SALUTE

Sanità, «si risparmia se il paziente cronico è seguito dal farmacista»

Novità sulla spesa farmaceutica con il progetto MUR

WhatsApp 328 3290550

Reporter:

WhatsApp 328 3290550

Letture:

2226

Sanità, «si risparmia se il paziente cronico è seguito dal farmacista»

Sanità, «si risparmia se il paziente cronico è seguìto dal farmacista»
Novità sulla spesa farmaceutica con il progetto MUR
Farmacista, salute, sanità, mur, università kent
CHIETI. C’è un progetto già testato che assicura risparmi importanti sulla spesa farmaceutica, ma stenta a decollare. 
Il progetto – in sigla MUR (Medicine use review) – messo a punto nell’Università di Kent riguarda il coinvolgimento del farmacista nella gestione del paziente cronico o difficile, gran consumatore di medicine, ma non sempre in modo efficace. Si pensi all’asmatico alle prese con i farmaci respiratori o al diabetico costretto quotidianamente all’insulina. Però di questo progetto non si parla, anche se “gira” da mesi, forse perché mette in crisi chi parla sempre di risparmio e di tagli, ma non si accorge che il vero taglio intelligente è solo la lotta agli sprechi, accompagnata dalla ricerca dell’efficienza nelle prestazioni sanitarie (in questo caso nell’uso delle medicine). Uno studio presentato ai primi di aprile al recente Congresso organizzato a Roma dalla Fofi (la federazione degli ordini provinciali dei farmacisti) ha provato che dove il progetto viene applicato (nel caso di studio si trattava dell’Inghilterra, ma il relatore era uno studioso italiano) si è raggiunto un risparmio del 45%, accompagnato da un sensibile miglioramento delle condizioni di salute del malato. Lo spiega Enrico Bruno, segretario dell’Ordine dei farmacisti di Chieti, di ritorno da Roma. 
«A mio parere il punto più importante del Convegno è stata la relazione del dottor Andrea Manfrin che ha illustrato i vantaggi che il progetto I-MUR potrebbe avere per le farmacie e per i farmacisti, oltre che per le casse del Sistema sanitario nazionale. E come segretario dell’Ordine di Chieti mi farò parte diligente per chiederne l’attuazione anche qui. Mi riprometto di metterne a parte anche molti altri colleghi, almeno quelli interessati a cercare nuove frontiere per la nostra professione».
 Ma non basta il progetto obiettivo “Farmacia dei servizi”, quello che vuole incentivare il ruolo della farmacia nell’erogazione di servizi sanitari di vario tipo ai cittadini? «La Farmacia dei servizi, che peraltro non tutte le Asl hanno messo in programma, è un concetto ormai superato, se si applicherà questo schema già testato in Inghilterra – conclude Bruno – da una parte si risparmia sulla spesa farmaceutica, dall’altra si da una risposta occupazionale a tanti, forse troppi farmacisti, che escono dalle nostre università. Che gli facciamo fare? Il defustellatore delle scatolette di pillole oppure gli diamo un ruolo professionale più consono alla sua preparazione professionale? Insomma questo progetto va sostenuto con forza sia per le ricadute economiche, che per il miglioramento della salute del paziente, sia per gli aspetti occupazionali». Ce la farà la Regione a dare seguito a queste proposte? E saranno d’accordo i farmacisti, spesso poco coinvolti nella politica del risparmio?
Sebastiano Calella

CHIETI. C’è un progetto già testato che assicura risparmi importanti sulla spesa farmaceutica, ma stenta a decollare. Il progetto – in sigla MUR (Medicine use review) – messo a punto nell’Università di Kent riguarda il coinvolgimento del farmacista nella gestione del paziente cronico o difficile, gran consumatore di medicine, ma non sempre in modo efficace. Si pensi all’asmatico alle prese con i farmaci respiratori o al diabetico costretto quotidianamente all’insulina. Però di questo progetto non si parla, anche se “gira” da mesi, forse perché mette in crisi chi parla sempre di risparmio e di tagli, ma non si accorge che il vero taglio intelligente è solo la lotta agli sprechi, accompagnata dalla ricerca dell’efficienza nelle prestazioni sanitarie (in questo caso nell’uso delle medicine). Uno studio presentato ai primi di aprile al recente Congresso organizzato a Roma dalla Fofi (la federazione degli ordini provinciali dei farmacisti) ha provato che dove il progetto viene applicato (nel caso di studio si trattava dell’Inghilterra, ma il relatore era uno studioso italiano) si è raggiunto un risparmio del 45%, accompagnato da un sensibile miglioramento delle condizioni di salute del malato. Lo spiega Enrico Bruno, segretario dell’Ordine dei farmacisti di Chieti, di ritorno da Roma. «A mio parere il punto più importante del Convegno è stata la relazione del dottor Andrea Manfrin che ha illustrato i vantaggi che il progetto I-MUR potrebbe avere per le farmacie e per i farmacisti, oltre che per le casse del Sistema sanitario nazionale. E come segretario dell’Ordine di Chieti mi farò parte diligente per chiederne l’attuazione anche qui. Mi riprometto di metterne a parte anche molti altri colleghi, almeno quelli interessati a cercare nuove frontiere per la nostra professione». Ma non basta il progetto obiettivo “Farmacia dei servizi”, quello che vuole incentivare il ruolo della farmacia nell’erogazione di servizi sanitari di vario tipo ai cittadini? «La Farmacia dei servizi, che peraltro non tutte le Asl hanno messo in programma, è un concetto ormai superato, se si applicherà questo schema già testato in Inghilterra – conclude Bruno – da una parte si risparmia sulla spesa farmaceutica, dall’altra si da una risposta occupazionale a tanti, forse troppi farmacisti, che escono dalle nostre università. Che gli facciamo fare? Il defustellatore delle scatolette di pillole oppure gli diamo un ruolo professionale più consono alla sua preparazione professionale? Insomma questo progetto va sostenuto con forza sia per le ricadute economiche, che per il miglioramento della salute del paziente, sia per gli aspetti occupazionali». Ce la farà la Regione a dare seguito a queste proposte? E saranno d’accordo i farmacisti, spesso poco coinvolti nella politica del risparmio?Sebastiano Calella