OCCHIO ALL'ERRORE

Abruzzo. «Dopo tre anni di pensione impossibile correggere gli errori»

L’allarme lanciato dal patronato Inas-Cisl

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Abruzzo. «Dopo tre anni di pensione impossibile correggere gli errori»



ABRUZZO. «Dopo tre anni dalla prima liquidazione del trattamento pensionistico, nel caso in cui lo stesso fosse errato, non si ha più diritto alla rettifica».
 A lanciare l’allarme è Gianluca Guetti, responsabile patronato Inas-Cisl della provincia dell’Aquila.
Secondo questa interpretazione il decreto legge 98/11 convertito in legge 111/2011,  minaccia seriamente il diritto costituzionale a percepire un’adeguata pensione. Il caso è esploso con l’approssimarsi della prima scadenza del termine di decadenza dall’emanazione delle legge.
Tutti i pensionati che, dal 6 luglio 2011, si sono visti calcolare dall’Inps una pensione non esatta rischiano, in assenza di una richiesta di rettifica entro tre anni dall’erogazione della prima pensione, di vedersi cancellato, per decadenza, il diritto al giusto trattamento pensionistico.
 Le stime del patronato Inas- Cisl nazionale parlano di 4  milioni di pensioni Inps errate, su un totale di 16 milioni di trattamenti erogati dall’ente previdenziale.
«E’ evidente la gravità della situazione», sottolinea Guetti, «considerando che può capitare che il primo calcolo pensionistico risulti errato, soprattutto per i tanti lavoratori che, in provincia dell’Aquila, a causa della grave crisi industriale e occupazionale, hanno periodi di mobilità negli ultimi anni di attività, utili ai fini pensionistici. In questo caso, l’Inps non applica la legge erogando così pensioni provvisorie mai rivalutate in base ai coefficienti Istat. Se non viene richiesto un nuovo conteggio  entro i tre anni dalla liquidazione della pensione, anche in questo caso, i lavoratori perdono il diritto al ricalcolo della pensione stessa, con il rischio di percepire per sempre un trattamento inferiore a quello di cui hanno realmente diritto».
 Tutti i pensionati, che hanno svolto un’attività lavorativa nel settore privato, possono rivolgersi anche ai patronati per avere delucidazioni per verificare l’eventuale errore e avviare le procedure per la correzione.