POLITICA E PETROLIO

Abruzzo.Ombrina Mare, Medoil insiste: «progetto sicuro»

Ambientalisti: «perimetrare il Parco della Costa Teatina per chiudere la partita»

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ABRUZZO.  «Perimetrare urgentemente il Parco nazionale della Costa teatina e modificare in Parlamento l'articolo 35 del Decreto sviluppo: solo in questo modo salveremo l'Abruzzo dal progetto Ombrina mare della Medoilgas».
Così il coordinamento di associazioni e movimenti 'No Ombrina, Si Parco', secondo cui, dopo la sentenza del Tar del Lazio dello scorso 16 aprile, «un tassello straordinario nella lotto contro la deriva petrolifera», ora «bisogna chiudere la partita».
A fare il punto della situazione sono stati, tra gli altri, il presidente nazionale del Wwf, Dante Caserta, Maria Rita D'Orsogna, ambientalista che da anni si batte contro il progetto e professore di matematica alla California State University di Los Angeles, Francesca Aloisio di Legambiente, Luca Di Pietro del Fai, il presidente del Wwf Abruzzo, Luciano Di Tizio, e Pasquale Cacciacarne dell'associazione 'Bed&Breakfast'.
Ripercorrendo le tappe della vicenda, gli ambientalisti hanno definito «paradossale» il fatto che «dopo 12 anni sia il Tar del Lazio a far esplodere fragorosamente la contraddizione tra una politica di tutela e valorizzazione del territorio, come quella prevista con il Parco, ed il progetto Ombrina mare, che svilirebbe un tratto di mare di una bellezza straordinaria con una piattaforma e una raffineria galleggiante».
Sottolineando «il risultato ottenuto, anche grazie a semplici cittadini che sono stati i primi a muoversi, molto prima delle istituzioni», D'Orsogna si è soffermata sull'«importanza dell'impegno collettivo: dopo il centro Oli e la raffineria di Bomba - ha detto - è il terzo impianto petrolifero che i cittadini d'Abruzzo riescono efficacemente a contrastare, coinvolgendo anche una fetta importante delle imprese che operano nel campo agroalimentare e turistico».
«Occorre rendersi conto di quanto potere abbiamo come collettività - ha aggiunto - ed usarlo per le mille altre emergenze di questa regione: la perimetrazione del Parco della Costa teatina, la bonifica dei fiumi malati e il risanamento del territorio della Valpescara, avvelenato dal disastro del polo chimico di Bussi. Su Ombrina - ha sottolineato - continuando ad indagare ogni giorni vengono fuori cose contrarie a ciò che la società dice. Tutto ciò che hanno fatto fino ad ora in Abruzzo, nei mari del Nord è vietato. Dovremmo chiedere che anche in Italia vengano applicate quelle norme».

«Lanciamo un appello - ha detto Dante Caserta - affinché la politica ponga la parola fine non solo su Ombrina, ma in generale sulla deriva petrolifera che potrebbe avverarsi in Abruzzo a seguito dell'approvazione della Strategia energetica nazionale (Sen), che prevede di trasformare questa regione in distretto minerario. La Sen va rivista non solo per l'Abruzzo, ma per tutta l'Italia. Servono leggi chiare che tutelino l'Abruzzo, il cui futuro non può essere 'nero-petrolio' e a rischio di terremoti».
Intanto la Medoil si riserva di ricorrere al Consiglio di Stato contro la sentenza del Tar del Lazio. «Da un punto di vista sostanziale», spiega la multinazionale, «la sentenza del TAR del Lazio non incide sull’iter autorizzativo del progetto, avendo Medoilgas Italia già quasi ultimato gli studi propedeutici all’avvio della procedura di Autorizzazione Integrata Ambientale a cui la Compagnia non ha mai pensato di sottrarsi».
«Ombrina è un progetto sicuro, compatibile con l’ambiente, in grado di portare sviluppo al territorio e di contribuire ad una maggiore indipendenza energetica dell’Italia - dichiara Sergio Morandi, Amministratore Delegato di Medoilgas Italia. Con la messa in produzione del giacimento verrà creato nuovo sviluppo, nuova occupazione e nuovo gettito fiscale esclusivamente attraverso investimenti privati».