LISTE E LOGGE

Templari d’Abruzzo, il giudice: «mai visto né conosciuto D’Alfonso»

Secondo D’Alfonso «una non notizia» ma la procura indaga ed il ministro dovrà rispondere

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Templari d’Abruzzo, il giudice: «mai visto né conosciuto D’Alfonso»



ABRUZZO. La procura de L’Aquila indaga sulla Suprema Militia Equitum Templi, il candidato alla Regione per il Pd, Luciano D’Alfonso, ha bollato la notizia di ieri come una «non notizia» dicendo di non aver mai fatto parte di alcuna società o associazione più o meno segreta.
Tuttavia esiste una inchiesta della magistratura e ci sono una serie di domande che attendono risposte formulate dal deputato del M5S Andrea Colletti al Ministero della Giustizia e a quello degli Interni.
A questo si aggiungono alcuni dubbi e un desiderio diffuso di chiarezza su tutta la vicenda che è rimasta chiusa e dimenticata nei faldoni della procura pescarese per anni. Da alcune settimane i documenti sono arrivati a L'Aquila e gli inquirenti stanno cercando di chiarire cosa abbia fatto davvero questa associazione che fa capo a Tommaso Di Nardo di Ortona, titolare della Aquila srl, ed in che contesto siano entrati in relazione con la Suprema Militia Equitum Templi tutte le altre persone nominate nella lista.
Visto che si tratta formalmente di una onlus non sarebbe male una vera opera di trasparenza da parte di coloro che ne fanno parte nel frattempo si attendono eventuali sviluppi investigativi che potrebbero anche non arrivare vista la estrema difficoltà della materia e gli anni passati. D'altra parte la magistratura cerca prove concrete e non congetture o semplici coincidenze.
Non si esclude dunque che anche questa volta l’iniziativa giudiziaria che all’inizio sembra mettere in crisi D’Alfonso non si possa poi trasformare nell’ennesimo successo. Sono tuttavia molti gli spunti che potrebbero emergere e le relazioni da chiarire tra i nomi che compaiono e che secondo alcuni potrebbe costituire anche una vera e propria rete di fratellanza e di mutuo soccorso che poi sono gli scopi dichiarati delle logge massoniche (che nulla hanno a che vedere con logge deviate o segrete dedite anche alla violazione delle leggi).

IL GIUDICE NEGA E GLI OMONIMI AUMENTANO
Ieri il Fatto Quotidiano aveva ascoltato il giudice appena nominato presidente a Vasto, Italo Radoccia, che ha smentito categoricamente qualunque aderenza e sembrano emergere sempre nuovi elementi che forse gli danno ragione.
Nella lista si legge “Angelo Radoccia - magistrato”. In Abruzzo non esiste alcun “Angelo Radoccia” magistrato. L’unico magistrato è Italo Radoccia che ha assolto D’Alfonso nell’inchiesta Caligola ed è stato giudice a Chieti e L’Aquila. Da qui una ipotesi di connessione da valutare da parte degli inquirenti che appunto hannoaperto una indagine.
Angelo Radoccia tuttavia è un noto dirigente di pubblica amministrazione che ha lavorato in diversi comuni della provincia di Chieti come segretario comunale, tra cui Ortona, ed attualmente impiegato nella Provincia di Chieti. La curiosità è che questo Radoccia, che non ha alcun tipo di parentela con Italo, ha un cugino magistrato nella zona di Lanciano che però non ha il cognome Radoccia. PrimaDaNoi.it ha ascoltato Angelo Radoccia ed ha smentito di aver ricevuto inviti o di essere socio della onlus ed esclude a memoria di aver ricevuto alcun invito proveniente da Di Nardo che conosce "di fama".
Da alter ricerche emerge anche che esistono altri Angelo Radoccia in Abruzzo di cui uno morto di recente e residente nella zona di Lanciano ed un altro nella zona di Santa Maria Imbaro.  
Che la lista di inviti stilata da Di Nardo abbia qualche attinenza con queste o altre persone è impossibile dirlo al momento senza ulteriori elementi o chiarimenti. Di certo nella lista figurano molti altri nomi tra cui un altro magistrato che ha esercitato a Chieti, politici, sindacalisti, imprenditori.
Italo Radoccia, il magistrato tirato dentro queta storia,  intanto chiarisce ulteriori aspetti: «Non ho mai conosciuto Luciano D'Alfonso, tanto meno l'ho visto in udienza a L'Aquila nel processo a suo carico in quanto contumace».
Radoccia nel corso di una conferenza stampa dal Palazzo di Giustizia a Vasto ha ribadito come «mi mettano in relazione a un tale Angelo Radoccia magistrato che figurerebbe in un elenco di questa associazione di cui non conosco l'esistenza e alla quale non appartengo, solo perché l'unico magistrato in Abruzzo che si chiama Radoccia sono io».
«Mi ritrovo mio malgrado nel tritacarne, in una polemica da campagna elettorale, che mi sarei volentieri risparmiato. Io ho fatto e faccio da sempre solo il mio dovere di magistrato. E sono tirato in ballo per aver assolto D'Alfonso a febbraio con formula piena, perché il fatto non sussiste», ha detto Radoccia.
«E' stato un processo delicato - ha commentato Radoccia - ed ho svolto il mio ruolo con grande serenità e la massima attenzione. Qualcuno ora vuol mettere in dubbio con quest' articolo la mia serenità, equità e autonomia di giudizio».
E annuncia querele perché «si è fatto sensazionalismo adombrando chissà quali complicità e amicizie». Magistrato vastese che si dice tanto amareggiato quanto estraneo per questa vicenda: «Non ho ancora avvisato il Consiglio superiore della magistratura - conclude - ma mi sono confrontato con alcuni colleghi che mi hanno detto di non prendermela più di tanto. Queste cose però mi fanno rimpiangere la Calabria dove ho combattuto la 'Ndrangheta».
Resta da capire a questo punto come finirà l’inchiesta e quali risposte saranno date alle interrogazioni.

MOVIMENTO 5 STELLE: «CHI C’E’ DIETRO D’ALFONSO? FARE CHIAREZZA»
Il deputato abruzzese Andrea Colletti (M5S) vuole fare chiarezza sulla vicenda. Nell' interrogazione chiede al ministro Alfano di rendere noti gli obiettivi e le iniziative della 'Suprema Militia Equitum Templi' e soprattutto i suoi affiliati, le loro relazioni, più o meno vaste e più o meno in conflitto d' interesse, nonché per sollecitare il ministro della Giustizia a promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari eventualmente interessati.
Sulla notizia interviene anche il candidato M5S alla Regione Sara Marcozzi che spiega che la cosa «non fa altro che marcare la distanza tra il M5S e i partiti. Non abbiamo bisogno di lobby finanziatrici, di imprenditori facoltosi o magari logge di templari: dietro di noi ci sono solo i cittadini, che attraverso piccole donazioni finanzieranno la nostra campagna elettorale di poche migliaia di euro. L'onestà tornerà di moda». Il deputato Gianluca Vacca chiede invece «chi c'è dietro D'Alfonso? Chi gli sta mettendo a disposizione tutta questa quantità di denaro e di risorse? E perché? Sono queste le domande alle quali il candidato imputato dovrebbe cominciare a rispondere, e magari chiedersi come mai il suo nome, proprio il suo, sia finito nell'elenco dei presunti appartenenti a una loggia di templari».