PRESENZE INGOMBRANTI

Abruzzo. Elezioni regionali, D’Ambrosio è in lista: centrosinistra rischia il collasso

Adelchi Sulpizio sbatte la porta e se ne va

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Giorgio D'Ambrosio

Giorgio D'Ambrosio




ABRUZZO. Fuori dalle liste fino a qualche ora prima della consegna dei documenti, poi l’incredibile scoperta che ha fatto andare su tutte le furie Sel e l’Italia dei Valori, ma anche una parte del Partito Democratico e gli altri alleati che sostengono il candidato presidente. Dall’entourage di D’Alfonso trapela non solo stupore ma anche malumore perchè D'Alfonso stesso non si aspettava in alcun modo questa ‘furbata’.
Giorgio D’Ambrosio, macchina da voti del Partito Democratico, nei giorni scorsi era stato tirato giù con forza dal Luciamion. Per due volte il Pd aveva detto no alla sua candidatura giudicandola inopportuna ma l’ex sindaco di Pianella ha trovato comunque uno strapuntino per le regionali. Gliel’ha offerto il Centro Democratico di Bruno Tabacci che proprio qualche giorno fa a L’Aquila aveva ricordato a D’Alfonso che sono i transfughi quelli che fanno le vere rivoluzioni. D’Ambrosio ha accettato l’invito ed è scoppiato l’inferno.
Una candidatura in extremis e all’insaputa di tutti, assicurano dal Pd, all’insaputa persino degli stessi candidati della lista pescarese del Centro democratico, che oggi minacciano l’ammutinamento. Tutto il centrosinistra rischia il collasso perché Sel e Italia dei Valori sono furiosi.
Ma come detto non sono gli unici. Domenica sera Luciano D’Alfonso, Silvio Paolucci e i partiti e le liste civiche che formano la coalizione ‘Insieme il nuovo Abruzzo’ hanno firmato una nota con la quale «esprimono una netta disapprovazione per la scelta fatta dalla segreteria del Centro democratico».
E i candidati pescaresi del partito di Tabacci, appreso il cambiamento solo dopo lo scadere del termine per la presentazione delle liste, hanno comunicato con chiarezza ai vertici che, qualora non venga ripristinata la lista originaria col ritiro di D’Ambrosio, saranno costretti a revocare l’accettazione della loro candidatura. E poi l’avvertimento di Paolucci, D’Alfonso & Co: «se il Centro democratico non vorrà risolvere la situazione incresciosa che ha determinato, provocando oggettivamente un vulnus nei rapporti con le altre componenti della coalizione, sarà considerato estraneo a Insieme il nuovo Abruzzo».

SULPIZIO LASCIA
Intanto arrivano i primi addii con tanto di porta sbattuta. «Ho inviato un fax al tribunale di Pescara ed ho comunicato che io non sono più candidato», ha dettato all’Ansa, domenica sera, Adelchi Sulpizio, uno dei sette candidati nella lista provinciale pescarese del Centro Democratico. Allo stesso modo, come detto, si starebbero muovendo altri tre candidati. Sulpizio aveva già anticipato le sue intenzioni sabato sera. «Io se c'è D'Ambrosio in lista non mi candido», aveva sottolineato, spiegando che «fino a stamattina (sabato mattina per chi legge, ndr) sapevamo che in lista c'erano sette persone e determinati nomi, poi, nel primo pomeriggio, abbiamo appreso che hanno candidato un'altra persona, cioè D'Ambrosio». Sempre sabato, alcuni componenti della lista pescarese del Centro Democratico hanno inviato un documento al partito nazionale per chiedere chiarimenti sulla vicenda.
Sel parla di «vile e irresponsabile operazione del Centro Democratico» e il coordinatore regionale Tommaso Di Febo attacca: «la vicenda è allarmante e impone scelte durissime e drastiche nei confronti di questi personaggi squallidi che hanno gestito in modo maldestro un'operazione all'insaputa della coalizione, del candidato presidente e di diversi candidati del Centro Democratico. Crediamo che una candidatura come questa, frutto di un vero e proprio atteggiamento vile e opportunistico è controproducente e soprattutto dannoso e rende poco credibile la coalizione stessa. L'atto assunto dal Centro Democratico porta la coalizione in un vicolo cieco».

TABACCI SI DIFENDE
Tabacci si difende: «siamo alleati leali ma certamente non vassalli del Partito Democratico. E sulla questione morale non intende prendere lezioni né dal Pd né, per quanto riguarda le prossime elezioni regionali in Abruzzo, dal candidato presidente Luciano D’Alfonso».

