IL FATTO

Rifiuti, in Abruzzo stop all’ecoristoro: aumenta la tassa?

Sentenza Piemontese suggerisce all’Abruzzo di cambiare passo

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Di Dalmazio e Gerardini

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ABRUZZO. Annullato per estrema cautela da parte della Regione Abruzzo l’ecoristoro (contributo ambientale) ai Comuni sede di impianti per rifiuti urbani.
La Regione, infatti, ha dovuto prendere atto della sentenza della Corte Costituzionale (dell’ottobre del 2011) che ha dichiarato la illegittimità costituzionale dell’articolo 16 della regione Piemonte numero 18 (del 1986) che stabiliva che i gestori di impianti per rifiuti urbani speciali erano tenuti a corrispondere al Comune sede di impianto un contributo annuo, un tributo di scopo. La stessa cosa succedeva (a questo punto il passato è d’obbligo) anche in Abruzzo e la Regione ha deciso di metterci un freno per non rischiare pericolosi contenziosi.

Il provvedimento adottato in Abruzzo avrà conseguenze che per alcuni saranno "devastanti" per le casse degli enti locali che dovranno fare i conti con ingenti minori entrate derivanti dall'ecoristoro. Se le tasse per i rifiuti sono già alte questo ennesimo imprevisto genererà non poco malcontento e costringerà i sindaci a mettere nuovamente mano al portafogli... dei cittadini.

I giudici della Cassazione, però, sono stati chiari: «non è rinvenibile alcuna disposizione di legge statale che abbia attribuito alla Regione Piemonte la potestà normativa di attuazione con riferimento al denunciato prelievo tributario». Insomma l’ente regionale non può pretendere che l’impianto versi un contributo ai Comuni perché non c’è nessuna legge statale che lo prevede.
Da qui è cominciato un lungo cammino fatto di richieste di pareri, raccomandate, inviti (non raccolti) a pensare ad una soluzione. Il servizio gestione rifiuti d’Abruzzo ad agosto 2013 ha richiesto all’avvocatura regionale del servizio affari giuridici un parere in merito alla legittimità dei provvedimenti assunti in regione e ha chiesto di chiarire quali fossero le problematiche inerenti la validità o meno delle direttive applicate. A settembre l’avvocatura ha risposto che il quesito lo poteva sciogliere solo l’ufficio legislativo della giunta regionale dal momento che si trattava di perplessità legate alla legittimazione costituzionale. Dunque sono passati altri mesi e la risposta è arrivata soltanto novembre 2013 . «Si ritiene auspicabile», è stato risposto, «una determinazione in ordine alla abrogazione per superare eventuali profili di illegittimità». Insomma, non si può più proseguire sulla stessa linea.
Per questo il servizio gestione dei rifiuti ha chiesto alle amministrazioni provinciali di condividere la revoca delle delibere di giunta regionale del 2009 e del 2010 che stabilivano i parametri dell’ecoristoro «per evitare possibili ricorsi che avrebbero visto la regione Abruzzo sicuramente soccombente».
In alternativa era stato chiesto di tentare un percorso di modifica delle delibere. Ma tra le Province sono una ha risposto, quella di Pescara, a dicembre del 2013, chiarendo che visto il contenuto della sentenza della Corte Costituzionale sul caso piemontese e il giudizio del settore affari giuridici della Regione Abruzzo «è opportuno valutare l’ipotesi di revocare» tutto.

Da L’Aquila, Chieti e Teramo, invece, nessuna osservazione o proposta.
La Regione, dunque, autonomamente, senza che nessuno abbia impugnato il provvedimento ha deciso di revocare le delibere di giunta per evitare anche eventuali contenziosi. Dunque stop all’ecoristoro per i Comuni. Questo è stato deciso a fine marzo.
Nelle scorse settimane la decisione è arrivata sui tavoli delle quattro Province abruzzesi alle quali è stato affidato il compito di informare i Comuni interessati e i consorzi comprensoriali.
E sono scattate anche le prime reazioni. Come ad Ortona che non riceverà più il contributo sebbene sul proprio territorio insista una discarica di amianto, in Contrada Taverna Nuova, gestita dalla società SMI srl del gruppo Marrollo. In realtà tra ditte e Comune non è mai arrivato un accordo sull’ecoristoro e la scelta adottata dalla Regione fa sfumare a questo punto ogni possibilità di vedere concretizzato il contributo ambientale.
«È chiaro che l’Amministrazione comunale ha perso tempo prezioso», commenta Patrizio Marino, consigliere comunale di Sinistra Ecologia e Libertà, «non affrontando di petto la situazione. orniamo a chiedere al Sindaco e all’assessore all’Ambiente come si è potuto tollerare l’attività della discarica senza prima aver firmato una convenzione tra Comune e ditta». Marino chiede la sospensione «da subito» dell’attività di conferimento, in attesa di risolvere la convenzione e di capire se le prescrizioni degli enti preposti sono state rispettate.

Alessandra Lotti