SIGNORI, SI CHIUDE

L’ultimo Consiglio regionale si “squaglia”. Rinviato Piano demaniale e scoppia la rabbia delle imprese

Approvato regolamento ungulati, esclusi cervi e caprioli. Coldiretti: «blitz»

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L’ultimo Consiglio regionale si “squaglia”. Rinviato Piano demaniale e scoppia la rabbia delle imprese

Presidio Coldiretti





ABRUZZO. Il Consiglio regionale, nell’ultima seduta della IX Legislatura, verrà sicuramente ricordato negli anni non tanto per quello che è stato fatto ma per quello che non è stato fatto.
Prima di tutto è stata approvata una risoluzione per chiedere al Governo nazionale di non prevedere la soppressione della figura dei segretari comunali nel progetto di riforma della pubblica amministrazione, attualmente in discussione.
L’Assemblea ha inoltre votato una variazione di bilancio per complessivi 2 milioni e 280mila euro, finanziati con fondi derivanti da economie su operazioni della Fira, destinati – tra l’altro – alla Fondazione Mario Negri Sud (400mila euro), all’Arit (300mila euro), al Sistema Informativo regionale (200mila euro), Cotir – Crab - Crivea e Lancianofiera (750mila euro).

IL  REGOLAMENTO SUI CINGHIALI
Via libera, dopo le proteste delle scorse settimane, anche al regolamento per la gestione faunistico-venatoria degli ungulati, che introduce nuovi criteri per la caccia selettiva dei cinghiali. Ma il provvedimento non soddisfa tutti.
«Da oggi l’Abruzzo», commenta l’assessore all’Agricoltura, Mauro Febbo, «avrà a disposizione uno strumento indispensabile per la corretta gestione faunistico-venatoria dei cinghiali che consenta il raggiungimento di densità ottimali della specie, attraverso la destinazione differenziata del territorio, la riqualificazione delle risorse ambientali e la regolamentazione del prelievo venatorio».
«Se non fosse passato il regolamento», spiega l’assessore, «nelle zone di presenza dell’Orso la caccia al cinghiale non si sarebbe aperta mancando un atto amministrativo a cui poter fare riferimento con il calendario venatorio. Voglio rimarcare che nonostante il parere dell’Ispra non sia vincolante, basterebbe un ricorso al Tar su questi argomenti che la caccia al cinghiale, in queste aree, venga chiusa con evidenti e gravi ripercussioni per gli agricoltori».
«E’ stata accolta la richiesta degli animalisti», sottolinea soddisfatto Walter Caporale, «di escludere caprioli e cervi».
Ancora oggi, le associazioni degli Agricoltori, in conferenza dei Capigruppo, avevano chiesto che il regolamento consentisse il censimento di caprioli e cervi per poter aprire la caccia anche a queste specie, dal prossimo settembre. «Su questo», spiega Caporale, «ho proseguito la mia battaglia e presentato un emendamento per abrogare le parti relative al censimento di caprioli e cervi che avrebbe aperto la caccia a queste specie da settembre, con una semplice delibera di giunta. L’emendamento è passato».

AGRICOLTORI INSODDISFATTI
Da qui l’insoddisfazione della Coldiretti che parla di «visione miope» della politica nei confronti delle imprese soprattutto agricole. «A fine legislatura aspettavamo un segnale forte e deciso, ma purtroppo non c’è stato». L’associazione parla di «un blitz dell’ultimo minuto» e la decisione del Consiglio Regionale «dimostra ancora una volta che siamo di fronte ad una visione superficiale delle esigenze dell’economia agricola e alla paura di affrontare un problema indubbiamente delicato, ma che compromette seriamente il diritto di fare impresa di migliaia di agricoltori».
Coldiretti ribadisce che il problema della fauna selvatica – con particolare riferimento a cinghiali e cervi - è diventato «ormai insostenibile»: un’invasione che si è «impadronita di campagne e boschi, mettendo a serio repentaglio il diritto di fare impresa degli agricoltori che vivono nelle zone interne e non solo».

PIANO DEMANIALE SALTA, NON C’E’ IL NUMERO LEGALE
Ma questo ultimo consiglio regionale segna anche un’altra vittoria degli ambientalisti, ovvero il rinvio dell'esame del Piano demaniale marittimo regionale alla prossima legislatura.
A conclusione di una seduta poco partecipata ma nella quale non era mai stata chiesta la verifica del numero legale, al momento di affrontare l’approvazione del Piano è stata chiesta questa verifica e la sua approvazione è saltata.
«In troppi erano impegnati nella campagna elettorale e comunque nessuno del centrodestra o del Pd aveva la voglia di passare due giorni a discutere in aula del pdm con noi», commenta soddisfatto Maurizio Acerbo, candidato presidente della Regione Abruzzo "Un'altra regione con Acerbo".
E proprio sulla mancanza di esponenti della maggioranza arrivano le proteste dei consiglieri del Pd Ruffini e Di Luca: «la maggioranza in Consiglio regionale non c’è più da diverso tempo ed oggi vi è stata la riprova che senza i voti della minoranza, Chiodi e company non riescono ad approvare alcun provvedimento utile agli abruzzesi».  

 LA RABBIA DELLE IMPRESE: «UNA VIGLIACCATA»
«Quanto avvenuto oggi in Consiglio regionale è una vigliaccata alle spalle dei balneari», denunciano il presidente di Fiba-Confesercenti Giuseppe Susi, il presidente del consorzio Riviera del Sole Antonio Latorre ed il direttore di Confesercenti Enzo Giammarino
«Si tratta di un gesto molto grave, che mette a rischio la serenità della categoria a stagione ormai avviata e che richiede una immediata correzione. Abbiamo detto più volte, e in tutte le sedi, che il Pdm proposto, per quanto migliorabile, era condivisibile in questa fase, chiedendone l’approvazione – ricordano i vertici di Confesercenti – ma questo non è avvenuto, in maniera irresponsabile. Vale la pena ricordare che la categoria è allo stremo delle forze, con una spada di Damocle sul capo come la direttiva Bolkestein che rischia di mettere fuori gioco oltre 800 piccole imprese abruzzesi»
Contrariato anche il segretario regionale della Fab-Cna, Cristiano Tomei, che esprime tutta la delusione e la rabbia della sua categoria, di fronte al «nulla di fatto del Consiglio regionale». «La verità – accusa Tomei – è che le nostre imprese sono state vittime del gioco delle parti, tra maggioranza e opposizione sulla questione del numero legale. I cinghiali, insomma, poterono più delle nostre spiagge: gli operatori turistici, almeno, si aspettavano uguale trattamento».
Secondo la Fab-Cna, «è grave che un provvedimento, il cui atto di inizio è datato il lontano 2011, sia arrivato in discussione a pochi giorni dal voto. In questo senso, sono evidenti, al di là dei problemi oggettivi che la complessità della materia presenta, le responsabilità che porta la Giunta regionale su di sé».