MASCITELLI: «COESIONE A RISCHIO»
Anche Alfonso Mascitelli (Idv) è furioso: «mettere a rischio la coesione e l’intesa di una intera coalizione per imporre agli altri alleati nomi di candidati non desiderati, è un atto di uno squallore irresponsabile».
«Non vi è nulla di personale e ognuno si assume le sue responsabilità individuali», ha spiegato Mascitelli, «ma i patti vanno rispettati. Il 19 aprile abbiamo sottoscritto, come partiti del centrosinistra, un accordo che impegnava il candidato presidente a garantire che non vi fossero candidature inopportune; consentire oggi al Centro Democratico di infrangere questa intesa, è uno schiaffo alla sensibilità di migliaia di abruzzesi, alla dignità delle altre forze politiche e alla stessa autorevolezza del candidato presidente».
«Non siamo disposti a accettare sveltine di questo tipo», prosegue il segretario regionale, «che minano alle basi un grande progetto di cambiamento messo in cantiere per le nostre comunità».
«Il Centro democratico», ha concluso Mascitelli, «faccia dimettere il candidato, o abbia il coraggio di dichiarare, di fatto, l’uscita dalla coalizione».

«PERSI TUTTI I FRENI INIBITORI»
«Il centrosinistra a guida D'Alfonso ha davvero perso - come avevamo previsto - tutti i freni inibitori», commenta invece Maurizio Acerbo che non è alleato con il Pd e gli altri ma corre da solo Un’altra lista per la Regione.
Acerbo da settimane contesta non solo la candidatura di D’Ambrosio ma anche quella di Donato Di Matteo, ex presidente Aca nelle liste pescarese: «in nessun paese europeo verrebbero candidati personaggi del genere dopo quello che è successo», dice il candidato riferendosi allo scandalo di Bussi.
«Se il caso dell'erogazione dell'acqua inquinata dai rubinetti ha suscitato giustamente l'attenzione di tutta l'informazione italiana, il fatto che il centrosinistra candidi come se nulla fosse Di Matteo e D'Ambrosio è una vergogna nazionale. Abbiamo fatto bene a non allearci col centrosinistro: non poteva stare insieme chi come me ha denunciato lo scandalo dell'acqua e chi ce l'ha fatta bere».
D'Ambrosio dunque sembra essere diventato "il caso" per eccellenza che riassume la candidatura di un "personaggio scomodo" dal curriculum non esattamente specchiato. Non è l'unico ma si parla quasi solo di lui.
Una anomalia tra le tante.

CHIAVAROLI (FI): «LINCIAGGIO INTOLLERABILE»
«Un solco netto mi divide politicamente da Giorgio D'Ambrosio, ma ciò non significa che egli non possa e non debba candidarsi».
E' quanto afferma il Consigliere Regionale Riccardo Chiavaroli di Forza Italia.
«Non è più tollerabile che una persona sia sottoposta ad un linciaggio come quello in corso a carico di D'Ambrosio, soprattutto da parte dei suoi ex amici che mai fino ad oggi ne avevano contesto le azioni politiche ed amministrative, almeno fino a quando ne hanno tratto indubbi vantaggi elettoralistici. Quel candidato», ripete Chiavaroli , «non lo voterei mai e poi mai, ma credo che egli, giuridicamente e politicamente,  possa essere sottoposto al vaglio democratico degli elettori di Pescara e provincia. Non serve a niente e a nessuno trasformarlo in un cattivo parente di cui ci si vergogna. Si parli invece in campagna elettorale - conclude Chiavaroli - di ACA, di gestione politica del PD e alleati nelle strutture di sottogoverno, della futura impossibilità di D'Alfonso di tenere assieme le liste della sua 'gioiosa macchina da guerra'». 
CHIAVAROLI (FI): «LINCIAGGIO INTOLLERABILE»

«Un solco netto mi divide politicamente da Giorgio D'Ambrosio, ma ciò non significa che egli non possa e non debba candidarsi».E' quanto afferma il Consigliere Regionale Riccardo Chiavaroli di Forza Italia.«Non è più tollerabile che una persona sia sottoposta ad un linciaggio come quello in corso a carico di D'Ambrosio, soprattutto da parte dei suoi ex amici che mai fino ad oggi ne avevano contesto le azioni politiche ed amministrative, almeno fino a quando ne hanno tratto indubbi vantaggi elettoralistici. Quel candidato», ripete Chiavaroli , «non lo voterei mai e poi mai, ma credo che egli, giuridicamente e politicamente,  possa essere sottoposto al vaglio democratico degli elettori di Pescara e provincia. Non serve a niente e a nessuno trasformarlo in un cattivo parente di cui ci si vergogna. Si parli invece in campagna elettorale - conclude Chiavaroli - di ACA, di gestione politica del PD e alleati nelle strutture di sottogoverno, della futura impossibilità di D'Alfonso di tenere assieme le liste della sua 'gioiosa macchina da guerra'».