SANITA'

Abruzzo, ecco la sanità dopo 5 anni di commissariamento

Chiodi difende il suo modello ma ha badato troppo ai conti e poco all’offerta

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Abruzzo, ecco la sanità dopo 5 anni di commissariamento




ABRUZZO. Ieri il Pd ha presentato a Pescara le sue proposte per la sanità, recuperando gli atti di un incontro dello scorso anno sullo stesso tema e presentando il lavoro di alcuni esperti che hanno analizzato la politica sanitaria dal 2006 al 2012.
Il tutto condensato in un agile volumetto che contiene anche dieci schede riassuntive delle proposte Pd che, al di là dei soliti slogan sulla medicina del territorio, si pone come obiettivo «la trasformazione della sanità regionale da fonte di soli costi ad occasione di sviluppo, vista la notevole quantità di risorse che assorbe».
 Insomma una bocciatura (elettorale) di Chiodi-ragioniere, che forse non tiene conto della tenacia a superare gli ostacoli e le resistenze, in assenza quasi totale di un aiuto politico del Pdl. I risultati del commissario però non sono quelli che l’Abruzzo attendeva, perché la sanità è ancora in mezzo al guado: ha prosciugato i debiti e non rischia più di annegare, ma per risalire sulla sponda ci vuole ancora molto impegno. Sempre ieri l’Intersindacale sanitaria ha invitato i candidati presidenti della Regione a sottoscrivere un protocollo di intesa da rispettare – se eletti - per gestire insieme le maggiori criticità del sistema sanitario abruzzese.
Questo invito sottrae il dibattito di questi giorni sulla sanità al clima elettorale (il “tutto bene” di Chiodi ed il “non è tutto oro quel che riluce” di D’Alfonso) e punta dritto ai risultati di questi cinque anni di commissariamento: i successi sul piano dei conti, ma anche le difficoltà ad assicurare sempre e comunque il diritto costituzionale alla salute. Dunque l’Isa (che riunisce 14 sigle) con questa iniziativa ha centrato il problema di fondo che ha reso difficoltosa la gestione della sanità regionale (basti pensare alle sconfitte al Tar) e cioè la mancanza di un’idea di sanità – di centrodestra o di centrosinistra - da applicare in Abruzzo.
Tutto questo ha costretto il commissario Chiodi a “fare i compiti” che gli assegnava periodicamente il Tavolo di monitoraggio romano. Si è trovato a gestire un Piano di rientro dai debiti (per la maggior parte prodotti dai suoi predecessori di centrodestra) preparato però dall’assessore Bernardo Mazzocca di centrosinistra. Il tutto senza l’aiuto di un assessore e di una linea politica del suo partito e senza condividere fino in fondo le iniziative dei sub commissari Giovanna Baraldi (a cui si deve quasi tutta la rivisitazione del sistema sanitario abruzzese ed i cui meriti Chiodi non ricorda mai) e Giuseppe Zuccatelli, che sta ultimando il lavoro dei decreti abbozzati e non ancora adottati.
L’Isa allora propone l’istituzione della Consulta regionale degli operatori sanitari, un nuovo Piano sanitario concertato, l’informatizzazione reale del servizio sanitario, una soluzione per le liste di attesa, linee guida per le nuove forme associative di assistenza medica di base, una rivisitazione della spesa farmaceutica ed una rimodulazione dei progetti obiettivo che non hanno mai raggiunto risultati apprezzabili.
 Il pareggio dei conti è ok – scrive l’Isa -  «ma riteniamo ancora lontano l’obiettivo di dare qualità ed equità alle prestazioni sanitarie regionali».
 
