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Abruzzo. Consiglio regionale: Ater si cambia e moratoria eolico

Sì alla rotazione del personale dirigente

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CONSIGLIO REGIONALE




ABRUZZO. Il Consiglio regionale, nella seduta di ieri, ha approvato il progetto di legge che consente la rotazione del personale dirigente della Regione anche negli enti strumentali, così da garantire il meccanismo in tutti le strutture.
Via libera anche alle modifiche alla normativa sui distretti rurali per «favorire una maggiore sinergia con gli operatori privati».

LE ATER
Per quanto riguarda le Ater, l’Aula ha deciso che le aziende in condizione di deficit potranno destinare i proventi della vendita degli immobili a uso commerciale, terreni non utilizzabili per l’edilizia sociale e alloggi inagibili, al risanamento dei bilanci.
Dal provvedimento restano esclusi gli appartamenti destinati all’edilizia popolare, mentre è stata introdotta – sempre per gli enti in dissesto, che chiedono di poter accedere al ripianamento attraverso la vendita degli immobili – la revoca della struttura amministrativa e dirigenziale. E’ stato previsto infine un tetto agli stipendi dei dirigenti delle Ater, che non potranno superare quelli dei dirigenti regionali.
Questa norma, secondo quanto si è appreso, riguarda il direttore dell'Ater di Chieti, Domenico Recchione, che nel 2012 ha incassato circa 320 mila euro e oltre 52 mila euro di arretrati, mentre due dirigenti, rispettivamente 180 mila euro e 128 mila euro.

MORATORIA IMPIANTI EOLICI
Il Consiglio ha poi approvato le modifiche alla legge sul coordinamento della pianificazione paesaggistica con gli altri strumenti di pianificazione, così da superare la sentenza della Corte Costituzionale che aveva dichiarato l’illegittimità della precedente disciplina.
Approvata anche la proposta di moratoria del consigliere Rc Maurizio Acerbo per gli impianti fotovoltaici in zona agricola, eolici e per centrali a biomasse di potenza superiore ad 1MW.
«Inoltre finalmente», spiega Acerbo, «è stata introdotta una norma che pone un freno all'eolico selvaggio e a tutela dell'avifauna e dell'orso come da tempo richiesto dalle associazioni ambientaliste, dagli esperti e dalle comunità locali».
«Purtroppo grazie a Franco Caramanico (Sel)», contesta Acerbo, «non è passato per un voto il mio emendamento per portare a 3 ettari il lotto minimo edificabile nelle aree agricole. Caramanico si è sentito in dovere di intervenire contro la proposta come hanno fatto Mauro Febbo e Antonio Menna dell'Udc. E' stato in compenso approvato un progetto molto light di Caramanico a parole contro il consumo di suolo a parole perchè non contiene alcuna norma seria e in compenso qualche principio sbagliato. Si è persa una grande occasione per tutelare meglio il nostro territorio agricolo e il paesaggio aggredito dalla cementificazione ovunque».

IL CONSUMO DEL SUOLO
«Elemento di forza della nostra proposta- spiega Caramanico - è che alle finalità occupazionali, così importanti in questo momento di crisi, si aggiunge l’obiettivo di impedire l’alienazione e l’eventuale cementificazione dei terreni, rivendicandone l’assegnazione in affitto a cooperative costituite da giovani agricoltori. In tal modo viene disciplinata la questione del consumo e del cambio di destinazione del suolo agricolo, con l’introduzione di norme che hanno come fine ultimo il contrasto di un fenomeno che influisce pesantemente sull’assetto idrogeologico del nostro territorio».
In particolare, la legge prevede che i Comuni censiscano i terreni agricoli o a vocazione agricola, da destinare annualmente, con apposito bando pubblico, alla locazione con contratto agrario a giovani agricoltori. Nel testo vengono individuate anche le misure rivolte a disincentivare l’abbandono colturale dei terreni agricoli. Si stabilisce inoltre che i terreni agricoli, con riferimento ai quali sono stati erogati nella Regione Abruzzo aiuti di Stato o aiuti comunitari non possono avere una destinazione diversa da quella agricola per almeno dieci anni dall’ultima erogazione. Sono comunque consentiti, nel rispetto degli strumenti urbanistici vigenti, gli interventi strumentali alla coltivazione del fondo, all’allevamento del bestiame, alla silvicoltura, nonché quelli funzionali alla conduzione dell’impresa agricola e alle attività di trasformazione e commercializzazione dei prodotti agricoli.

 

STOP A INDUSTRIE CHE INQUINANO 
È norma: stop alle industrie che emettono emissioni in atmosfera se sottoposte a provvedimento di sequestro per violazioni riscontrate  al Testo Unico Ambientale . Per riaccendere l'impianto sarà necessaria una nuova autorizzazione  ricominciando da capo.
Questo è il senso della norma presentata ieri dal consiglieri regionale Camillo D'Alessandro, capogruppo del PD in Regione ed approvata alla unanimità .
«È una norma modello " Svizzera" - spiega D'Alessandro -  se i poteri pubblici ti autorizzano ad emettere in atmosfera e poi violi delle regole  ricominci da capo, richiedi una nuova autorizzazione, nelle more l'impianto non potrà essere riacceso, ma solo se te lo consentono nuovamente. Insomma se fai bene la norma sanzionatoria non scatta , se sbagli ricominci daccapo . In tal senso la norma ha carattere generale, non è contro nessuno, ma a favore dei cittadini»
«Ho fatto il mio dovere - riprende D'Alessandro - da legislatore regionale , da rappresentante del territorio, da cittadino : cioè occuparmi dei problemi della gente».
STOP A INDUSTRIE CHE INQUINANO 

 

È norma: stop alle industrie che emettono emissioni in atmosfera se sottoposte a provvedimento di sequestro per violazioni riscontrate  al Testo Unico Ambientale . Per riaccendere l'impianto sarà necessaria una nuova autorizzazione  ricominciando da capo.Questo è il senso della norma presentata ieri dal consiglieri regionale Camillo D'Alessandro, capogruppo del PD in Regione ed approvata alla unanimità .«È una norma modello " Svizzera" - spiega D'Alessandro -  se i poteri pubblici ti autorizzano ad emettere in atmosfera e poi violi delle regole  ricominci da capo, richiedi una nuova autorizzazione, nelle more l'impianto non potrà essere riacceso, ma solo se te lo consentono nuovamente. Insomma se fai bene la norma sanzionatoria non scatta , se sbagli ricominci daccapo . In tal senso la norma ha carattere generale, non è contro nessuno, ma a favore dei cittadini»«Ho fatto il mio dovere - riprende D'Alessandro - da legislatore regionale , da rappresentante del territorio, da cittadino : cioè occuparmi dei problemi della gente».