa bene, anche se è doloroso per te quel ricordo».
Reginella Katia: «è doloroso sì!»
P.M. Piccioni: «noi ti diamo un bambolotto perché pare che qui in carcere ne hanno uno».
Katia Reginella: «sì»
P.M. Piccioni: così tu ci puoi rappresentare che cosa ricordi, come è stato preso questo bambino, se dai fianchi … va bene possiamo provarci?»
Katia Reginella: «sì»
……..
Katia Reginella: «io non voglio fare Denny».
P.M. Piccioni: «però quello devi fare»
Katia Reginella: «va beh dai!»

«Nel corso dell’orribile esperimento istruttorio», denuncia il legale, «l’accusata, costretta a rivivere il trauma sofferto a seguito dell’uccisione del figlio, è stata colpita da un malore, in conseguenza del quale i Pubblici Ministeri sono stati costretti a sospendere l’interrogatorio – tortura».

«ROBA DA SANTA INQUISIZIONE»
«Purtroppo», continua Di Nanna, «la scena descritta e allegata, registrata con sistema audio-video, si è svolta all’interno della Casa Circondariale di Teramo, sul territorio della Repubblica Italiana che è compreso nell’Unione Europea, ma ricorda in tutto e per tutto altre scene, di film che rievocano gli interrogatori tenuti dalla Santa Inquisizione. Vittima del descritto maltrattamento è stata inoltre una persona affetta da un significativo ritardo mentale, sottoposta a gravi traumi vissuti già nei primi anni di vita, così come certifica l’ultima delle perizie d’ufficio (18 marzo 2014) a firma del prof. Giovanni Camerini».
Secondo il legale, in ogni caso, «anche una madre non affetta da alcuna patologia mentale, ben potrebbe subire un grave “shock”, se costretta a rivivere la terribile esperienza della morte del proprio figlioletto».

«GRAVE OFFESA ALLA DIGNITA’ UMANA»
«Lo scrivente», si legge nelle conclusioni dell’avvocato, «ha ragione di ritenere che la singolare “procedura” d’interrogatorio già descritta nella parte espositiva del presente ricorso, rappresenti una sicura e grave offesa alla dignità umana, al punto tale da arrecare ulteriori danni, persino permanenti, alla salute mentale della persona interrogata. Palese è allora, a giudizio del ricorrente», continua l’esposto, «la violazione dell’art. 3 della convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, considerato che la peculiare “procedura” d’interrogatorio, equiparabile ad una vera e propria tortura per le sofferenze arrecate all’indagata, ha certamente cagionato grave pregiudizio, non solo alla salute mentale già compromessa, ma anche una sicura e gratuita offesa alla sua dignità umana».