IL FATTO

Abruzzo. Da Torino l’allarme: «proteggete il presidente Chiodi con la scorta»

Da 20 giorni programma speciale di protezione per il presidente uscente della Regione Abruzzo

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Gianni Chiodi

Gianni Chiodi




ABRUZZO. Un nuovo mistero irrompe in Abruzzo e nella campagna elettorale che si infuoca: il programma di protezione che coinvolge il presidente Gianni Chiodi.
I dati certi sono davvero pochi: la procura di Torino ha avvertito la prefettura de L’Aquila del «pericolo imminente e concreto» per Chiodi e di conseguenza sono stati messi agenti alle sue calcagna 24 ore su 24 che non lo perdono mai di vista , nemmeno quando va in bagno.
Chi minaccia la sicurezza personale del presidente ? Su cosa sta indagando la procura di Torino? Sembrerebbe che le notizie siano emerse da intercettazioni telefoniche che evidentemente sono state ritenute un pericolo serio e non millanterie. Dunque si presume che chi abbia parlato sia esponente di organizzazioni criminali di un certo livello. Impossibile dire anche quale mai possa essere l’interesse o il punto di incontro di personaggi simili con il presidente abruzzese.
Per ora dunque si sa solo che da 20 giorni Chiodi è sotto scorta e lo ha confermato lui stesso alle agenzie di stampa ieri.
Il governatore e' seguito a turno, costantemente, da agenti della Digos e dei carabinieri. Anche la sua abitazione di Teramo viene costantemente vigilata dalle forze dell'ordine. Per Chiodi, che ringrazia lo Stato per cio' che sta facendo, si tratta di un provvedimento che - ha detto - «mi fa stare piu' tranquillo». Campagna elettorale blindata, dunque. 

Gli agenti non lo perdono mai di vista, anche quando si reca fuori dall'Abruzzo.
«Dell'indagine - ribadisce Chiodi - non so assolutamente nulla: posso dire di non aver ricevuto minacce di alcun genere se non un paio di anni fa quando ignoti mi fecero recapitare alcuni proiettili nella sede di Pescara dell'assessorato alla Sanita'».
«Dalle indagini - commenta il presidente - evidentemente e' stato rilevato nei miei confronti un rischio concreto circa la mia incolumita'. Ma ripeto, non so nulla. I miei interlocutori, a oggi, sono stati la questura dell'Aquila e il prefetto Alecci».
Sempre secondo quanto riferito da Gianni Chiodi la scorta proseguira' fino al prossimo 30 maggio, «poi si vedra' cosa accade».
«Per quanto mi riguarda - ha infine affermato il presidente - mi sento assolutamente sereno per cio' che riguarda il mio lavoro politico-istituzionale. So di aver agito per il bene della collettività. Avrò pestato i piedi a qualcuno? Avro' detto troppi no? Non lo so. E' certo, comunque, che allo stato degli atti c'e' uno Stato che funziona e che adotta quella prevenzione che mi fa stare certamente piu' tranquillo. Ora sono a casa, mangio qualcosa e riparto per appuntamenti gia' calendarizzati. La scorta e' giu' che mi aspetta».