IL TAVOLO ROMANO HA IMPOSTO IL PAREGGIO DI BILANCIO, TAGLIANDO I SERVIZI
Insomma si sbaglia a non valutare come risultato estremamente positivo il pareggio di bilancio, che poi era la mission quasi impossibile del Commissario quando si è insediato. Così almeno si rileva dal primo verbale del tavolo romano di monitoraggio, che Chiodi ha fatto girare in questi giorni insieme a quello del 22 aprile scorso, che è l’ultimo risultato dell’esame periodico che l’Abruzzo sostiene a Roma.
La differenza tra i due contenuti è abissale: tutto male il primo, più bene che male l’ultimo, con inadempienze in molti punti chiave, ma con la raggiunta sufficienza in molti altri settori e l’ok ai bilanci. Però proprio l’ostinazione con cui Chiodi rivendica la “promozione” romana è la chiave per capire quale è stato il difetto della politica sanitaria commissariale: tenere più in considerazione i rimbrotti del Tavolo romano che le proteste dei cittadini abruzzesi, tartassati dai tagli lineari e depauperati di molti servizi. Che si chiamasse ospedale da chiudere, guardia medica da sopprimere, punto nascita da spostare, emergenza urgenza insufficiente, assistenza per gli anziani e per i disabili, mancanza di farmaci, mobilità passiva, liste di attesa, tutto questo dimostra che l’approccio alla sanità non è stato partecipato, che il territorio e gli operatori sanitari sono stati costantemente esclusi dai processi di riorganizzazione sanitaria, insomma che è mancata la condivisione del nuovo modello di assistenza.
Cioè la politica sanitaria commissariale è andata avanti come se la sanità fosse una cosa neutra, il prodotto di un processo industriale e non la gestione di un diritto come la salute dei cittadini. E così Chiodi non si è accorto che è stato proprio il Tavolo romano la causa delle inadempienze che si continuano a registrare nella sanità abruzzese anche nell’ultimo verbale del 22 aprile scorso: Lea, appropriatezza delle prestazioni, liste di attesa, contabilità analitica, livelli di prevenzione, accreditamento istituzionale, cure palliative, sistema di emergenza urgenza, attività di riabilitazione, obblighi informativi statistici, assistenza ospedaliera, fascicolo sanitario elettronico, attività trasfusionale e percorso nascita.
Come dire che la crisi della sanità abruzzese è frutto della politica di austerità imposta da Roma, che ha inciso pesantemente su alcuni punti fondamentali: l’emergenza-urgenza, la medicina distrettuale-territoriale, la medicina ospedaliera pubblica e quella privata, ingiustamente penalizzata quando ha chiesto inutilmente di lavorare (e di far lavorare infermieri e medici abruzzesi) per recuperare la mobilità passiva che è sempre cresciuta. Quello che si è affermato in Abruzzo, ma anche altrove, è il modello di sanità  “cash for care” (paga per essere curato) che ha inevitabilmente comportato una minore copertura del servizio.

PARTIRE DAI RITARDI PER IMPOSTARE UNA NUOVA SANITÀ PARTECIPATA
Il senso degli inadempimenti certificati dall’ultimo verbale (e di cui Chiodi non ha tutte le responsabilità, visto che ha lavorato in solitudine e con manager Asl spesso riottosi) non può essere però bypassato come se nulla fosse: la sanità abruzzese è poco aperta alle reali esigenze degli utenti, presenta bassa capacità di impiego virtuoso delle risorse disponibili, preferisce una gestione “ragionieristica” del prodotto salute senza una reale capacità programmatoria, ha uno scarso o nullo coinvolgimento delle associazioni di malati e degli ordini-collegi professionali nell’attuazione degli atti di indirizzo ministeriali.
Di qui parte la sfida per chi governerà nei prossimi cinque anni, con le risorse economiche disponibili. Si tratta di applicare quanto gli studi più recenti sostengono e cioè che le esigenze di bilancio in sanità non devono prevalere tout court su altri obiettivi.
Si tratta, coinvolgendo anche gli operatori sanitari, di ripensare il sistema ospedaliero con nuovi percorsi di cura (sistema a rete per ipertensione e scompenso cardiaco, patologia neoplastica, paziente trapiantato, altre patologie croniche sulla base dei dati epidemiologici regionali) e con il coinvolgimento nelle reti assistenziali dei medici di medicina generale, troppo spesso lasciati soli negli adempimenti burocratici ed abituati a lavorare sul singolo paziente che accede allo studio piuttosto che in sinergia con gli ospedali.
Il tutto con un occhio molto vigile sulla digitalizzazione dei processi in sanità (come il fascicolo sanitario elettronico) che è una priorità “cost saving” che dove avviata ha prodotto un risparmio del 20% e molti nuovi posti di lavoro, come sostiene l’Osservatorio Ict ( information communication tecnology) in Sanità del Politecnico di Milano.
Perché è vero che la medicina vive del rapporto interpersonale medico-malato, ma la tecnologia, nelle sue varie declinazioni, può dare risposte a quelli che sono definiti “unmeet needs”, i fabbisogni di salute non espressi. Quelli che in Abruzzo trovano esclusiva risposta nei ricoveri ospedalieri inappropriati e quindi nello spreco delle risorse. Oltre che nell’insoddisfazione per la sanità percepita.

Sebastiano Calella

130 Abruzzo Verbale 1 Aprile 2009 Sintesi e Conclusioni (2)

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