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Legambiente: «Parco della costa teatina ultimo baluardo per difenderci dal petrolio»

La richiesta: «si concretizzi la proposta di perimetrazione»

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ABRUZZO. «Vogliamo che il Parco della costa teatina conquisti il guinness dei primati come primo parco nazionale della storia italiana a nascere commissariato e petrolizzato?»
La Legambiente chiede che la politica, a tutti i livelli, si adoperi concretamente e seriamente per scongiurare questo «triste e pericoloso» scenario. Così come chiede di scongiurare il commissariamento governativo, «in modo da evitare ulteriori esasperazioni territoriali e garantirebbe alle comunità locali la giusta condivisione di un progetto così altamente strategico».
«E' necessario che venga superata la discussione 'parco si, parco no' – dichiara Giuseppe Di Marco, direttore Legambiente Abruzzo - perché è generica e demagogica e che si focalizzi invece la giusta attenzione sull'opportunità di creare una nuova dimensione di gestione e pianificazione territoriale, in modo da porre fine all'aggressione continua della nostra costa. Inoltre, vanno finalmente create le condizioni e messi in campo gli strumenti necessari e funzionali a raccogliere, con coraggio e determinazione, le nuove sfide della green economy».

Gli ambientalisti ne sono certi: la costa teatina ha tutti i numeri per poter diventare il laboratorio di un nuovo sistema di gestione del territorio, attraverso la valorizzazione e la tutela delle proprie risorse.
«Non va mai dimenticato che l'agricoltura riveste un ruolo chiave per la Costa teatina – dichiara Luzio Nelli, responsabile Agricoltura Legambiente Abruzzo - capace di integrare appieno la dimensione ambientale con quella economica, sociale e culturale. Il problema del consumo di suolo come sottrazione di una risorsa fondamentale, fa sì che la prassi amministrativa nella pianificazione territoriale deve oggi iniziare a confrontarsi con la finitezza di questa risorsa. In questo, il mondo agricolo assume un ruolo centrale come produttore di pubblici servizi a favore della collettività, quali la tutela della biodiversità, paesaggio, dissesto idrogeologico, sicurezza alimentare, presidio e custodia dei territori».
«L'area protetta ne costituirà di fatto il territorio di riferimento e contribuirà, altresì, alla promozione del suo sviluppo multifunzionale – continuano Nelli e Di Marco – Rafforzerà le politiche di tutela dei siti ad alto valore naturalistico e contribuirà a mettere in atto azioni di garanzia della qualità dei prodotti agroalimentari e di valorizzazione delle risorse turistiche, storiche e culturali e di preservazione e promozione dei mestieri e delle conoscenze locali».