ECONOMIA E CRISI

Artigianato, un inizio dell’anno senza ripresa

Nei primo trimestre 2014 saldo negativo di 615 unità, malissimo l’edilizia. Tra le province giù L’Aquila e Chieti

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Artigianato, un inizio dell’anno senza ripresa




ABRUZZO. Nonostante qualche flebile segnale di ripresa, l’artigianato abruzzese continua a vivere una crisi profonda, con l’edilizia ai minimi storici. Lo conferma l’analisi condotta da Aldo Ronci per la Cna regionale, secondo cui nel primo trimestre del 2014 «le imprese artigiane hanno subito un decremento di 615 unità, segnando un lieve miglioramento rispetto allo stesso periodo del 2013, quando era stato di 762. In definitiva, a pesare sul risultato è stato il minor numero di cancellazioni rispetto al primo trimestre dell’anno precedente».
Tuttavia, sembra ancora presto per parlare di una vera e propria inversione di tendenza. A guardare infatti con più attenzione le cifre di Infocamere, si scopre che il saldo negativo tra iscrizioni e cancellazioni è stato dell’1,80%: un valore superiore del 50% rispetto a quello medio italiano (-1,18%).
Soprattutto, a certificare che l’uscita dal tunnel è lontana per l’artigianato abruzzese, ci sono i dati relativi alla crisi dei diversi comparti produttivi, a cominciare dall’edilizia, che ha registrato un saldo di ben 354 imprese in meno (58% del totale del decremento). E male è andata anche ai servizi alla persona (-52), ai prodotti in metallo (-39), ai trasporti (-22), ristorazione (-18), riparazioni di auto e prodotti per la casa (-18). Sul piano territoriale, la caduta del settore edilizio delle piccole imprese, trova il suo punto di crisi più evidente nell’Aquilano, nonostante la presenza del gigantesco cantiere per la ricostruzione post-sisma: -179 imprese, contro le -173 di Chieti e le -167 di Teramo. Con Pescara (attestata a quota - 96) che mostra tendenze solo un po’ meno negative, conclude lo studio di Ronci. 


«La verità è che da almeno quattro anni registriamo un calo continuo delle iscrizioni delle piccole imprese, si è toccato il fondo perché sotto una certa soglia un comparto produttivo non può andare. Ed in questo modo si ha il senso reale della perdita di futuro di questo settore, visto che si tratta spesso di giovani con meno di trent’anni di età, che decidono di avviare una attività in proprio» afferma il presidente regionale della Cna, Italo Lupo. A detta di Lupo, occorre una decisa inversione di tendenza, che consenta ad una economia, stremata da cinque anni di crisi, di poter respirare e poi ripartire: «Dunque, riapertura del credito, abbattimento della pressione fiscale, snellimento della burocrazia: sono tre temi fondamentali, che abbiamo messo al centro del nostro confronto con le forze politiche in vista delle prossime elezioni regionali. Ma di tempo per cambiare ce n’è davvero poco». Infine, il capitolo-ricostruzione: «Da almeno tre anni, mettiamo questo tema al primo posto della nostra azione per il rilancio del settore e dell’intera economia regionale. Ma le cifre sono decisamente sconfortanti».