PRODI DEL PETROLIO

Abruzzo. Petrolio: 'Rospo Mare', Chiodi scrive a Renzi e Prodi dice sì alle trivelle

Moratoria fotovoltaico, l’eolico e le centrali a biomasse cancellata: «era incostituzionale»

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

4489

Abruzzo. Petrolio: 'Rospo Mare', Chiodi scrive a Renzi e Prodi dice sì alle trivelle





ABRUZZO. La Regione Abruzzo chiede un incontro al Presidente del Consiglio in cui poter motivare la contrarietà ai progetti di perforazione idrocarburi a largo delle coste abruzzesi.
«Non intendiamo restare a guardare - afferma il Governatore Gianni Chiodi -: di fronte alla decisione del Ministero di convocare per il 22 maggio la Commissione VIA, chiamata a esprimersi sul progetto Rospo Mare relativo alla perforazione di tre nuovi pozzi di idrocarburi liquidi a largo della costa abruzzese, abbiamo deciso di scrivere al presidente del Consiglio per chiedere urgentemente un incontro e motivare la nostra contrarietà al progetto».
Quest'ultimo dovrebbe essere realizzato presso la piattaforma denominata Rospo Mare B, situata nel Campo offshore di Rospo Mare, a circa 20 Km al largo della costa abruzzese, 20 Km a nord di Termoli e 70 Km a sud di Pescara.
L’intenzione di Chiodi è quella di chiedere la sospensione del procedimento VIA. «Così come è stato per Ombrina, ribadisco che durante il nostro mandato non abbiamo autorizzato alcuna indagine petrolifera. L'assenso è stato dato solo ad indagini sismiche e solo per il gas. Inoltre, pur non essendo vincolante il parere della Regione, ogni qualvolta ne abbiamo avuto titolo abbiamo ribadito a chiare lettere la contrarietà a qualsiasi insediamento a largo delle nostre coste».
«A Renzi - conclude Chiodi - intendiamo anche chiedere che fine abbia fatto la nostra proposta di perimetrazione per la costituzione del Parco della Costa Teatina. Dopo circa sei mesi dalla presentazione non abbiamo ricevuto alcuna risposta».

PRODI: «TRIVELLIAMO»
Intanto ieri sulle pagine del Messaggero l’ex premier Romano Prodi si è espresso a favore delle trivellazioni e sostiene che i soldi che il Governo cerca «li può semplicemente trovare scavando - non scherzo - sotto terra». «L'Italia potrebbe - sulla base dei progetti già individuati -», sostiene il professore, «almeno raddoppiare la sua produzione di idrocarburi (petrolio e metano) a circa 22 milioni di tonnellate equivalenti petrolio entro il 2020. Solo con questo significherebbe alleggerire la nostra bilancia dei pagamenti di circa 5 miliardi di euro ed aumentare le entrate fiscali dello Stato di 2,5 miliardi ogni anno. Si attiverebbero inoltre investimenti per oltre 15 miliardi, dando lavoro alle decine di nostre imprese che operano in ogni angolo del mondo ma sono impossibilitate a farlo nel loro Paese».
Prodi fa chiaro riferimento all’Adriatico: «ci troviamo invece di fronte a situazioni incomprensibili perché il principio di precauzione viene usato in modo da proibire qualsiasi utilizzazione delle risorse del sottosuolo e viene adottato per difendere l’idea che ciascuno abbia il diritto di veto nei confronti di qualsiasi iniziativa».
All’attacco Maurizio Acerbo, candidato presidente Regione Abruzzo "Un'altra regione con Acerbo" ed Enzo Di Salvatore, candidato no triv l'Altra Europa con Tsipras: «l’editoriale di Prodi conferma tutte le nostre accuse sull'ambiguità del Partito Democratico e del centrosinistro rispetto alla petrolizzazione. E' l'ennesimo tassello di una strategia che vede l'establishment italiano allineato alle richieste delle compagnie petrolifere internazionali. «Il vero Ufo - per usare il linguaggio dalfonsiano -», spiegano i due, «è il Pd che in Abruzzo racconta frottole e sfila con noi ambientalisti e a Roma continua a produrre norme a favore dei petrolieri. La sua e' una benedizione delle scelte già compiute dagli ultimi governi sbloccando tra l'altro Ombrina Mare 2 e Rospo Mare e soprattutto un incoraggiamento ad andare avanti con le iniziative in corso».

LEGGE DI MORATORIA: «ERA INCOSTITUZIONALE»
Intanto la Regione nei giorni scorsi ha bloccato la legge di moratoria sul fotovoltaico, l’eolico e le centrali a biomasse scatenando la reazione del consigliere regionale Acerbo.
«Era incostituzionale», spiega Chiodi che precisa che la legge «era stata scritta male, prevedeva costi eccessivi e avrebbe creato moltissime difficoltà soprattutto per quanto riguarda il settore delle biomasse, dove – spiega - abbiamo rilevato più di una criticità nel testo arrivato in Consiglio regionale. Il nostro obiettivo è quello di riscrivere la legge mantenendo le finalità e gli obiettivi di tutela ambientale, ma senza incorrere nella scure di impugnazioni o di giudizi di illegittimità. Acerbo stia tranquillo».
Sulla stessa linea anche Giovanni D’Amico (Pd) che nei giorni scorsi aveva firmato l’emendamento che cancellava la moratoria: «il consigliere Acerbo era informato sulla sua incostituzionalità oltre che al pericolo di danno erariale per la Regione Abruzzo. Quanto agli interessi tutelati, chi mi conosce sa che io rispondo ed ho sempre risposto esclusivamente all'interesse di tutti i cittadini abruzzesi».