L'INCHIESTA

I Templari ritornano in campagna elettorale: inchiesta e interrogazioni su D’Alfonso ed il giudice

Un magistrato di Chieti, una lista breve ed una lunga e una associazione benefica

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I Templari ritornano in campagna elettorale: inchiesta e interrogazioni su D’Alfonso ed il giudice

Uno dei fogli sequestrati



ABRUZZO. Il passato che ritorna a scompigliare le carte ancora una volta e per giunta in campagna elettorale. Uno spettro o uno spauracchio?
Oggi il Fatto Quotidiano rivela una notizia che è destinata a creare non poche ripercussioni e reazioni.
La procura de L’Aquila ha aperto una inchiesta che riguarda una presunta associazione segreta (una onlus) che conterrebbe al suo interno alcuni personaggi in vista della pubblica amministrazione tra politici, avvocati, magistrati, dipendenti e dirigenti e professionisti in genere.
Si tratta della Suprema Militia Equitum Templi il cui vertice abruzzese era nel 2008 Tommaso Di Nardo, ortonese, proprietario della società Aquila srl che svolge servizio di guardiania in moltissimi edifici pubblici (tra cui il tribunale di Pescara e la Regione Abruzzo).
La nuova indagine de L’Aquila nasce con l’acquisizione di poche pagine contenenti una breve lista di nomi che per la procura meriterebbe un approfondimento. Niente di nuovo, in realtà, poiché quella documentazione era stata sequestrata nel 2008 nell’ambito dell’inchiesta Housework del pm Gennaro Varone poi finita con la clamorosa assoluzione per tutti.
Quei documenti erano all’interno dell’immenso incartamento che ha accompagnato il processo e di cui PrimaDaNoi.it aveva già parlato nel 2009.
Oggi, però, informa l’articolo di Antonio Massari, la procura indaga e cerca di capire i legami tra i nomi dell’elenco. Nella lista ci sono Luciano D’Alfonso e anche il suo ex braccio destro Guido Dezio. «Al numero 6 dell’elenco», scrive Massari, «anche il nome di ‘Angelo Radoccia-magistrato’. Il punto è che l’unico Radoccia magistrato in Abruzzo si chiama Italo e, soprattutto è il giudice che pochi mesi fa ha assolto Luciano D’Alfonso dall’accusa di corruzione nel processo di Ecosfera. Un’assoluzione che ha consentito a D’Alfonso di candidarsi alla Regione con il Pd»
Radoccia (Italo) dal canto suo è stato categorico ed ha smentito su tutta la linea sia la conoscenza diretta con D’Alfonso sia la sua partecipazione ad alcuna associazione segreta e non.

LE DUE LISTE
Alla lista all’epoca del ritrovamento non venne data molta importanza anche se la polizia postale volle sequestrare alcune cartelline contenenti fogli che reputò interessanti in quel momento. Nel faldone dell’inchiesta Housework risultano oltre i rapporti di polizia anche alcune pagine fotocopiate e una “lista breve” con 23 nomi mentre non ci sarebbe una lista più lunga con molti più nomi di presunti adepti all’associazione dei nuovi templari.
Di Nardo dal canto suo ha sempre spiegato che la lista non era altro che l’elenco di persone alle quali inviare gli inviti per una cena conviviale (le cui tracce pure sono presenti tra i fogli sequestrati).

L’INTERROGAZIONE AL MINISTRO
Ma che le cose siano intricate e molto delicate lo conferma anche una interrogazione del deputato Andrea Colletti (M5S) che aggiunge ulteriori dettagli alla vicenda che ora impegna la procura de L’Aquila ma che potrebbe poi passare per competenza a Campobasso.
Nell’interrogazione del 18 aprile 2014 Colletti scrive che «nel procedimento penale n. 8678/07 R.G.N.R. della procura della Repubblica di Pescara è stato sequestrato in data 15 febbraio 2008 un dossier relativo alla “Suprema Militia Equitum Templi” comprensivo di 2 elenchi di nominativi; in uno dei due elenchi si trovano nominativi di imprenditori, politici, militari, giudici e professionisti, fra cui l'ex sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso, il suo braccio destro, Guido Dezio, entrambi indagati dalla procura pescarese nel medesimo procedimento penale; si fa riferimento anche ad un certo Smerilli, senza specificazione del nome e, allo stato, non si conosce chi egli sia e se la Procura abbia verificato chi fosse».
«Nel fascicolo della procura della Repubblica di Pescara mancherebbe il secondo elenco di nominativi che non è mai stato, purtroppo, sequestrato», scrive ancora Colletti nell’interrogazione, «da ricerca su internet non risultano chiari gli obiettivi della “Suprema Militia Equitum Templi”, non risulta chiaro che tipo di associazione sia, se paragonabile ad una loggia massonica ovvero ad una associazione di promozione sociale».
E poi il deputato punta dritto verso il magistrato abruzzese: «dalle notizie di stampa si apprende della possibile adesione alla Suprema Milizia di un magistrato abruzzese» e dunque chiede «se il Ministro dell'interno conosca tale associazione e le sue attività, in particolare al fine di sapere se tali azioni siano o possano essere confliggenti con la pubblica sicurezza e con il buon andamento della pubblica amministrazione; se il Ministro dell'interno conosca i suoi affiliati e le relazioni, più o meno vaste e più o meno in conflitto d'interesse, che possono intraprendere; se il Ministro della giustizia sia a conoscenza di tale associazione e se intenda promuovere iniziative ispettive presso gli uffici giudiziari eventualmente interessati e se sia a conoscenza di sentenze o procedimenti penali ove compaia tale gruppo».
In verità nella lista appare certamente un altro famoso magistrato che è stato a Chieti all’epoca dei fatti ma non è certamente Italo Radoccia (nell’elenco, come già detto, c’è scritto “Angelo Radoccia, magistrato”).
Nel 2009 scrivevamo che con molta probabilità si trattava solo di “folklore”: ora un ministro di questa Repubblica ed una procura saranno chiamati a dare risposte ufficiali anche se con 5 anni di ritardo.
a.b.

D’ALFONSO: «MAI FATTO PARTE , MAI CONOSCIUTO GIUDICE ITALO O ANGELO»  
«Io replico su quanto mi riguarda direttamente», dice oggi Luciano D’Alfonso, «due punti fermi: non ho mai aderito, né tanto meno partecipato alla Suprema Militia Equitum Templi. Non ho mai conosciuto il dottor Italo Radoccia. Solo dalle carte processuali ho scoperto che è stato il giudice di un procedimento che mi ha riguardato, nel quale non ho presenziato all’udienza. Aggiungo per completezza che non ho conosciuto mai neppure un Angelo Radoccia. Questo per quanto attiene alla verità e alla realtà, confidando che costituiscano il primo interesse di chi si occupa di informazione». (15:40)