SANITA'

Abruzzo. Ecco l’accordo del 2010 non rispettato dalla Regione

«Far lavorare le cliniche per tagliare la mobilità passiva»

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Abruzzo. Ecco l’accordo del 2010 non rispettato dalla Regione
 

ABRUZZO. C’è un documento segreto che spiega quali erano le “buone” intenzioni della Giunta Chiodi sulla mobilità sanitaria passiva, almeno all’inizio di questa legislatura. Si tratta di un verbale, addirittura manoscritto, firmato da una decina dai presenti in assessorato regionale alla sanità per una trattativa sul budget delle Case di cura (si riconosce la firma del sub commissario Giovanna Baraldi).

Era il 15 aprile 2010, ore 20,30 circa e si conviene che gli imprenditori, riluttanti a firmare i contratti preparati dal sub commissario con una serie di tagli al budget, alla fine accettano le riduzioni, ma ad una condizione: che la Regione li faccia lavorare sulle prestazioni che alimentano la mobilità passiva. Questo per consentire alle cliniche di aumentare il fatturato ed alla sanità regionale di ridurre il suo deficit. In effetti questo verbale di cui si vociferava e che PrimaDaNoi.it ha potuto recuperare, è riemerso improvvisamente nei giorni scorsi all’assessorato durante un trasloco in atto negli uffici della direzione regionale della sanità. Ma in realtà si trovava già recepito di peso nell’articolo 9.3 del contratto con le cliniche, firmato una settimana dopo e cioè il 21 aprile.

Si legge che entro pochi giorni (il 30 aprile) sarebbe stata costituita una commissione paritetica di 6 componenti per «individuare il volume delle prestazioni da attribuire a ciascuna Casa di cura al fine di recuperare quote della mobilità passiva».

 Il tutto a partire dal primo luglio successivo. Cosa mai avvenuta, eppure la Regione aveva individuato lo strumento per incidere sul fenomeno su cui oggi ci si accapiglia. Come se i poteri forti di cui parla sempre Chiodi (senza fare nomi) lo avessero costretto a non rispettare l’impegno sottoscritto e ad inviare malati nelle Marche, in Emilia, in Lombardia o nel Lazio.

PERCHÉ È STATA RISCOPERTA LA MOBILITÀ PASSIVA PRIMA DELLE ELEZIONI?

Perciò la domanda che ora si pone è se la campagna elettorale è il momento opportuno per ragionare sulla mobilità passiva (sempre aumentata con il commissario Chiodi) o se è un messaggio in codice a questi poteri innominati che rischierebbero di perdere questa mobilità milionaria se dovesse cambiare la giunta regionale. Non si capisce infatti l’utilità politica per il centrodestra di resuscitare un dibattito ormai assopito. Che si parli di 70 mln (come fa Chiodi, con riferimento alla sola mobilità da ricovero ospedaliero) o di 100 mln (come sostiene il Pd, aggiungendo anche la mobilità specialistica, la residenzialità psichiatrica, le Rsa ecc. e facendo riferimento alle ripartizioni del Fondo sanitario nazionale) si tratta infatti di un fenomeno che va affrontato politicamente per ridurre la “tentazione” di emigrare per curarsi. E a questo proposito è utile rileggere le dichiarazioni ufficiali alla presentazione del Report 2012 dell’Agenzia sanitaria regionale e che poi è scomparso dal sito (ma è recuperabile nell’articolo con cui allora PrimaDaNoi.it presentò i dati).

In quell’occasione il direttore dell’Agenzia Amedeo Budassi disse con chiarezza che il trend di crescita si stava raffreddando, quasi con un’inversione di tendenza. Ci si poteva fermare qui ed invece Chiodi ha ripreso quei dati e quelle dichiarazioni della scorsa estate, quando aveva promesso che da allora in poi la parola d’ordine sarebbe stata la qualità degli ospedali per battere la mobilità.

I dati 2013 sulla mobilità passiva saranno migliori? Chissà. Per il momento va registrato il fatto che i 170 mln di mobilità passiva ospedaliera nota (a cui va detratta la mobilità attiva per arrivare al saldo di 68 mln circa) sono una cifra esagerata se si pensa che tutte insieme le cliniche abruzzesi incassano 130 mln.

Il che tradotto in pratica significa che l’Abruzzo è andato a pagare altrettante cliniche e ospedali di altre regioni, penalizzando la sanità abruzzese pubblica e privata, l’occupazione e le famiglie, costrette a subire disagi sociali e spese aggiuntive. Strano, molto strano, quasi da kamikaze far impegnare Chiodi in questa battaglia, lui che è l’esponente di punta di quel centrodestra che ad inizio legislatura aveva lanciato l’allarme sulla mobilità passiva, attraverso le dichiarazioni di Lanfranco Venturoni, allora assessore alla sanità, e di Nicoletta Verì, presidente della commissione regionale competente.

 Sebastiano Calella

VERBALE 2010 MANOSCRITTO SANITA' ABRUZZO